olive nel frantoio  di Antonio Di Lalla
29 Settembre 2012
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olive nel frantoio di Antonio Di Lalla

 

Ottobre è il mese in cui i contadini raccolgono le olive per portarle nei frantoi. Noi, a differenza del prezioso frutto, non siamo disposti a lasciarci maciullare da una classe politica irresponsabile che si nutre dei nostri sacrifici e perciò vorremmo mettere in chiaro alcune cose perché cambi questa politica.

Purtroppo, al solo sentire la parola politica, molti arricciano il naso e cercano di cambiare discorso perché schifati dal comportamento di gran parte delle persone scelte per governare. Si confonde con facilità, grazie all’agire di molti politicanti, la politica che è e resta un’arte nobile e necessaria per amministrare la cosa pubblica, con i partiti che danno sempre più chiari segni di occupazione di tutto ciò per cui sono stati scelti ad amministrare. Proprio i partiti, per non farsi rompere le uova nel cestello, hanno coniato il termine antipolitica appioppandolo a tutti coloro che, rifiutando i loro giochi, non esitano a denunciare lo scempio che stanno producendo. Ma l’antipolitica, diciamolo senza giri di parole, non esiste, perché ogni scelta, anche la più stravagante, è sempre politica in quanto riguarda la collettività.

L’intramontabile e controverso Clint Eastwood, repubblicano statunitense, ha detto una cosa tanto vera quanto elementare: “Noi siamo i proprietari di questo Paese e i politici sono i nostri dipendenti”. Se tutti ci convincessimo veramente della bontà di quest’affermazione, sarebbe ancora possibile riprendere in mano la situazione, anche se i partiti agiscono come se fosse vero il contrario e cercano di calpestare, impunemente, i nostri diritti. Noi, pur nullatenenti, ci sentiamo ancora proprietari del Paese e riteniamo che sia ancora possibile fare qualcosa e perciò sensibilizziamo, lottiamo, denunciamo le nefandezze di quanti agiscono con la logica di chi si è convinto che è vero il contrario. Se spesso riescono a fare i proprietari del nostro Paese e non i nostri dipendenti è solo perché noi abdichiamo alle nostre responsabilità: “Il problema più acuto non sta nel fatto che un capo politico presenti niente più che la maschera (cioè sostituisce il vero col falso), – annota Roberto Mancini – sta nel fatto che milioni di individui gli concedono il loro consenso persino al di là della maschera stessa, ossia anche quando il male perpetrato si vede a occhio nudo”. Per dirla con linguaggio da cantina: nella passatella il sotto riesce a farla da padrone solo quando quest’ultimo si fa raggirare e fregare.

Con i referendum, non dimentichiamolo, abbiamo dimostrato di essere noi i padroni del vapore, ma poi, come Cincinnato, molti, troppi, sono tornati al loro orticello consentendo ai professionisti della politica di accaparrarsi arbitrariamente spazi non loro. È necessario tornare in piazza, prima che sia troppo tardi, per rimandarli definitivamente a casa e lavorare seriamente per restituire dignità alla politica con persone nuove, motivate e non compromesse. Non è possibile dare l’anima per la difesa dei beni comuni come l’acqua, l’ambiente, ecc. e poi disinteressarsi di chi prendendoli in custodia ne fa l’uso che crede. Un gregge non può essere custodito dai lupi! Da soli questi soggetti non se ne vanno. Sempre più spesso vengono pescati con le mani nella marmellata – dalla Lombardia alla Sicilia, dal Lazio al Molise, per citare solo qualche caso eclatante – e non solo non se ne vergognano ma, se non reagiamo al più presto e con determinazione, non passerà tempo che saremo accusati e ritenuti colpevoli di aver disturbato le loro malefatte, convinti come sono che possono permettersi di tutto. Ci prendono in giro illudendosi di poter contare sulla nostra dabbenaggine.

A livello nazionale parlano di sacrifici necessari e non si sono ridotti i loro lauti introiti; la gente è alla fame, le imprese chiudono e il loro unico sforzo è salvaguardare poltrona e privilegi; parlano, urlano, litigano nel loro teatrino sempre più noioso, ma la legge elettorale non la cambiano perché, restituendoci il diritto di scegliere i nostri dipendenti, perderebbero il controllo della situazione. Per non parlare del Molise, regione totalmente sgovernata da un consiglio illegittimo che, anziché far indire nuove elezioni, crede di incantarci con proposte che non hanno alcun fondamento. L’unica cosa certa è che fervono giochetti sottobanco e cambi di livrea per tutelare loro stessi, mentre continua ad essere speso vanamente e dissennatamente denaro pubblico che anziché assicurare il futuro ai lavoratori rimpingua le casse solo dei loro pochi amici. Il fu commissario per la ricostruzione Iorio è stato indiziato di reato per l’ampliamento del numero dei paesi colpiti dal terremoto, ma chi aveva mai protestato a destra e a manca (sinistra sarebbe troppo impegnativo) contro lo sperpero e il danno arrecato ai terremotati?

Siamo l’immensa maggioranza, siamo il popolo, abbiamo ragione e non vogliamo che proseguano impunemente. Ma, poiché le idee camminano sulle gambe delle persone, è necessario selezionare accuratamente una nuova classe politica che non potrà nascere senza l’impegno attivo, il coinvolgimento convinto, il lavoro appassionato di ognuno di noi. Derogare su questo significa che abbiamo deciso di finire come olive nel frantoio per allietare gli ignobili festini dei nostri dipendenti assurti a proprietari del Paese. Noi non ci stiamo. ☺

 

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