Meritocrazia
22 Agosto 2016
La Fonte (351 articles)
0 comments
Share

Meritocrazia

meritocraziaIl termine meritocrazia (potere del merito), apparve per la prima volta nell’opera di un sociologo britannico, Michael Young. In The Rise of Meritocracy paventava l’ipotesi di una società distopica, in cui lo status sociale di ogni singolo individuo veniva determinato dal suo quoziente intellettivo e dalla capacità di lavorare. Young elaborò un’equazione del merito: I + E = M. I sta per intelligenza, capacità cognitiva, tempra, tutte caratteristiche prevedibili ed innate dalle quali è nata la “scienza” dei test. E (effort) sta per impegno ed è legato al comportamento e condizionato dal contesto socio-culturale di provenienza. Viene naturale chiedersi se sia moralmente giusto essere premiati sulla scorta di virtù innate o, peggio, influenzate dalla realtà di appartenenza. E non è forse una contraddizione con quella che ostinatamente definiamo “democrazia”? Non rischia il merito di diventare, come profeticamente aveva previsto Young, esso stesso discriminante ed arbitrario?

Nel 1970, il 90% degli americani, alla richiesta di descrivere un sistema socio-economico giusto, rispondeva: “Le persone con maggiori abilità dovrebbero guadagnare di più” rispetto a “Tutti dovrebbero guadagnare lo stesso”. E allora come misurare il merito? Gli esempi sono molti: test di ingresso nelle università, i SAT (test attitudinali americani)… Il merito non dovrebbe essere solo quello razionale della formula di Young, ma anche morale. In Italia chi sbaglia non paga e sovente quelli che sbagliano sono proprio coloro i quali, grazie alla E e dunque indirettamente al contesto di provenienza, sono in cima alla piramide.piramide della meritocrazia

I nostri governanti non spiccano certo per merito razionale, men che meno morale. Però ne sono convinti sostenitori, restano in cima alla piramide e stabiliscono pure quanto il popolo debba essere meritevole per avere ciò che spetta di diritto: la dignità di esseri umani. Il merito dunque rischia di diventare non un fattore inclusivo, ma esclusivo e discriminante, condizionato com’è da elementi di carattere assolutamente relativo. Il dubbio è che sia l’ennesimo mezzo di legittimazione dello status quo. “Occorre che tutto cambi perché tutto resti uguale”. Compito primario di uno stato sociale dovrebbe essere quello di garantire ad ognuno il proprio posto nella società. E qualunque fattore, che sia il reddito, il ceto, il merito, ostacola, separa ed esclude.

Nell’opera di Young, il popolo si ribella ai governanti arroganti e lontani dagli umori e dai sentimenti del popolo. Che sia di buon auspicio?

 

La Fonte

La Fonte