Nuova sfida per i parchi
10 Gennaio 2022
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Nuova sfida per i parchi

6 dicembre 1991: una data storica per la natura italiana. Dopo decenni di discussioni, fuori e dentro il Parlamento, viene approvata la legge quadro sulle aree naturali protette (legge n. 394/1991). Se ne parlava dagli anni ‘20 quando l’allora ministro Benedetto Croce presentò un disegno di legge “Per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico” affermando in Senato che “è nella difesa delle bellezze naturali un altissimo interesse morale ed artistico che legittima l’intervento dello Stato”.

La proposta di Croce, come tante altre che seguirono, non giunse a compimento, ma nel 1922 fu istituito il Parco Nazionale del Gran Paradiso, primo parco italiano, nato con lo scopo di “conservare la fauna e la flora e di preservarne le speciali conformazioni geologiche, nonché la bellezza del paesaggio”, a cui seguirono i parchi d’Abruzzo nel 1923, del Circeo nel 1934 e dello Stelvio nel 1935.

Per anni l’Italia rimase con questi quattro “parchi storici” affiancati nel 1968 dal Parco Nazionale della Calabria. Fu solo con la nascita delle Regioni negli anni ‘70 che il dibattito sulle aree protette riprese anche per dirimere la questione relativa alle competenze tra Stato e Regioni: “gli interventi per la protezione della natura, salvi quelli regionali non contrastanti con quelli dello Stato,” restarono in capo allo Stato, ma si aprì la strada ai parchi regionali.

Nel 1980 il WWF Italia e il Comitato Parchi lanciarono una grande iniziativa per una legge sui parchi con un convegno all’Università di Camerino che fissava l’ambizioso obiettivo del 10% di territorio italiano protetto entro il 2000. Altri dieci anni di discussioni e finalmente la legge sui parchi, partita da una proposta con primo firmatario Gianluigi Ceruti, fu approvata a fine 1991.

Da allora il numero di aree naturali protette in Italia è cresciuto moltissimo: i dati ufficiali del Ministero della Transizione ecologica parlano di 871 aree protette che tutelano oltre 3 milioni di ettari di terra e circa 2,8 milioni di mare. I parchi nazionali sono 24, le aree marine protette 29 a cui si aggiungono due parchi sommersi e il Santuario internazionale dei mammiferi marini.

È indubbio quindi che la legge n. 394, dal punto di vista quantitativo, sia stata un successo: l’obiettivo del 10% di territorio protetto è superato (ampiamente, se si prendono in considerazione anche le aree della Rete Natura 2000, strumento dell’Unione Europea per la tutela della biodiversità).

Se non ci si ferma al solo dato numerico, la situazione appare più complessa. Il WWF Italia con il dossier “La sfida del 30×30 in Italia per difendere la natura più ricca d’Europa”, presentato in occasione del trentennale della legge, propone un bilancio critico, e propositivo al tempo stesso, che punta ad aprire un confronto sulla conservazione della natura in Italia. Il report documenta come nel corso dei trent’anni le mini-riforme spot (dalla composizione dei consigli direttivi alle procedure di nomina di presidenti e direttori), insieme ad alcune scelte operate nelle designazioni dei vertici, hanno reso i parchi nazionali sempre più condizionati dagli interessi locali: ciò ha persino impedito la nascita di alcuni parchi co- me quelli del Delta del Po, del Gennargentu, della Costa teatina o del Matese, “parchi fantasmi” rimasti solo sulla carta.

Una deriva localistica che ha trascurato il vero obiettivo delle aree protette: la conservazione della biodiversità che garantisce i servizi ecosistemici (aria, acqua, suolo puliti) da cui dipende la qualità della vita di tutti e che rappresenta il volano per uno sviluppo sostenibile e duraturo.

E oggi abbiamo di fronte nuove sfide. La Strategia dell’Unione Europea sulla biodiversità fissa l’obiettivo del 30% di terra e mare efficacemente tutelato entro il 2030: è possibile raggiungerlo solo con la legge quadro del 1991? A giudizio del WWF è necessario fare un passo avanti: va costruita una norma quadro sulla conservazione della natura italiana che, pur rafforzando le aree protette, sia capace di andare oltre, rendendo la tutela della biodiversità un elemento centrale di tutte le politiche, non solo di quelle dei parchi. E in attesa di questo intervento legislativo ci si deve dotare di un piano di azione che completi e metta in efficienza quello che si è costruito finora. Servono interventi sulle procedure di nomina nei parchi che premino le competenze e non le appartenenze politiche, vanno rafforzate le aree marine protette, da sempre punto debole del sistema, vanno incrementati i controlli contro gli illeciti, ad iniziare dal bracconaggio, vanno finalmente fatti nascere i parchi ancora fermi sulla carta e vanno create le aree contigue ai parchi esistenti per avere sistemi di connessione territoriale e superare i “parchi isola”.

Il trentennale della legge n. 394 può veramente essere l’occasione per dare un nuovo slancio al movimento per la conservazione della natura italiana, chiamato oggi a fare qualcosa di innovativo tanto quanto riuscì a fare nel 1991.☺

*Vice Presidente WWF Italia

 

 

 

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