Molise: monarchia assoluta
23 Maggio 2020
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Molise: monarchia assoluta

Comunque la pensiate, spero converrete con me che siamo in una democrazia rappresentativa. O almeno dovremmo. Eppure, nella regione che “non esiste”, a non esistere sono proprio i concetti di democrazia e rappresentanza. Quella che vi racconto oggi sarà ricordata come una pagina buia nella storia del Molise, che ha visto il presidente azzerare il governo regionale per un cinico calcolo politico, in piena emergenza sanitaria. Un atto incredibile ed esecrabile. Tutto ha inizio con la famigerata “surroga”, che ha permesso al governatore di disfarsi dei dissidenti in consiglio regionale, grazie ad un abile escamotage.
Procediamo con ordine. Un’ assurda legge elettorale, votata a fine legislatura dalla precedente maggioranza di CENTRO-sinistra (che di sinistra aveva ben poco), prevedeva l’incompatibilità tra le cariche di assessore e consigliere regionale. Una volta nominato assessore, dunque, il consigliere eletto cedeva il suo scranno a Palazzo D’Aimmo al primo dei non eletti nella sua lista. Un modo per aumentare la divisione dei poteri, secondo chi votò la norma, un trucco per dopare l’esercito dei candidati, per tutti gli altri. Pensiamoci bene: chi si candiderebbe mai nella lista di un pezzo da novanta della politica regionale, come Niro ad esempio? Con la promessa tacita di entrare al posto del sicuro assessore, invece, le liste si sono popolate. È così che Toma ha potuto contare su tante di quelle liste e candidati da sbaragliare la concorrenza – monocolore e monolista – dei 5Stelle, in grande e pericolosa ascesa nel 2018. Tutte quelle liste poi, già dalle prime battute della legislatura, hanno iniziato a tirare il presidente per la giacchetta, rivendicando poltrone ben più comode e prestigiose.
Fin qui, nulla di nuovo: è un copione già visto in politica, direte. Eppure il nostro caro leader – che si è ribattezzato Indiana Jones dopo le botte da orbi ricevute dalla sua stessa “maggioranza” – è riuscito a fare un passo avanti nella corsa alla carica di monarca assoluto. Stanco delle minacce interne, ha pensato bene di azzerare l’esecutivo a pochi giorni dalla discussione del bilancio. Ora, inutile ricordare a chi legge che il bilancio è una cosa seria e dà forma e sostanza a quanto si annuncia durante l’anno. Superfluo sottolineare che l’esperto commercialista Toma lo abbia portato in discussione con larghissimo ritardo, per il secondo anno consecutivo. Ma un non addetto ai lavori potrebbe non notare una sottigliezza di non poco conto: il bilancio è proposto dalla giunta all’approvazione del consiglio. Vi pare allora normale, tornando alla separazione dei poteri, che gli stessi ex assessori, tornati in consiglio dopo la revoca delle loro cariche, siano passati da “control- lati” a “controllori”? A livello squisitamente tecnico, poi, qualunque atto normativo viene meno quando decade chi lo presenta. Ciò non vale forse anche per il bilancio?
Ma c’è di più. Per conservare una parvenza di “liceità”, il nostro bravo Indiana ha ricostituito l’organo esecutivo, nominando il suo segretario particolare, Maurizio Tiberio. Che ci risulta essere un insegnante di educazione fisica e, con tutto il rispetto, non proprio esperto di tutto lo scibile umano e politico, come si conviene alla nuova carica di “assessore unico”, rappresentante monocratico di un organo collegiale. Scusate il gioco di parole, ma i neologismi democratici made in Molise non finiscono mai di stupire! Ricapitolando: Toma si sbarazza dei dissidenti, per un voto certo sul bilancio regionale e forma un governo a due, con accanto il suo solo consulente fidato. E dichiara apertamente lo scopo dell’operazione, promettendo di rinominare gli stessi assessori un attimo dopo il voto sul bilancio. Basterebbe questo per far insorgere qualunque popolo, ma nella regione che “non esiste” non esiste neanche il dissenso. E laddove si manifesti, basta sedarlo con un giochetto legislativo. Mi viene un dubbio: cosa farebbero Toma e Tiberio qualora, in un’ipotesi remota, fossero in disaccordo? Sappiamo che il voto del presidente prevale su quello degli assessori, in caso di parità. Capite bene che, essendo in due, vincerebbe sempre lui.
Mentre vi scrivo, attendiamo la composizione della nuova giunta, annunciata ai sudditi dal Re del Molise. E pare, come anticipato dallo stesso sire, che poco o nulla cambierà, se non per il braccio di ferro in corso con la Lega: unico a sparire dai radar del governo regionale sarà il tanto criticato Mazzuto. E c’è già chi scommette su un riavvicinamento al Carroccio di una delle fuoriuscite – ex nemico giurato di Toma, ora stranamente mansueta. Sarà probabilmente Aida spacco tutto, poi ritratto Romagnuolo il prossimo assessore in quota Lega. Una cosa è certa: durante la seduta di bilancio, Toma ha cancellato l’istituto della surroga e dunque i consiglieri supplenti non torneranno ai loro posti. Peccato per il sedicente eversivo Tedeschi che, noto ai più per un intervento spot e per aver detto sempre “sì”, ora si definisce “scomodo”. Sarà! Su una cosa concordo con lui, però: Toma ha, di fatto, cambiato le regole del gioco a partita in corso. E per quanto ritenessi a dir poco riprovevole quell’artificio legislativo, ritengo ancor più disgustoso l’atteggiamento di chi passa da giocatore ad arbitro, per non perdere la partita. L’ultima parola spetta al Tar, dove si attende la pronuncia sul merito dei ricorsi.
A giochi fermi, possiamo solo decretare la parziale vittoria di questo ambiguo centro-DESTRA, che sa tanto di destra autoritaria e che ha avuto l’arroganza e la prepotenza di fare ciò che nessuno mai si era sognato di fare. Rimediando l’ennesima, pessima figura sulla stampa nazionale. Con buona pace della democrazia, non ci resta che alzare bandiera bianca, in attesa di giorni migliori o di un’ormai insperata insurrezione popolare. Del resto, non è prevista alcuna forma di protesta perché siamo, ufficialmente, in regime di monarchia assoluta! ☺

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