Parole 2
4 Marzo 2020
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Parole 2

Avevo annunciato che volevo parlare di altre parole che mi spingono a riflettere, ed una di queste parole è “orgoglio”. Penso che un giocatore di calcio che fa un goal può sentirsi orgoglioso di quello che ha fatto, penso che la giovane scienziata che ha contribuito a localizzare il coronavirus si può sentire orgogliosa, ma non ho mai capito come si può essere orgogliosi di essere tedesco, italiano, francese o cinese. L’orgoglio è una cosa che si può sentire rispetto a qualcosa che si è fatto o realizzato, ma non di una cosa alla quale non si è contribuito per niente. Ho quasi la sensazione che quell’orgoglio di essere cittadino di un determinato paese è il rifugio trovato da persone che, nella loro vita, non hanno fatto niente che abbia contribuito a migliorare la vita ad altri, come la propria famiglia, la propria comunità, il proprio paese.

E non per caso l’orgoglio, molte volte, confina con la superbia e la vanità. Con la convinzione di valere più di altri, sia per la nazionalità, sia per il colore della pelle, sia del genere. Ho letto da qualche parte che l’orgoglio negativo odia, la superbia “è il più grande produttore di conflitti”.

Se questo è vero per l’individuo, è anche vero per gruppi di individui come lo sono i cosiddetti “suprematisti bianchi”, molto forti negli Stati Uniti, ma anche in Europa. Uno di loro era l’estremista di destra xenofoba e razzista che ha fatto una strage nella città di Hanau, in Germania, ammazzando nove concittadini fra turchi e curdi ed anche sua madre e alla fine se stesso. Quest’uomo ha lasciato una specie di “manifesto” dove espone i suoi pensieri. Per dire la verità, molti di questi non sono neanche suoi, ma sono concetti nati nel secolo scorso e predicati da Hitler, Goebbels ed altri nazisti. Il terrorista di Hanau – perché altro non è – si lamenta perché, secondo lui, Trump ha rubato la “sua” idea quando ha detto “America first”. Questa parola d’ordine di Trump è, in realtà, la stessa di Hitler che diceva “Deutschland über alles”.

E quando parliamo dell’atto terrorista di Hanau dobbiamo parlare anche di altre parole, utilizzate subito dopo la strage. In Germania ci sono stati subito parecchi commentatori che parlavano di “un individuo malato di mente”, ed in Italia, Matteo Salvini, volendo esprimere le sue condoglianze in un tweet, ha parlato di “follia omicida”. Tanto lui come anche Giorgia Meloni esprimono la loro “vicinanza” alle vittime, senza dire, però, che le vittime sono turchi e curdi, e la loro solidarietà va al popolo tedesco.

Scrivendo queste parole mi viene in mente un’altra parola che è stata pronunciata moltissime volte in questi giorni, rispetto al coronavirus. È la parola “incubazione”. Penso che così come un virus produce i suoi sintomi dopo una determinata fase di incubazione, lo stesso succede con le manifestazioni di xenofobia, antisemitismo, razzismo e neonazismo o neofascismo. E credo che, non tanto per l’individuo contagiato, ma per il resto della comunità, la fase dell’incubazione è più pericolosa che la fase sintomatica. Una volta che il malato è diagnosticato, abbiamo i modi di trattarlo, di curarlo, di isolarlo per evitare ulteriori contagi, ma quando una persona si trova nella fase d’incubazione, noi, che siamo in contatto di questa persona, siamo ignari del pericolo, ci muoviamo come se niente fosse, ci sentiamo sicuri e tranquilli.

Così succede con il terrorismo di estrema destra. Per anni, nei discorsi di determinati politici, nei social media, sulla stampa e in TV, si alimentano pregiudizi razzisti e xenofobi (quando in caso di un criminale, se è straniero, la sua nazionalità si pubblica subito, mentre se è un italiano o, in Germania, un tedesco, si danno a conoscere solo i dati X.X.). Ugualmente pericoloso è il fatto di minimizzare i fatti, sulla stampa o nei media o in Tv o nei discorsi dei politici, parlando di follia, malati mentali, ignoranti o imbecilli. Passa il tempo, da una parte si alimenta l’odio, dall’altra parte si minimizza ogni atto xenofobo o ogni manifestazione dell’ideologia fascista o nazista, ed il virus sta benissimo, prende forza, si annida nell’anonimato dell’incubazione ed aspetta il suo giorno, finché contagia altre persone.

Nel caso del coronavirus vediamo che, ogni giorno che passa, i medici imparano e così sono in grado di combattere il pericolo di una pandemia. Spero che la società civile, ma anche i politici, i giornalisti e i cittadini tutti, nella Germania ed in Italia, possano imparare a non sottovalutare la fase dell’incubazione per sconfiggere, a tempo, il virus della xenofobia, del neonazismo e del neofascismo.☺

 

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