Parigi: gli alunni interrogano
18 Dicembre 2015
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Parigi: gli alunni interrogano

Sono troppo spaventata, stavolta. Non dal terrorismo. Ma dall’ondata impetuosa di intolleranza che dilaga contro lo straniero e che, oltre ad aggiungere odio all’odio, impedisce di comprendere le cause di quanto succede, e di riflettere su possibili strade da intraprendere: esigenza primaria di fronte al male.

Ai miei alunni dedico questa breve, immaginaria intervista ad una “prof”, chiamata a rispondere su cosa sta succedendo. Ho cercato di guardare Parigi coi loro occhi, con le loro domande, la loro freschezza, le loro paure.

Prof, perché hanno ucciso tante persone a Parigi la sera di venerdì 13 novembre scorso?

A Parigi, ragazzi, è stata organizzata una serie di attentati in vari punti della città, che avevano lo scopo di colpire alcuni luoghi molto amati dai parigini, simbolici. È stato un po’ come dare tante pugnalate ad una persona, tutte insieme.

Ma chi è stato?

Gli attentati sono stati rivendicati dall’ISIS, che significa “Stato islamico”: è un’ organizzazione terroristica che è nata in Siria qualche anno fa per protestare contro il presidente siriano Bashar El Assad (eletto nel 2011). Diciamo che Assad all’ISIS non piace perché è uno sciita, ma non è certo l’unico motivo. Sciiti e sunniti sono i due gruppi in cui, da secoli e secoli, sono divisi i credenti musulmani. La frattura nacque, pensate, quando morì Maometto, nel VII secolo e si dovette scegliere un nuovo capo della comunità musulmana: i “sunniti” volevano eleggere un “califfo”, un successore. Mentre gli “sciiti” volevano che il successore fosse Alì, genero del profeta, perché secondo loro doveva appartenere alla famiglia. Vinsero i sunniti e, tutt’ora, sono rimasti la maggioranza dei musulmani, anche se l’odio tra i due gruppi ormai non c’entra più nulla con la storia della vecchia successione. Detto questo, dovete sapere che i membri dell’ISIS si considerano “musulmani sunniti” (ma in realtà non sono musulmani).

Perché ci avete detto “si considerano” musulmani? Lo sono o non lo sono?

No, in realtà non lo sono. In nome di Allah uccidono, dicono che ad Allah piace la guerra e che è scritto nel Corano (il libro sacro dell’Islam), ma tanti musulmani dicono che ciò è falso e che i terroristi non c’entrano niente col vero Islam. Nel Corano c’è scritto che “chi uccide una vita, uccide il mondo intero”.

E allora perché si definiscono musulmani se  è una grossa bugia? Noi spesso sentiamo dire che i musulmani sono pericolosi perché, se si infiltrano nella nostra società, possono farci del male.

Beh, questo accade perché purtroppo non tutti conoscono bene l’Islam, e i terroristi ne approfittano per diffondere notizie false su questa religione, che invece è una religione di pace e di amore verso il prossimo. I terroristi interpretano il Corano in un modo che, ormai, la maggioranza dei musulmani rifiuta, perché dice che è sbagliata e superata.

Ci potete fare qualche esempio tratto dal Corano? Però ancora non abbiamo capito che ci azzecca la Francia…

Partiamo dal fatto che i combattenti dell’ISIS si definiscono “jihadisti”. La parola deriva da “jihad”, un termine molto importante per gli islamici, che viene usato spesso nel Corano. Compare con due significati diversi: la “grande jihad” è lo sforzo interiore, la lotta con se stesso, che il fedele musulmano deve combattere per essere migliore e vincere i propri difetti, la tendenza al male. La “piccola jihad”, invece, è la lotta armata che il fedele musulmano deve portare avanti contro i nemici non musulmani. Dovete pensare che, nel VII secolo, quando il Corano viene scritto, gli Arabi si stanno espandendo intorno al Mediterraneo e dunque hanno dei nemici. Insomma, vivono un momento storico particolare, che oggi è del tutto finito!

Ma, se “jihad” significa due cose diverse, i terroristi la intendono come lotta armata?

Esatto. Ed è un errore, ma a loro fa comodo così. Uccidere in nome di Dio è un atto vergognoso. Il significato più vero e profondo di quella parola è “sforzo”, guerra” sì, ma contro il male che c’è dentro di noi. Lo dicono i teologi dell’Islam, lo dice la maggioranza dei musulmani.

Mmm… dunque questi terroristi usano il Corano per i loro comodi, per giustificare la guerra. E odiano Assad. Ma adesso ci dite che c’entra, insomma, la Francia con l’ISIS?

Beh, l’ISIS ha un programma molto pericoloso ed esteso, e in realtà la sua non è solo una lotta politica/religiosa contro un presidente, ma è anche una lotta per il controllo economico del territorio siriano.

Anzitutto, per capire come mai i terroristi siriani colpiscono anche noi, dovete conoscere un po’ il passato, la storia. La Siria ha sempre avuto molti “pretendenti”, proprio come una bella ragazza corteggiata da tanti giovanotti: l’America, la Russia… e la nostra Europa (anzi, la Francia in particolare). E sapete perché? Perché è un passaggio obbligato tra il Mediterraneo e il Golfo Persico, che è una zona ricchissima di petrolio e di gas, due fonti di energia con le quali oggi facciamo di tutto: riscaldiamo le case, facciamo camminare le macchine e le industrie, accendiamo le lampadine e tutto ciò che ha bisogno di elettricità…

Finché non ci decideremo ad utilizzare le energie alternative, pulite, saremo schiavi del petrolio e del gas, e combineremo pasticci per procuraceli ad ogni costo.

Che strano. Sembra un film. Prof, comunque noi sappiamo che l’ISIS ha tanti “fans”. A noi sembra assurdo essere affascinati dai terroristi e invece dai tg sentiamo che molti islamici lasciano tutto e vanno a combattere con loro. Com’è possibile?

Sì, il progetto dell’ISIS è ambizioso, probabilmente irrealizzabile, e fa uso della violenza, ma attira molti musulmani un po’ fanatici, che credono di potersi riscattare così da tante ingiustizie passate. Inoltre molti giovani si infiammano all’idea di rischiare la pelle, specialmente quelli che non trovano valori e ideali intorno a sé, hanno un disperato bisogno di dare un senso alla loro vita perché la sentono vuota e così cercano di impegnarsi in qualcosa di grande: rischiare di morire non fa paura, anzi fa sentire eroi.

Molti di questi giovani, come gli attentatori di Parigi, sono nati e cresciuti in Europa, e sono perfettamente integrati nei nostri paesi.

Ma come possiamo proteggerci da queste persone? Abbiamo sentito dire che è meglio chiudere le frontiere, non fare entrare più nessun musulmano, perché così si bloccano anche i terroristi.

Queste idee mi lasciano perplessa, vorrei far riflettere anche voi su alcune cose, per confrontarci. Anzitutto, penso che chiudere le frontiere, promettere vendetta, scatenare bombardamenti, siano reazioni istintive, dovute alle paura e alla rabbia, ma non siano una vera soluzione del problema. Beh, la Francia e l’Europa hanno delle responsabilità, forse nel Medio Oriente non si sono comportate sempre “benissimo” e i rapporti sbagliati con queste zone hanno favorito la nascita dell’odio e di un sentimento di vendetta.

Prof… abbiamo capito che ne sappiamo poco, e che c’è tanto da capire e studiare, tanto da informarsi. Siamo ancora confusi, la paura c’è, ma almeno sono nate in noi delle domande. Non possiamo dare un giudizio affrettato su certe cose. Reagire al male col male, non porta da nessuna parte. Prometteteci che continuiamo a parlarne, vogliamo saperne di più.

 

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