Molise terra da amare
29 Luglio 2020
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Molise terra da amare

Capita che le fortune diventino sfortune, e viceversa. Nel caso del nostro Molise, la sfortuna di essere considerato una perenne periferia e il silenzio che lo avvolge e lo nasconde, diventa, con la gestione della fase della pandemia, fortuna per la sua immagine, viste le cose incredibili accadute, spesso da vergognarsi.

Lunedì 16 di questo Giugno capriccioso, è stato discusso, in un Consiglio regionale monotematico, la realizzazione del Centro Covid presso il “Vietri” di Larino, e poi votato da 12 consiglieri favorevoli e otto astenuti, tra questi il presidente della Regione, che, in una precedente votazione sullo stesso argomento, ha dato il suo voto favorevole, per negarlo il giorno dopo con un ‘no’ – subito fatto proprio dal Direttore dell’ASREM – con la conseguenza di un’ennesima perdita di tempo e un Molise ancora senza un ospedale Covid.

La rappresentazione di una commedia, intitolata “Gli incerti”, quella rappresentata in consiglio regionale, visto che molti dei consiglieri che lunedì hanno votato a favore, nelle due rappresentazioni precedenti si sono astenuti, hanno votato contro o a favore, come per non portare il conto e non far capire, ai pochi molisani rimasti, la loro decisione vera. Tutto nella normalità; anche i protagonisti della politica molisana, come i colleghi del resto del Paese, sono in continua campagna elettorale, con la verità che deve apparire sempre una mezza verità, in modo da poterla usare a seconda delle persone che s’incontrano e dei luoghi dove s’incontrano.

Sì dei luoghi, visto che sul tema riapertura “Vietri” di Larino è tornato a galla il male endemico del campanilismo, questa volta dei tifosi di una Regione ancor più campobassocentrica di quella che già è, che, però, essendo il centro con più abitanti per i politici ha il significato di un bacino importante di voti.

Il voto, ancora una volta favorevole per un “Vietri” ospedale Covid 19 – quando tutti ci auguriamo che questo virus resti solo un incubo del passato – e, fosse Iddio, anche Centro di ricerca per le malattie infettive a carattere interregionale, consentirebbe alla struttura di diventare, con i suoi 1,2 milioni di utenti, la base sulla quale costruire la strategia di una sanità a carattere pubblico in grado di assicurare ai molisani e a quanti vogliono godere il Molise, un paese-campagna, quel bene primario che è la salute.

Un piccolo, ma straordinario tesoro, il territorio molisano, ricco, com’è, di paesaggi, ambienti, storia, cultura, tradizioni, soprattutto enogastronomiche, con il cibo che profuma ancora di bontà. Uno scrigno pieno di valori e di risorse, che ha solo bisogno di essere programmato per diventare un esempio, ovvero un laboratorio per il resto del Paese.

Il voto favorevole del consiglio regionale chiude, così, una vicenda poco edificante per i diversi protagonisti, ma non chiude quella del Vietri e della sanità molisana. Su questo fronte siamo solo all’inizio di un percorso, per niente facile da affrontare se si vuole raggiungerne uno più comodo da affrontare e, così, cogliere l’obiettivo di quel bene comune primario qual è la salute, minimo comune denominatore della sanità sommata al territorio.

Serve mantenere alta, ora più che mai, l’attenzione e la mobilitazione per arrivare, in tempi stretti, all’apertura di un centro Covid e un centro di ricerca presso il Vietri di Larino, senza, però, dimenticare – com’è successo in questo periodo di coronavirus – l’altra grande questione, il territorio, prioritaria anch’essa, perché è l’altra grande opportunità per disegnare e costruire il Molise del domani e, non solo, anche per riparare gli strappi fatti.

La notizia, diffusa da Ambienteinforma, di un Molise secondo solo alla Sicilia in quanto a desertificazione (25% del suo territorio) è preoccupante perché, anche se il fenomeno è globale a causa dei cambiamenti climatici, denota scarsa attenzione per il territorio, che, con le sue preziose risorse, viene maltrattato a causa di una gestione poco attenta, usato e abusato con pratiche agricole dannose come le coltivazioni e gli allevamenti superintensivi, e, peggio ancora, regalato al primo affarista che arriva con il cemento e l’asfalto, i pali eolici e i pannelli solari a terra.

È urgente vedere come rilanciare, insieme alla sanità, il territorio e, così, far scendere il Molise da un podio, quello della desertificazione, per niente onorevole ed esaltante.

Ripartire dal biologico e farlo coinvolgendo anche gli altri 18 sindaci che non hanno firmato l’appello per il Covid, per rendere il biodistretto, nato a Larino nel 2017, davvero BioMolise, vincente per l’ agricoltura, la zootecnia e forestazione regionale e non solo, ragione di un Molise sostenibile e, come tale, davvero prezioso.

Una preziosità che deve diventare consapevolezza di tutti i molisani, soprattutto dei giovani, che hanno urgente bisogno di questo lascito per vivere da protagonisti, avendo cura e premura per questa loro terra, tutta e solo da amare. ☺

 

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