Microplastiche
5 novembre 2018
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Microplastiche

Continuiamo a produrre tanta plastica (60 milioni di tonnellate) e come sappiamo molta ne finisce nei mari, ma anche nei fiumi o in altri posti che comunque non sono i luoghi deputati.

Recentemente è stato presentato un nuovo report del WWF “Mediterraneo in trappola” presentato assieme a una ricerca della rivista Il Salvagente che invece ha analizzato diciotto bottiglie di soft drink. Quindi a distanza di mesi affrontiamo nuovamente il tema delle microplastiche, particelle microscopiche inferiori a 5mm e quindi invisibili a occhio nudo, ma tutt’altro che innocue. Proprio le loro dimensioni microscopiche ne fanno un facile vettore privilegiato come sostanze tossiche, venendo assorbite per sbaglio dai pesci e molluschi, ma non solo. “I Pcb (Policlorobifenili) sono sostanze liposolubili altamente tossiche che si accumulano nei pesci, e le orche, che sono al vertice della catena alimentare marina, ne assimilano in quantità e questo ne compromette la loro sopravvivenza” spiega Eva Alessi, biologa e responsabile Consumi Sostenibili e Risorse Naturali di WWF Italia .

Nel bacino del Mediterraneo, un mare piccolo rispetto agli oceani, con un’enorme biodiversità, ma con un’impronta umana insostenibile se si considera l’inquinamento da plastica, si concentra infatti il 7% della microplastica globale. “Le microplastiche, entrando nella catena alimentare, minacciano un numero ancora maggiore di specie animali e mettono a rischio anche la salute umana. Inoltre la plastica galleggiante è una vera e propria spugna che assorbe i contaminanti marini, come pesticidi e ftalati, che poi rilascia nello stomaco degli organismi che la ingeriscono. Il 78% di questi contaminanti è tossico, persistente e si accumula nei tessuti animali”. L’allarme riferito alle orche viene anche dalla rivista Science: nel latte delle madri si accumulano tanti e tali residui chimici tossici che rendono più deboli i cuccioli. Nei prossimi 30-50 anni saranno a rischio metà degli esemplari.

Recenti ricerche hanno comprovato la presenza di microplatiche anche in cosmetici, sale da cucina, acque potabili, miele e ora nella ricerca de Il Salvagente scopriamo una loro consistente presenza nei cosidetti soft drink, cioè cole, aranciate, tè, ecc., con valori che vanno da un minimo di 0,89 mpp/l (microplastiche per litro) ad un massimo di 18,89 mpp/l.

Un importante segnale arriva dal Ministro dell’ Ambiente Costa: “La ricerca presentata ci mostra l’ampiezza del problema che investe oltre ai cibi anche ogni tipo di bevanda. Presenteremo presto una legge per combattere la plastica monouso e confermando il divieto di microplastiche nei cosmetici a partire dal 2020”. Notizia di oggi 04/10, il Ministero dell’ Ambiente è diventato plastic free, cioè non adotta più plastica monouso. Piccolissimo gesto ma sempre meglio che niente.

Noi invece cosa possiamo fare? Personalmente, su sollecito di mia moglie, a settembre ho acquistato delle borracce in acciaio per far portare l’acqua (pubblica) a scuola, a lei e ai miei figli. Su internet se ne trovano di ogni tipo, ma mi sono soffermato e ho voluto solidarizzare con l’associazione fiorentina “Mamme No Inceneritore”.

Le “Mamme” stanno cercando, a loro modo, di contribuire a questa riduzione dei rifiuti e, per fare questo, sono partite dal mondo che le circonda: quante bottigliette di plastica vengono impiegate dai nostri figli sia a scuola, che per lo sport o per le gite? Moltissime! Si calcola che ogni bottiglietta di acciaio può arrivare ad evitare lo spreco di almeno 3 bottigliette di plastica a settimana, il che equivale a 156 bottigliette all’anno. Considerando che ad oggi hanno rivenduto 3.700 borracce di acciaio, hanno evitato la produzione e lo spreco di 577.200 bottigliette di plastica in un anno e 46.176 Kg di CO2 non emessi nell’ atmosfera all’anno, ma anche 10,38 tonnellate in meno di rifiuti urbani da gestire e mandare a incenerire.

Perché la scelta di una borraccia in acciaio?

Perché è ecologica: la sua produzione ha bisogno di basse quantità di energia (a differenza dell’ alluminio), è completamente riciclabile, sicura, poiché non contiene vernici che possono risultare tossiche, e ha una lunga durata.

Perché è sana e sicura: è resistente agli urti e soprattutto alla corrosione (a differenza dell’alluminio), quindi inerme nei confronti delle sostanze in essa contenute. Al contrario, da studi effettuati, l’acqua conservata nella bottiglia di plastica, al caldo, per lungo tempo, presenta tracce di antimonio, sostanza chimica considerata cancerogena. Nelle borracce di acciaio si possono, invece, mantenere sia bevande fredde che calde.

E perché, contrariamente alla plastica, l’acciaio non trattiene né rilascia odori e sapori.

Allora non ci resta che rimboccarci le maniche e iniziare a cambiare il mondo.☺

 

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