Numeri pari
29 Aprile 2017
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Numeri pari

“Abbiamo il dovere di alzare la voce, quando in molti scelgono un prudente silenzio: non vogliamo un’Italia ed un’Europa a doppia corsia, da una parte le élite e dall’altra poveri, migranti, giovani (…) Dobbiamo unire le forze per diventare un’unica forza: è il noi che vince”. Così don Luigi Ciotti ha presentato Numeri pari, la rete contro le diseguaglianze, per la giustizia sociale e la dignità. La rete di Numeri pari nasce dalla collaborazione tra il Gruppo Abele, Libera – coordinata da Giuseppe De Marzo -, il Cnca, la Rete della conoscenza. Hanno poi aderito, all’atto della nascita, tra le altre associazioni la Casa della Carità di don Virgilio Colmegna, la Parrocchia di San Sabino di Bari, Baobab experience, il Social Pride.
L’esperienza di Numeri pari, formalizzata nel mese di gennaio scorso, nasce dalla campagna Miseria ladra, promossa dal Gruppo Abele e da Libera per contrastare la povertà e rimettere al centro del dibattito pubblico e politico la necessità di rilanciare il Welfare, le politiche sociali d’integrazione e gli investimenti pubblici; per costruire anche una consapevolezza condivisa con gli attori del Terzo settore e le realtà del volontariato laico e cattolico sulla correlazione tra Welfare, lotta alle mafie e politica economica europea. Da Miseria ladra scaturisce, dunque, il movimento Numeri pari. Come si articola la rete di Numeri pari? Essa è composta da soggetti che aderiscono alla rete e che in maniera autonoma portano avanti vertenze e progetti sui territori, attività molteplici, condividendo a livello nazionale gli obiettivi scritti e definiti dal documento base promosso da tutti i soggetti della rete. Qual è la ragione fondamentale per dare slancio all’iniziativa di contrasto alla povertà e alle diseguaglianze? Innanzitutto la crisi economica, che ha avuto inizio da dieci anni circa e che non è la crisi economica dei decenni scorsi, conosciuta e risolta in un certo qual modo. Questa volta la crisi economica è molto più grave, per esempio, di quella del 1929, conosciuta come la crisi di Wall Street. Oggi il numero di persone in povertà assoluta è triplicato e il rischio di scendere e cadere nella povertà è cresciuto tanto che sono aumentati a dismisura i disoccupati e gli inoccupati; è peggiorata la condizione minorile e giovanile (è, infatti, molto alto il numero di giovani che lasciano gli studi e che non trovano lavoro); si sono aggravate le discriminazioni di genere e violenza contro le donne; l’ emigrazione giovanile (pari a 100.000 unità all’anno) aumenta a dismisura; si è enormemente rafforzato il potere delle mafie e la loro capacità di penetrazione economico/culturale a causa di ricatti economici e dell’aumento della cosiddetta massa grigia. La crisi economica attuale è particolare e molto aggressiva, riducendo allo stremo centinaia di milioni di persone e ciò viene evidenziato dal fatto che essa necessita d’interventi che non rientrano negli strumenti della ordinarietà. La povertà e la miseria sono, di conseguenza, aumentate perché il Welfare è stato aggredito e diminuito oltre ogni ragionevole sospetto. Tra le conseguenze più gravi è il dato delle 350.000 sentenze di sfratto negli ultimi cinque anni.
Questo tipo di povertà è nuovo; viene definito “povertà incolpevole” e ciò sta a dimostrare l’assoluta inadeguatezza delle politiche economiche complessive del governo e del parlamento di questi ultimi anni. Di qui, anche le due grandi istituzioni statali – scuola e sanità – sono sotto attacco da parte dei gruppi economico/finanziari privati. Con la povertà crescente appare in modo preoccupante anche il fenomeno della dispersione scolastica. Qual è la conseguenza di tutto ciò? La guerra tra poveri ed in particolare contro i migranti, definiti indesiderati, ma privilegiati rispetto alle fasce povere residenti. La corruzione dilagante ed il clientelismo complice che gonfiano in modo abnorme la cosiddetta “zona grigia”.
In particolare, cosa suggerisce la rete dei Numeri pari? La definizione di Numeri pari suggerisce due cose essenziali: per un verso, il contrasto alla diseguaglianza sociale a favore di una società più equa; per un altro, la necessità di potenziare e accrescere l’azione tra eguali, costruendo iniziative locali che uniscano tutte le forze delle diverse organizzazioni, dando luogo a sperimentazioni che siano in grado di fornire gambe e idee per la realizzazione di un effettivo welfare municipale. Numeri pari sottintendono eguale dignità tra tutti gli attori che lottano insieme per combattere le disuguaglianze: insieme ci si coordina, si approfondiscono gli ambiti d’indagine, ci si suddivide il lavoro, si fa in itinera una puntuale verifica delle attività svolte. Si costruisce un’alleanza orizzontale che in ogni realtà decide autonomamente cosa fare e come farlo; converge o confligge con le amministrazioni locali sulla base delle loro differenti responsabilità.
Dunque, Numeri pari all’intervento sulle vecchie, tradizionali povertà (perdita del lavoro e quindi assenza di reddito che porta o a perdere l’abitazione o a ridursi per strada, fidando pressoché esclusivamente sulle carità delle chiese cattolica e protestante) aggiunge quello sulle nuove povertà: la vulnerabilità (ossia, una predisposizione all’incipiente povertà determinata o dalla perdita del lavoro o da malattie croniche e di lunga durata). Ma come evitare questa deriva sociale e la condizione di progressiva marginalità? Innanzitutto, impedendo l’esecutività di uno sfratto; promuovendo il passaggio da una casa ad un’altra, dignitosa, con l’obiettivo di arrivare a “sfratti zero”; richiedendo un adeguamento del Fondo Nazionale Sociale per l’affermazione su tutto il territorio metropolitano dei LEA, ossia dei livelli essenziali di assistenza; investendo sull’ infanzia e sui giovani; istituendo il reddito di dignità, che non vuole essere un “regalino” come gli 80 euro di Renzi, ma un atto di giustizia sociale, dando o restituendo protagonismo e autorevolezza sociale alle persone che vivono in condizione di marginalità e che rischiano la deriva dell’emarginazione e della totale deprivazione sociale. Il reddito di dignità, dunque, significa che si stabilisce un abbinamento (di causa ed effetto) tra l’aiuto economico, non assistenziale o caritatevole, e l’assunzione di un progetto di inclusione sociale che è il corrispettivo dell’ aiuto economico. In questo si dà avvio ad una duratura inclusione sociale sia per il povero autoctono che per l’immigrato. Di qui, appare chiaramente ben definito il ruolo della rete dei Numeri pari: sostenere, realizzare, diffondere nuove economie in grado di rispondere ai bisogni, costruendo così una diversa economia locale, integrata nella rete di relazioni di comunità, che abbraccia la coltivazione delle terre incolte, la biodiversità, l’alimentazione sana, gli orti urbani, i mercati a km. zero, l’agricoltura sociale, i gruppi di acquisto solidale (…), la rigenerazione di aree dismesse e degli spazi urbani, le officine di riparazione, i servizi per la mobilità leggera, il riciclo di materiale d’uso (…), la cura dell’ambiente, la valorizzazione consequenziale del paesaggio, l’uso di energie pulite e loro chiara regolamentazione, il riassetto idrogeologico del territorio (…) fino alla promozione culturale dei doposcuola popolari (…), l’attenzione massima delle condizioni degli immigrati e politiche vere per la loro inclusione.
Di qui, appare chiaro che è proprio la Costituzione il nostro faro, la luce che illumina questo cammino difficile ed impervio; lo strumento che, grazie ad un senso di responsabilità individuale, ci conduce a quella corresponsabilità sociale di cui parlavamo all’inizio, cioè al “noi” collettivo.

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