Meno co2
17 Maggio 2018
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Meno co2

La definitiva presa d’atto di quanto affermato dalla maggior parte degli studiosi, con lavori in campo energetico, che i combustibili fossili costituiranno ancora per molto tempo una importante risorsa, circa le fonti di produzione di energia del pianeta, le tecnologie e i processi per la riduzione delle quantità di CO2 emesse in atmosfera e il suo successivo stoccaggio o fissaggio, rappresenteranno, inevitabilmente, irrinunciabili alternative per contribuire alla mitigazione di uno degli impatti più onerosi derivanti dalla produzione tradizionale di energia. Per cui, è largamente prevedibile che le strategie, in grado di prospettare il raggiungimento di risultati utili in tale direzione, possano essere attuate mediante tecniche diverse, opportunamente combinate e addizionate tra loro.

Le evidenze dell’attuale riscaldamento globale e dei relativi cambiamenti climatici, considerati prioritariamente legati alle emissioni antropogeniche di CO2, a partire dall’inizio della rivoluzione industriale, hanno messo in moto, da parte di numerose agenzie di ricerca nel campo, la massima varietà possibile di approntamento di tecnologie per la cattura e il sequestro del gas indicato.

Una delle soluzioni prospettate, in fase avanzata di studi e in parte già applicata, è quella relativa alla reazione chimica, che avviene da sempre in natura, tra l’olivina, minerale abbondantemente presente nelle rocce magmatiche e la CO2, appunto. I prodotti di tali reazioni, chimicamente stabili, possono derivare sia dal minerale puro che da scarti di processi industriali di vario tipo, disponibili in grandi quantità e di basso pregio. In particolare è stato accertato che i settori industriali potenzialmente idonei, nei quali risulta possibile individuare i residui contenenti i minerali adatti alla carbonatazione, sono quelli provenienti da vari settori lavorativi, quali l’industria siderurgica, quella per la produzione di energia, la termovalorizzazione dei rifiuti, l’estrazione e la lavorazione di minerali, la produzione del cemento, il settore delle costruzioni e demolizioni e l’industria cartaria. Senza contare che i prodotti finali, per le loro più stabili caratteristiche fisiche e chimiche, ai fini dello smaltimento, possono diventare maggiormente riutilizzabili in varie applicazioni nel settore dell’ingegneria civile ovvero nell’edilizia e nella viabilità.

Il processo indicato, essendo legato all’invecchiamento naturale delle rocce, fornisce sostanze chimicamente stabili per tempi indefiniti; la velocità della reazione, che in condizioni normali procede molto lentamente, può crescere sia agendo sull’aumento della temperatura e della pressione del processo, sia modulando opportunamente le dimensioni delle particelle da condurre al trattamento. Infine, e non perché meno importante, l’essere in presenza di una reazione esotermica ovvero con sviluppo di calore, è da tenere in debito conto anche per il possibile utilizzo dell’energia prodotta.   ☺

 

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