Otto metri
25 Settembre 2020
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Otto metri

Otto metri è la distanza che per tre anni fino al 4 marzo 2020 ho percorso tutti i giorni, due volte al giorno, con i miei bambini in braccio. È la distanza che separa la mia auto parcheggiata dal cancello esterno della scuola. È un po’ come una terra di nessuno, in cui rimane sospesa la mia vita quotidiana di caregiver familiare, come un percorso di transizione in cui io e i miei bambini siamo soli, prima di separarci per poi riunirci inevitabilmente.

All’inizio, in prima elementare, le insegnanti mi aiutavano a percorrere questi otto metri con i passeggini che ho sempre lasciato a scuola; poi è venuto fuori che l’assicurazione non avrebbe coperto quel tragitto esterno alla scuola – a detta della direzione scolastica pericoloso per la possibilità di incidenti con gli altri bambini in uscita- per cui nessuno avrebbe potuto più  aiutarmi.

Mi venne proposto di far uscire i bambini dieci minuti prima, da soli in sicurezza, ma rifiutai perché nei miei deliri egualitari ho ritenuto fosse giusto che uscissero insieme ai compagni e non da soli; mi è stato anche proposto di utilizzare un’uscita secondaria, ma io ero dell’idea che gli uomini liberi dovessero uscire dalla porta principale. Di fronte alle mie obiezioni, l’alternativa è stata quella di caricarmeli in braccio ogni giorno, due volte al giorno, per non gravare di responsabilità l’insegnante – che è poi l’anello debole della catena – che avrebbe dovuto assumersi un compito che non gli competeva.

Negli anni sono cambiati i dirigenti scolastici ed i bambini sono cresciuti, ma gli otto metri sono rimasti sempre “pericolosi” e nessuna soluzione accettabile è stata considerata; io però per fortuna ho braccia forti ed una volontà ancora più forte.

Con l’emergenza covid, gli otto metri sono diventati una distanza siderale, perché i miei bambini, non potendo partecipare alla didattica a distanza a causa delle loro limitazioni sensoriali, sono diventati inesistenti per l’istituzione scolastica, così come altre migliaia di bambini con disabilità in tutta Italia. Anche in questo caso, l’istituzione tutta, a cominciare dal Ministero dell’Istruzione, non ha trovato alcuna soluzione ed il nuovo anno scolastico appare un vero e proprio salto nel buio per gli alunni con disabilità.

L’emergenza ha dilatato le distanze e ne ha create persino di nuove. È adesso che i diritti delle persone più esposte – persone con disabilità, bambini, anziani, stranieri, poveri – sono maggiormente a rischio: basti pensare al numero di donne che in questi mesi hanno perso o lasciato il lavoro, agli anziani lasciati soli nelle RSA, agli immigrati appena sbarcati, per i quali, in totale spregio delle norme di diritto internazionale, viene minacciato tramite i media l’immediato foglio di via.

In questo difficile autunno che verrà, saremo chiamati a compiere scelte fondamentali e definitive per il nostro futuro. Come cittadini abbiamo però il dovere di decidere e di influire sulle scelte per definire che tipo di società vogliamo costruire dopo questa crisi epocale.

Ci sono scelte che non possono più essere rinviate, quale quella di costruire il futuro ponendo a fondamento i diritti umani, creando un’economia solidale ed equa per tutti gli uomini e rispettando l’ambiente e l’ecosistema in cui viviamo. La nostra società non può più tollerare che venga scalfito uno solo di questi pilastri senza che le conseguenze inevitabilmente ricadano su tutti a lungo termine.

Il Molise si presenta a quest’ appuntamento con una classe dirigente inadeguata ed irresponsabile: la gestione dell’ emergenza, dove la fortuna è stata scambiata per buon governo e le successive scelte adottate dal governatore sul centro Covid, in spregio alla volontà del Consiglio e dei sindaci, inducono a pensare che anche le future scelte politiche saranno adottate con le medesime logiche di concentrazione del potere e degli indirizzi in mano a pochi.

Tocca alle molisane e ai molisani di buona volontà dirigersi in direzione ostinata e contraria per abolire le distanze e le disuguaglianze tra i cittadini, facendosi promotori di nuovi valori di inclusione e condivisione.

 

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