Parlava in parabole
12 Gennaio 2020
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Parlava in parabole

Quando i discepoli chiesero a Gesù perché parlava in parabole (Mc 4,10), lui rispose citando il profeta Isaia: “Guardino ma non vedano, ascoltino ma non intendano, perché non si convertano e venga loro perdonato” (Is 6,9-10). Una citazione che tutti gli evangelisti riportano per spiegare come mai al tempo in cui i vangeli sono stati scritti, la maggior parte del popolo non aveva accolto Gesù come Messia; anzi, i cristiani provenienti dal popolo ebraico erano stati scomunicati dalle sinagoghe, non riconosciuti più come appartenenti al popolo ebraico. Un concetto simile è espresso da Gesù nel vangelo di Giovanni dopo la guarigione del cieco nato. Rispondendo al cieco che lo riconosce come l’inviato di Dio dice: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi” (Gv 9,39).

I primi cristiani sapevano che l’opposizione che sperimentavano era dovuta proprio al cuore della loro fede: la persona di Gesù che era diventata pietra di inciampo soprattutto all’interno del suo popolo sia per il modo in cui era morto (Paolo dice nella lettera ai Galati che Gesù è maledetto dalla legge di Mosè) sia per il messaggio che insegnava anche perché era un messaggio facilmente comprensibile, trasmesso attraverso racconti accattivanti, cioè le parabole. Questo strumento di comunicazione, infatti, è tipico solo di Gesù: di nessun altro tra i primi cristiani si dice che insegnasse in parabole.

I primi evangelizzatori affermavano principalmente che Gesù è risorto ma non erano interessati a spiegare in che cosa consistesse il regno di Dio che spesso era ridotto a una serie di esortazioni morali (basti vedere le lettere di Paolo). Il linguaggio semplice di Gesù invece arrivava al cuore dei semplici, coloro cioè che erano ciechi in quanto a loro era stato impedito di accedere alla parola di Dio scritta nella legge e nei profeti che invece erano conosciuti solo da coloro che detenevano il controllo della società del tempo. Smontando le costruzioni cavillose delle interpretazioni legaliste, Gesù riesce a parlare di quello stesso Dio che si è rivelato a Mosè prendendo spunto dall’esperienza dei contadini, dei pescatori e dei piccoli mercanti che costituivano la società del suo tempo. In tal modo coloro che si definivano interpreti della volontà di Dio venivano smascherati per la loro mancanza di adesione al cuore del messaggio delle Scritture che parlano di un Dio che ama, avendo invece ridotto quel messaggio a una somma di cavilli legalistici, trasformando una parola viva in una lettera morta. In sintesi Gesù ha mostrato come questi detentori del sacro fossero ciechi e sordi, incapaci di apprezzare la bellezza e la capacità trasformante di quella Parola che custodivano. Per dirla con Gesù essi hanno chiuso il regno di Dio davanti alla gente; essi non entrano e non lasciano entrare neppure quelli che vorrebbero entrare (Mt 23,13).

Le parole di Gesù facevano verità sulla reale condizione di coloro che lo ascoltavano: chi aveva il pregiudizio dei cavilli religiosi non lo capiva, non riusciva a vederlo e sentirlo; invece gli ultimi, i reietti che avevano la mente libera dalle sovrastrutture, riuscivano a capirlo perfettamente e scoprivano che quel Dio che era rappresentato come giudice di un tribunale era invece un padre o una madre che si prende cura dei figli che soffrono. È per questo modo efficace di parlare che Gesù si è procurato tanti nemici soprattutto nell’apparato religioso e intellettuale del suo popolo che ha cercato sempre più occasioni per sbarazzarsi di uno che faceva uscire Dio dal chiuso del recinto del tempio per riportarlo sulle strade dell’ esperienza quotidiana.

È di questo linguaggio semplice e rivoluzionario che vorremmo occuparci, cercando di entrare nelle pieghe delle parole più dirompenti di Gesù che spesso sono diventate un grattacapo anche per i cristiani, forse perché da entusiasti discepoli del rabbi di Galilea hanno preferito trasformarsi in difensori delle regole create per il controllo della società, soprattutto dal momento in cui il cristianesimo è diventato il supporto ideologico per perpetuare la conservazione del potere di pochi oligarchi sulla massa dei sudditi. ☺

 

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