Nel tunnel di termoli
30 Giugno 2016
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Nel tunnel di termoli

La luce in fondo al tunnel non s’intravede ancora. Nell’ultimo mese ho girato con le telecamere de lafonte.tv per raccogliere le impressioni di esperti del settore, con l’obiettivo di comprendere la fattibilità dell’opera da venti milioni di euro, che potrebbe ridisegnare il piccolo borgo marinaro dove son nato. Sono tanti ancora i nodi da sciogliere e, come promesso, ve ne daremo conto in una serie di approfondimenti sul nuovo sito. Oggi vorrei darvi qualche anticipazione, confidando che una parte dei lettori possa contattarmi, offrendo contributi più o meno tecnici. L’opera, fortemente auspicata dalla precedente amministrazione di centro sinistra, è stata presentata in prima istanza come una soluzione di un problema: la congestione del traffico nella parte ottocentesca della città, che la divide dal borgo medievale. Una criticità collegata a doppio filo alla ricerca di uno stallo di sosta da un lato e all’esigenza di restituire ai pedoni il cuore pulsante del paese. Obiettivi che abbiamo più volte riconosciuto come nobili.

Partirei, in questa breve analisi, con una considerazione sfuggita ai più: qualcuno si è preoccupato di studiare il problema, invece di darlo per assodato? A questa domanda se ne aggiunge un’altra, posta nella conferenza stampa di presentazione del progetto di riqualificazione da una stimata collega: “perché solo un’impresa ha ritenuto di rispondere alla proposta di project financing del Comune?”. Se qualunque termolese di buon senso ci può dire che il traffico diventa un vero problema nel solo periodo estivo, cosa che andrebbe comunque motivata numericamente, la risposta al secondo quesito si può riassumere nella dichiarazione del titolare della De Francesco Costruzioni: “O sono io l’incosciente o sono gli altri che non sono in grado di affrontare determinati discorsi”. In realtà, le due domande dovrebbero avere una risposta comune. Da giovane studente del corso di “Scelte Pubbliche” all’Università, la prima cosa che imparai fu: il decisore pubblico ha tutto il diritto di proporre proprie ricette di soluzione dei problemi che affliggono la sua comunità, salvo che identifichi il problema e riesca a stimare gli “impatti” delle eventuali soluzioni. Dove per impatti s’intende, in questo caso, la decongestione del traffico, il benessere dei cittadini nell’usufruire di un’area pedonale, la qualità dell’aria, che potrebbe migliorare riducendo i gas di scarico e così via.

Nei diversi documenti che mi sono procurato e che ho studiato a fondo, non ho trovato traccia di questi impatti, né tantomeno di uno studio serio della situazione attuale, che giustifichi la necessità impellente dell’opera. Lo stesso vale dal punto di vista del privato. Il project financing funziona così: io, pubblico, ho bisogno di realizzare un’opera di interesse collettivo ma non dispongo delle necessarie risorse finanziarie; così mi rivolgo ai privati che, in cambio di un impegno economico per sopperire alle mie risorse scarse, dovrebbero realizzare un guadagno nella gestione dell’opera per un tempo concordato. È interesse, tanto del pubblico che del privato, quantificare tempi e modi del cosiddetto “rientro” dell’investimento, che in economia si traduce in un’analisi costi/benefici, con stime fatte per “scenari” degli indici di redditività. In parole comprensibili a tutti, è opportuno sapere, partendo dagli attuali volumi di traffico e di sosta, e prevedendo quelli futuri in scenari più e meno ottimistici, se l’opera in questione ripagherà l’investimento privato. Questo serve ad entrambi, dicevo. Perché? Per il pubblico, è fondamentale tenere a mente che un privato lavora se e solo se ha dei margini di guadagno, altrimenti rischia di fallire, lasciando un’opera incompiuta che dovranno poi pagare i cittadini. Per il privato, c’è bisogno di un’analisi seria a monte, tanto per scongiurare un tracollo finanziario, tanto per chiedere prestiti alle banche, perché nessun imprenditore investirà mai denaro di tasca sua (sarebbe un non-senso in economia).

Il problema è spinoso, il mio spazio per questo mese è terminato, ma v’invito, come sempre, a seguire le inchieste a puntate de lafonte.tv per cercare insieme le risposte.☺

Sotto un estratto dalla conferenza di presentazione del progetto, nell’ambito della quale abbiamo girato le domande poste nell’articolo al sindaco Sbrocca. A breve, sulla fonte.tv, torniamo a parlare di tunnel e depuratore. Nel frattempo, vi suggeriamo la lettura di due articoli a cura degli attivisti 5stelle termolesi sul progetto di riqualificazione  e sul problema del depuratore.

 

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