Nuova sapienza
5 Maggio 2017
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Nuova sapienza

Ci si potrebbe chiedere: quale visione del mondo la Laudato si’ offre ai nostri occhi? Appare un contrasto di luci ed ombre. Sullo sfondo di un universo in cui tutto è intimamente interconnesso, in relazione e unito da legami invisibili, si dispiegano grandi sfide: una umanità capace di bellezza, armonia e solidarietà e la situazione degradata del pianeta a causa dell’inquinamento ambientale e mentale, prodotta da una “cultura dello scarto”. La nostra società sviluppata appare “tossico-dipendente” dalle energie fossili, divorata dalla velocità, frustrata da un indebitamento insostenibile, svuotata dal consumismo e dalle ideologie del profitto o del potere salvifico della tecnocrazia e del progresso umano illimitato.

Il papa non ci spinge ad una forma di puritanesimo che colpevolizza e prefiguri scenari apocalittici che ci puniscano, né eleva l’ambientalismo a religione gnostica universale. Invita ad amare ciò che è sotto i nostri occhi, più volte ricorre l’espressione “basta guardare” e non voltare le spalle. Inspirandosi a S. Francesco il papa spera che la sua lettera enciclica “ci aiuti a riconoscere la grandezza, l’urgenza e la bellezza della sfida che ci si presenta” (LS 15); quasi un annuncio di passione, risurrezione e gioia pasquale.

Occorre ritrovare una sapienza che l’enciclica suggerisce nei principi operativi che consegna, densi di significati appropriati: sicurezza ambientale, contro la fame, la violenza, le guerre, le mafie; sviluppo “il nuovo nome della pace”, come già indicò Paolo VI, ma prosperano gli affari e i conflitti della terza guerra mondiale in corso; sostenibilità urbanistica e delle culture, degli stili di produzione e di consumo; socialità, cioè destinazione della proprietà privata al bene comune, diritti umani e dei popoli, inclusione educativa, culturale e politica; equità, sobrietà, trasparenza e completezza dell’ informazione; solidarietà con i poveri attorno a noi, con le future generazioni, con ogni sistema e creatura vivente; sussidiarietà: dall’ associazionismo familiare alle reti sociali di pressione politica, alle autorità statali e a quelle mondiali attualmente incapaci di governare la globalizzazione e la crisi ambientale, punire gli inquinatori e imporre riparazioni; subordinazione: da quella sacra a Dio e alla sua rivelazione che si manifesta anche nel “libro della natura”, a quella alle scienze ecologiche sulla dinamica dei sistemi complessi non lineari, al diritto internazionale e alla ragionevole autoevidenza esistenziale della “pervasività e perversità” del modello tecno-economico.

L’enciclica esige una profonda conversione anche di sentimenti e di gusto estetico, che vanno educati (cfr LS 215). Inoltre con le frequenti citazioni di documenti degli episcopati nazionali, il papa forma ad un rinnovata ecclesialità: ad un metodo di riflessione sinodale; educa ad un senso della chiesa che è convergenza di saperi, di analisi economico-politica, perché non tutto può essere argomentato e sostenuto biblicamente in modo diretto. L’enciclica mostra, infine, ai non credenti e ai cultori delle discipline scientifiche e umanistiche, l’autocomprensione della religione in ordine alla sfida della crisi ecologica.

La terminologia usata dall’enciclica si pone al servizio di un triplice percorso di ricerca della verità sulle questioni ecologiche. Potremmo dire che viene affermata una ortodossia, una ortoprassi e una ortopatia.

Dal punto di vista dell’ortodossia l’enciclica è ancorata al magistero sociale della chiesa, richiama i risultati scientifici meglio certificarti e di dominio comune nel mondo della ricerca. Ma si appella anche all’ autoevidenza della coscienza retta del lettore: apre le orecchie perché si schiudano gli occhi sulla realtà.

Chiede coerenza all’azione delle mani in termini sia operativi (l’ortoprassi) sia liturgici (L’Eucarestia e la preghiera della tavola). Invita a “conversione ecologica” (LS 217) domanda “leaderschip” (LS 53) e “virtù ecologiche” (LS 88) contro il peccato e i vizi autoditruttivi.

Rivela l’intenzione di nutrire i cuori di sentimenti autentici (l’ortopatia). Questi temi ritornano in ogni capitolo anche con sistematicità e ordine. Occorre essere giardinieri della propria anima, non meri amministratori, per far fiorire la felicità e la pace profonda, che esulano dalle semplici, pur necessarie, competenze professionali. Perché una formazione che non sia all’amore non è di qualità; anche se l’accesso a tutti i livelli di scolarizzazione fosse garantito a tutti in tutto il mondo (magari!).

Di qui si coglie che l’argomentare del papa in termini estetici, evocativi, metaforici e affettivi non è una strategia retorica o un rifiuto del metodo analitico e scientifico, ma l’unica maieutica possibile per risuscitare i cuori induriti dall’indifferenza, per farli battere verso i poveri e gli esclusi, per riprendere a respirare a pieni polmoni, cuori rivolti all’ambiente naturale e a quello umano.☺

 

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