Montagna e prevenzione
3 Ottobre 2021
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Montagna e prevenzione

Ed eccoci a raccontarci. Raccontiamo vissuti, quelle storie che hanno caratterizzato e caratterizzano le nostre stagioni di vita. I Vecchi raccontavano e raccontano ancora le loro storie ed i loro sogni. Alcuni realizzati ed altri rimasti incompiuti. Il Marx di ieri sorride, mentre i marziani di oggi hanno perso i sentieri della ragione. “L’Orco Covidde” è riuscito a far chiudere tutto e tutti, ma borse e borsaioli sono rimasti gli unici a tenere porte, finestre e scantinati aperti!

Alcuni commenti sui social “raccontano” che provocare la Montagna non ha risposte in ragioni ragionevoli. Vero è, però, che possono aiutare a rendere le escursioni su monti e ghiacciai “ragione- volmente accessibili e protette” da preventivi accorgimenti, non ultimo, la previsione di squadre di soccorso nei rifugi più alti che possano intervenire in tempi più celeri. Consentire che, nei mesi di Luglio/Settembre in particolare, le Alpi siano “aperte” ai desideri di tanti escursionisti anche alle prime volte sui ghiacciai; sapere già, come le tante morti raccontano, che sono molti i frequentatori delle cime alpine: a) con una preparazione inadeguata a salire oltre i 3000 metri; b) con attrezzatura non sempre funzionale alle variazioni meteo (anch’io sono testimone di gente con gli infradito sui ghiacciai! Ehm, l’ho fatto pure me “scalzo”); c) con guide alpine pagate e non sempre attente alle condizioni funzionali del cliente; d) con condizioni meteo che variano velocemente limitando o impedendo, per fortuna non sempre, i celeri soccorsi in elicottero e/o le squadre di soccorso da terra, obbligano ad una attenta prevenzione. Ovvero, senza dare sempre addosso al frequentatore sprovveduto, disattento e/o inconsapevole dei ris-chi reali presenti oltre i 3000 metri e “senza lacrime di coccodrillo”, a me sembra che la presenza di squadre di soccorso “stabili” in quei pochi rifugi in quota nei periodi di più alta affluenza, ridurrebbe senz’altro la perdita di clienti delle Alpi. Per far ciò, basterebbe integrare le convenzioni e le Leggi già presenti con quei pochi, ma buoni denari necessari perché “ogni morte sulle Alpi, rende risibile le relative attuali Leggi”. Altrimenti, altrimenti si renda obbligatorio un preventivo “check up medico” da esibire ed un “check up tecnico” da effettuare per salire, perché la montagna non prende soldi, prende vite; “altri” fanno soldi e senza chiedere “checkpippe” di alcuna natura!

Certo è che tutti i frequentatori dei monti sono consapevoli che può succedere l’ imprevedibile, ma questo non legittima, né giustifica l’assenza di possibilità di soccorso in tempi reali. Se un elicottero non può intervenire per le condizioni meteo, una squadra di soccorso che non sia presente in quota, essendo sprovvista di ali, anche se con GPS (ammesso che riceva i segnali), ci metterà molte ore per arrivare allo “sprovveduto e/o molto provveduto avventuriero delle Alpi”. Ma il tempo, i monti e ghiacciai di lassù non sono ragionevoli, uccidono lentamente anche i migliori, come le cronache sui vari ghiacciai del pianeta, con i nostri inclusi, raccontano.

Parlarne e scriverne non è un atto accusatorio, semplicemente è riflettere sul valore della vita. Un giudice che indaga, non sta facendo un atto persecutorio nei confronti dei soccorritori, anche perché per un atto di accusa ci vogliono prove evidenti di azioni che abbiano disatteso le norme vigenti. Chi fa soccorso, mette a rischio anche la propria vita, così come accade in tanti ambiti lavorativi. La consapevolezza che non è vero che a me non può succedere è patrimonio razionale ed emotivo di quanti vivono situazioni al limite, ma anche di quanti camminano, camminano semplicemente nelle strade di questo pianeta dove non puoi escludere l’idiota di turno o il distratto al telefono mentre guida. Il giudice che indaga, forse, sta ovviando alle tante omissioni di una classe politica non solo incapace di far di conto, ma anche chiusa nei loro giochetti di bottega protetti da norme della serie Cicero pro domo sua!

Fuori dalle retoriche montagna sì -montagna no, perché sui monti c’è posto per tutti, quando il per tutti ricercato consente di far cassetta a molti e a non far fuggire chi vive in montagna, allora sono necessari interventi intesi a tutelare le vite che salgono, se è vero che vogliamo una montagna “viva”. L’imponderabile rimane tale in mare, monti, valli, fiumi e cieli! E forse, non ultimo, servirebbe allenare a percepire il reale e non il virtuale e questo è possibile solo ed unicamente se si intervenisse per consentire una Educazione Fisica nelle nostre scuole che non sia ridotta a “quattro salti in campi ed in palestra”, laddove ci sono e quando va bene! Fermo restando che il giornalista che fa cronaca bisognerebbe obbligarlo ad indicare la fonte dalla quale ha attinto per il suo articolo da scrivania! altrimenti sono bufale di scrivani di sistema!☺

 

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