Musica maestro!
14 Dicembre 2021
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Musica maestro!

“Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po’ di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco”. Così scriveva John Keats, pensando alla bellezza della vita: vino e musica. Un binomio quest’ultimo oggetto di recenti studi da parte di ricercatori del Dipartimento di Psicologia della Heriot-Watt University di Edinburgo dove è stata evidenziata una stretta correlazione tra degustazione e ascolto di brani musicali i quali consentono di esaltare il gusto e gli aromi del vino.

Anche il vino, come il susseguirsi delle note, è musica e suscita emozioni, ricordi, atmosfere. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul British Journal of Psychology: 250 studenti hanno degustato un Cabernet Sauvignon ed uno Chardonnay cileno accompagnati da brani musicali. Lo studio ha rilevato come la musica riesca a stimolare alcune zone del cervello e quando, contemporaneamente, si beve vino tali aree influenzano le sensazioni percepite con la degustazione. I risultati dell’indagine sono stati sorprendenti. I Carmina Burana di Carlo Orff, sono stati definiti “potenti e pesanti”, mentre il Valzer dei fiori dallo Schiaccianoci di Tchaikovsky, “sottile e raffinato”. “Energica e rinfrescante” la canzone Just can’t get enough dei Depeche Mode e “pastosa e soft” Slow Breakdown di Michael Brook.

Successivamente è stata elaborata una “carta musicale dei vini” in cui gli accostamenti tra etichette e musica appaiono molto stimolanti: per il Cabernet Sauvignon sono stati scelti brani potenti come Honky Tonk Women dei Rolling Stones, All Along the Watchtower nella versione di Jimi Hendrix e Won’t Get Fooled Again degli Who. Per enfatizzare il gusto morbido e rotondo del Merlot si consiglia Easy di Lionel Ritchie e Heartbeats di Josè Gonzales; per la corposità del Syrah l’interpretazione di Luciano Pavarotti di Nessun dorma di Puccini.

Passando ai bianchi la nota versatilità dello Chardonnay si adatta perfettamente a brani pop-rock con influenze disco quali Atomic di Blondie, Rock DJ di Robbie William, What’s Love Got To Do With It di Tina Turner e Spinning Around di Kylie Minogue; con la piacevolezza del Pinot Grigio perfetta l’energia un po’ trasgressiva di un qualsiasi pezzo di Lady Gaga. La lista potrebbe andare avanti all’infinito, perché il vino e la musica sono, in forme diverse, due elementi fortemente psicotropi. Difficile sapere a priori quale possa essere l’effetto scaturito dalla loro combinazione. Di certo, il risultato può essere aulico e altisonate come nel famoso Autunno – periodo in cui si fa il vino-  da Le quattro stagioni di Antonio Vivaldi, i quattro celebri concerti per violino e orchestra dedicati al ciclo della vita e della natura; oppure dissacrante come in Bandiera Bianca dove Franco Battiato dichiara apertamente: “…a Beethoven e Sinatra, preferisco l’insalata, a Vivaldi, l’uva passa, che mi dà più calorie…” questione di gusti, ovviamente!

Di nota in nota, la musica classica non manca certo di riferimenti alle libagioni dionisiache e uno dei valzer più belli di Johann Strauss (figlio), Wein, Weib und Gesang!, ne è un esempio formidabile, per quanto un po’ freddino anche in questo caso. La traduzione letterale del titolo è: Vino, Donne e Canto! Un vero inno!

Ma è nell’opera lirica che il vino assurge a personaggio tra i personaggi, linfa nuova nell’interpretazione del loro ruolo, come nel celeberrimo Don Giovanni (1787), composto da Wolfang Amadeus Mozart su libretto di Da Ponte, in cui si cita esplicitamente l’eccellente prodotto vitivinicolo, il Marzemino. La citazione di questo vino all’interno dell’opera lirica, è sicuramente una testimonianza di quanto, già all’epoca, godesse di particolare fama e popolarità. Ma è l’effetto taumaturgico che il vino infonde nel protagonista che ci interessa in modo particolare. Don Giovanni sfida il Commendatore e la Morte stessa, con un bicchiere di vino in mano.

Altro brindisi epocale nell’opera lirica, purtroppo presago di un destino ineluttabile, è quello di Violetta in Traviata (1853) di Giuseppe Verdi, col celebre brindisi: “Libiamo, libiamo ne’ lieti calici / che la bellezza infiora  / E la fuggevol ora s’inebrii a voluttà!” Ma si sa, Verdi non era un ottimista!

L’opera regala, però, anche brindisi più esaltanti e meno impegnativi come quello di Cavalleria Rusticana (1890) di Pietro Mascagni, che fa cantare ai suoi “Viva il vino spumeggiante, nel bicchiere scintillante”. Oppure Il Barbiere di Siviglia (1775) di Gioacchino Rossini, opera colma di riferimenti a cibo e vini della cucina e tradizione italiana. E Rosina, nel primo atto, dice: “Perdona- te, poverino / tutto effetto fu del vino…”. Certo, Rossini era un gaudente e amava molto la buona cucina e i migliori prodotti vitivinicoli.

Non solo la musica colta si occupa del vino; la grande Gabriella Ferri, porta al successo una canzone di Armandino Bosco, ovvero La società dei magnaccioni (1962) “Ma che ce frega, ma che ce importa / se l’oste ar vino c’ha messo l’acqua” canzone da assembramento festaiolo e gaudente.

Disperazione eroica, ricerca dell’oblio e compagnia fedele il vino lo troviamo anche in Fabrizio de Andrè (1974) nella sua canzone La città vecchia: “Una gamba qua una gamba là / gonfi di vino quattro pensionati / mezzo avvelenati al tavolino”. Dignità della lotta per la vita quotidiana, che non risparmia nessuno e che ammette ogni mezzo per raggiungere il traguardo della “felicità”.

E parlando di Felicità un po’ trash, come non ricordare Felicità di Albano e Romina  (1982): “Felicità / È un bicchiere di vino con un panino, la felicità”: pensando a quello che è stato poi del loro rapporto personale, direi che il vino qui non ha portato fortuna!

Tornando alle cose serie, anche Francesco Guccini ha citato spesso il vino nelle sue canzoni. Per tutte, scegliamo Canzone di Notte n. 2 tratta da Via Paolo Fabbri 43 (1976): “E voglio in questo modo dire “sono” / o forse perché è un modo pure questo per non andare a letto / o forse perché ancora c’è da bere / e mi riempio il bicchiere”.

Gli esempi citati rimandano allo studio di due enogastronomi viennesi, Thomas Koeberl e Markus Bachmann, che hanno dimostrato che la musica non fa bene solo all’anima ma anche al vino. E hanno così brevettato col nome di Sonor Wines la loro scoperta musical-enologica. La Sinfonia n. 41, per esempio, avrebbe un beneficio eccezionale sul nettare di Bacco durante la fermentazione: “il sapore del vino cambia, diventa più buono e raffinato”, sostengono.

Già sei viticoltori austriaci si sono convinti dell’idea e hanno fatto risuonare in cantina serenate a base di musica classica per il mosto durante il processo di fermentazione: brani di Mozart, ma anche valzer, operette e polka. Anche in Italia qualcuno segue questa filosofia e arriva addirittura, a diffondere Mozart direttamente nelle vigne. E c’é chi, invece, in cantina spara rock a tutto spiano: è il caso di Roberto Voerzio, che produce Barolo di livello internazionale, ispirato da musica e chitarre distorte

E allora per goder appieno il nostro momento enologico, ed essere sempre sul pezzo non resta che inforcare le cuffie, lanciare Spotify e stappare una bottiglia di buon vino. Prosit!

 

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