Ospedale cardarelli, tra pazienti covid e ordinari
4 Giugno 2020
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Ospedale cardarelli, tra pazienti covid e ordinari

Cosa sta facendo la Regione Molise per tutelarci dal temuto Coronavirus? È la domanda che tutti ci stiamo ponendo. Mentre numerose associazioni, come la fonte, provano a stimolare il dialogo sulla necessità di attivare un centro Covid-dedicato in regione, Toma e i suoi continuano a rassicurarci. “Va tutto bene”, dicono. Ma è così? Partiamo da una considerazione oggettiva: l’ospedalizzazione eccessiva, con annessa contaminazione all’interno delle strutture sanitarie, è stato il fattore determinante nella crescita esponenziale dei contagi in Lombardia. Sarebbe perciò fondamentale disporre di ospedali dedicati al solo trattamento di pazienti positivi al Covid-19, come ci dice lo stesso Ministero della Salute.
In Molise, neanche a dirlo, abbiamo scaricato l’incombenza sull’hub regionale che, da solo, deve già garantire una serie di specializzazioni che mancano negli altri nosocomi. Una follia. Nell’ultima settimana di maggio, allora, due portavoce del Movimento 5 Stelle hanno improvvisato un’ispezione al Cardarelli, per vedere coi loro occhi se la struttura fosse in grado di gestire, contemporaneamente, i pazienti Covid e quelli ordinari. Una commistione che ha creato non pochi problemi e che, come sottolineato dagli stessi 5stelle, ha costretto l’ospedale ad una vera e propria rivoluzione, che non ha tenuto conto dei protocolli già individuati ai tempi della Sars. Cos’è emerso dall’ispezione? All’ingresso, al posto dell’indispensabile disinfettante per le mani, c’era un igienizzante per superfici, adagiato su un ripiano. Nessun controllo degli accessi, fatta eccezione per un termoscanner: chiunque poteva entrare, anche senza mascherina e guanti! Stessa situazione all’interno della struttura, dove i consiglieri denunciano di non aver trovato percorsi ben definiti, ma un generico foglio di carta con su scritto: “Si prega di mantenere la distanza di sicurezza Covid-19”. Le misure di sicurezza per l’ingresso ai reparti risulterebbero risibili, con una traversina messa a terra per pulirsi le scarpe e gli immancabili dispenser di disinfettante vuoti. Il racconto si chiude con la promessa di una segnalazione ai Nas, mentre è in corso uno scaricabarile tra primari e ASREM su chi debba stabilire nel dettaglio le norme di sicurezza interne. Ma è normale che siamo in questo stato a oltre due mesi dallo scoppio della pandemia? Chiediamo giustamente che ogni attività, grande o piccola che sia, rispetti delle norme anticontagio. Perché il principale ospedale della regione è invece lasciato in quello stato?
Sono due le lezioni che dovremmo aver imparato finora: che gli ospedali sono i luoghi col maggior rischio di contagio e che, davanti all’emergenza, è sempre il pubblico a farsi carico della salute dei cittadini. Sarà dunque necessaria una seria riflessione, in attesa che vengano chiariti i fatti denunciati.☺

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