Molise: erasmus
21 Agosto 2018
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Molise: erasmus

Nadeem è un ragazzo indiano di soli 23 anni e viene dall’India, da Hyderabad per la precisione, megalopoli al centro geografico della penisola, dove lo smog e l’umidità’ confondono il giorno con la notte.

Carlos di anni ne ha appena 25 e vive agli oltre tremila metri di altitudine di Bogotà’, nella lontana Colombia, dove l’aria è talmente rarefatta da togliere il fiato a chi non ci è abituato.

Entrambi studenti, sbarcati in Molise da posti davvero lontani sotto ogni punto di vista, hanno vissuto i loro giorni italiani in una piccola abitazione di un ancor più piccolo comune nei pressi di Campobasso.

La distanza che separa le nostre vite rispetto a quelle di Carlos e Nadeem è grande quanto lo sono gli usi, le abitudini ed i modi di pensare di questi giovani con una vita davanti, e che pur avendo apprezzato la nostra realtà ancora immacolata ai loro occhi e sotto tanti aspetti, ammettono candidamente che difficilmente torneranno da queste parti.

Carlos e Nadeem sono due studenti Erasmus che hanno vissuto un’esperienza di qualche mese dalle nostre parti, entrando a contatto con un tessuto scolastico locale agli antipodi rispetto alle loro abitudini, ma che rappresenta solo la punta dell’iceberg rispetto alle miriadi di differenze di cui ci hanno parlato in un lungo colloquio serale di un’estate ormai incipiente.

Banalmente, se è vero che studiare le popolazioni degli altri continenti sulle pagine di un libro è un fatto, trovarsi poi davanti alla realtà concreta rappresenta un’ oggettività che sfugge alla vista.

È con l’India che le differenze sono più marcate, a partire dall’impostazione sociale, costituita da un rigido sistema di caste che ingabbia letteralmente tutti i fedeli di religione induista e che rappresentano circa la totalità della popolazione entro determinati recinti socio-culturali. Attenersi strettamente a questi usi millenari, rispettare la collocazione all’interno della propria casta, retaggio di generazioni, è senza dubbio il tratto identitario più forte che tiene unita la popolazione indiana, guidata politicamente dal 2014 dall’ultra conservatore Modi, il quale ha fatto del paese una contraddizione in termini.

Nel paese convivono infatti sia la massima industrializzazione cibernetica di Mumbai, vera Silicon Valley asiatica, sia la legislazione illuminata della regione del Kerala, al Sud, sia la società pre-Ghandiana e patriarcale al Nord, al confine con il Nepal.

Nuova Delhi, altra megalopoli, fa da collante a questa eterogeneità che resta sospesa al suo interno tra la massima casta dei Bramini, composta da preti ed intellettuali, dalla successiva casta dei Kshatriya, composta dai guerrieri e dai nobili, da quella dei Vaisya, al centro, rappresentata dalla media borghesia dei mercanti e degli uomini d’affari, per arrivare agli Shudra, quella dei lavori minori, altresì servitori. Infine, alla base di questa piramide religiosa sono collocati i Dalit, gli Intoccabili, coloro che svolgono lavori impuri e sono rinnegati dal resto della società.

Nonostante la distanza sia altrettanto ampia rispetto all’Italia, lo sono meno le abitudini dei colombiani invece, come racconta Carlos, che vive in uno stato flagellato dal problema della droga, che è divenuto nel corso degli anni un vero e proprio prodotto d’esportazione verso gli Stati Uniti e pertanto consentito entro certi limiti, legali e non.

La Colombia è però anche lo stato delle Farc, le falangi armate che hanno per anni destabilizzato il sistema del potere centrale, imponendo la loro legge basata sull’uso delle armi e della violenza. Oggi per fortuna, anche a seguito delle vicende post referendarie, la miccia è stata disinnescata e le Farc sono diventate parte integrante del paese, pacifica. La Colombia è uno tra i posti in cui più forte si fa sentire la rarefazione dell’aria, per l’altitudine alla quale vivono i suoi abitanti, ma è anche un piccolo continente, che va dai 52 gradi massimi di caldo secco delle regioni a Nord, all’umidità’ pre-equatoriale delle regioni a Sud, avamposto della foresta Amazzonica. Ed è proprio quell’area ai confini con il Brasile che fa del paese colombiano il secondo al mondo per biodiversità e questo ha fatto sì che a seguito della smilitarizzazione delle aree prima sotto controllo delle Farc, oggi a questa regione abbiano accesso tecnici e ricercatori delle grandi multinazionali del farmaco, per studiare a fondo tecniche moderne di cura e ritrovati di nuova generazione, meno invasivi.

Carlos è molto orgoglioso del suo paese e spera di farvi ritorno presto, dopo un breve supplemento di vacanze a Mosca. Quando termina il suo racconto è molto infervorato, nel suo inglese quasi impeccabile. Nadeem è rimasto ad ascoltare, in penombra, sotto un cielo che ormai è totalmente buio in una notte che ha preso possesso di ogni cosa.

Tra qualche giorno questi due ragazzi andranno via dal Molise, ma ci hanno regalato un messaggio di speranza e possibilità, facendo intravedere negli occhi di gente così lontana da noi il segno di un avvenire comune, pur nelle rispettive diversità.

Il futuro, dopo aver dialogato con Carlos e Nadeem, appare un po’ più roseo. Ad maiora. ☺

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