Nessuna fretta
30 Aprile 2017
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Nessuna fretta

L’aria è cambiata. Il no alla stravagante riforma costituzionale ha rimesso in movimento le “correnti” e nonostante il Gentirenzi primo, il sole è sorto lo stesso. Anche il cielo è terso. I grandi giornali, già schierati per il sì alla riforma, oggi offrono nuove narrazioni. Gli unici a non essersi accorti di ciò che è avvenuto, oltre a Renzi naturalmente, sono i Renziani. Maria Elena che doveva lasciare la politica siede alla destra del Padre, la venere del Botticelli, esperta in brutte figure, si prepara a collezionarne delle nuove; il capo delle cooperative rosse, autore della pregiata legge sul lavoro, chiede di andare al voto in fretta, per evitare di essere travolto dal prossimo referendum. Intanto l’ex presidente del consiglio, tornato al suo vecchio lavoro – dirigente nell’azienda di famiglia – costringe il babbo Tiziano a pagargli i contributi previdenziali: sempre meglio del Jobs Act.
In Molise, una volta tanto, è andata come altrove. Questa volta non ci siamo fatti notare. A Campobasso e Termoli, dove il centrosinistra è forte, ha prevalso nettamente il no; a Isernia, comune a guida centrodestra, pure. Qui dopo il no al referendum non è accaduto niente di catastrofico, anche perché noi molisani nella catastrofe ci viviamo da sempre e non perché la terra ci è ostile: siamo noi a farci del male, con ostinazione. La sinistra molisana governa ormai da quattro anni questa regione e nessuno dei problemi affrontati ha trovato soluzione: lo sviluppo e il lavoro, la sanità, la ricostruzione post terremoto, lasciati nel pantano dal precedente governo regionale, sono tutti lì ad aspettare la prossima campagna elettorale, alla fine della quale è indifferente chi vince e chi perde: l’importante non è dove andare a sedersi, ma trovare un posto. È da anni che i lavoratori dello zuccherificio del Molise chiedono attenzione per i loro problemi e la politica cosa fa oltre che a ricorrere alla cassa d’integrazione per i dipendenti ormai allo stremo? Prende tempo. Lo fece Iorio aspettando Frattura, lo fa Frattura aspettando il prossimo governatore. Si affida al modello Parmalat e chiama a risolvere il problema uno dei manager che aveva operato in quel contesto. Il tecnico, certo dr. Alfieri, suggerisce alla proprietà – Regione Molise – di costituire una New Co alla quale cedere in affitto lo stabilimento con tutte le maestranze; nel contempo propone ai numerosi creditori, regione in primis, un concordato preventivo – fallimento pilotato – offrendo in cambio gli asset dello storico zuccherificio i quali, a quanto risulta dall’analisi dei bilanci, avrebbero un valore pari alla somma dei debiti iscritti: si tratta di cento milioni di euro, accumulati da quando il socio privato ha ceduto la sua quota e quello pubblico non ha esercitato il diritto di prelazione, ma questa è un’altra vicenda tutta da raccontare, visto e considerato che i giudici tardano a farlo. Era ed è evidente che Parmalat era un’azienda con un mucchio di debiti, lo zuccherificio, un mucchio di debiti senza azienda: mancava, diciamo così, il patrimonio, tanto che dopo numerosi incanti rimasti deserti lo si vuole smembrare per regalarne le spoglie a qualche amico, la New Co, nuovo zuccherificio, azienda anch’essa priva di patrimonio, con tanti dipendenti e un “incredibile” piano industriale, nel frattempo rapidamente fallita. Oggi a pagare per le scelte scellerate fatte dalla politica negli ultimi quindici anni saranno i lavoratori, senza futuro e senza lavoro, oltre ai cittadini molisani che ripianeranno i debiti, circa 40 milioni di euro, persi dalla regione in questa lucida follia.
Non va meglio nella Sanità, mondo nel quale alcuni politici hanno, nella migliore delle ipotesi, favorito brillanti carriere in cambio di voti. Spesso la disputa tra sanità pubblica e sanità “confessionale” nasconde solo l’intenzione di mettere la mani sulla sanità privata per fare ciò che fanno nella pubblica: la sanità o è pubblica o è privata, la terza via, quella dell’integrazione, o è un inciucio o non esiste. Dopo quindici anni di attacchi più o meno espliciti alla sanità confessionale si scopre che il problema è un altro, il sistema sanitario regionale molisano è troppo costoso così che invece di tagliare le spese inutili o di recuperare i sessanta milioni di euro spesi per far fronte alla mobilità passiva – pazienti che vanno a curarsi fuori regione – si decide di sopprimere due ospedali Larino e Venafro in un solo giorno, lasciando nell’incertezza un intero territorio, quello del “cratere sismico”, stracotto a causa di altre brillanti iniziative messe in campo sempre dagli stessi soggetti. Se ora il vero problema sta nel fatto che la sanità confessionale fa ombra ai luminari del Cardarelli, la si sposti dove c’è bisogno di frescura, ma smettiamola di dire stronzate.
Purtroppo la catastrofe molisana non finisce qui, anche se il governatore spesso dice che per la ricostruzione post terremoto è tutto a posto. Sarà vero per quanto riguarda la situazione del suo vice, al quale è stato già riconosciuto il contributo regionale per la ricostruzione; non è invece così per tutti quelli che devono ancora ricostruire e sono tanti – progetti per oltre 180 milioni di euro – ma è soprattutto per quelli inseriti nella classe A dei comuni di Ripabottoni, Bonefro, Casacalenda e Larino ed altri, esclusi dagli accordi di programma quadro sottoscritti col Ministero dello sviluppo economico, oltre cento a detta dell’avvocatura dello Stato, per ognuno dei quali il TAR ha censurato il comportamento della regione e della Agenzia di Protezione Civile con la seguente motivazione: “perché non è visibile né tracciabile – dai documenti esaminati – la ragione per la quale il progetto del ricorrente Consorzio sia stato escluso, dopo essere stato ammesso all’iter della programmazione e classificati al livello più elevato (classe A)”. Il disprezzo che Paolo Frattura nutre nei confronti dei terremotati molisani, quelli veri, lo si rileva dal fatto che contro queste sentenze il governatore ha proposto appello. “Nessuno sarà lasciato da solo”. Quante volte abbiamo sentito risuonare queste parole nel momento del dolore!

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