partecipazione attiva
30 Maggio 2011
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partecipazione attiva

 

Quando un cristiano sente parlare dei comandamenti, appresi per la maggior parte di noi durante l’infanzia, probabilmente sente un moto di irritazione e repulsione, per il fatto che ci si trova di fronte a richieste imposte, senza che nessuno in fondo ne avesse mai sentito l’esigenza. Questo accade quando si apportano delle modifiche o dei tagli al testo sacro, che invece parla dei comandamenti come di qualcosa di accolto liberamente dal popolo stesso. I dieci comandamenti sono posti in apertura di un testo più ampio, che gli studiosi hanno chiamato “Codice dell’Alle- anza”, tramandatoci in Es 20,1-23,19, al quale fa seguito, tra le altre cose, la stipulazione dell’alleanza tra Dio e Israele (Es 24,3-8). È importante leggere questo Codice nella sua cornice per comprendere che ruolo abbiano i comandamenti nel rapporto tra Dio e il popolo e come quest’ultimo sia pienamente coinvolto nel rendere effettiva la loro attuazione.

All’inizio del decalogo c’è una frase che è stata eliminata nella formulazione catechistica cattolica: “Io sono il Signore Dio tuo che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù; non avrai altri dèi di fronte a me” (Es 20,2). I comandamenti sono fondati su un dono incommensurabile che Dio ha fatto al popolo: la libertà. Ed è proprio il dono della libertà che non può ammettere ora un vincolo imposto, una legge indiscutibile. Se il popolo non è più schiavo deve partecipare alla decisione di accogliere una legge, per quanto buona e santa. Se ciò non avvenisse, la liberazione di cui Dio si vanta sarebbe solo apparente. Invece la Scrittura ci dice che, come Dio ha scelto liberamente il popolo d’Israele e liberamente ha deciso di liberarlo dalla schiavitù, anche il popolo deve liberamente accogliere Dio e la sua legge, non può subire la sua autorità. Alla fine della formulazione di questo codice, infatti, Mosè scende dal monte per leggere il suo contenuto a tutto il popolo, perché sia disposto ad accoglierlo non a scatola chiusa: per ben due volte Mosè legge il suo contenuto e per ben due volte il popolo dà il suo assenso ad esso. Si legge infatti in Es 24,3.7: “Mosé andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose insieme e disse: ‘Tutti i comandi che ha dati il Signore, noi li eseguiremo!’… Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: ‘Quanto il Signore ha ordinato, noi lo faremo e lo eseguiremo!’”.

A questo episodio si collegano, poi, le esortazioni che Mosè stesso rivolge al popolo prima di entrare nella terra d’Israele: “Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza, amando il Signore Dio tuo, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a lui, perché è lui la tua vita e la tua longevità, per poter così abitare sulla terra che il Signore ha giurato di dare ai tuoi padri, Abramo, Isacco e Giacobbe” (Dt 30,19-20). A differenza di quanto normalmente si pensa della fede biblica, la Scrittura non parla mai di imposizione, ma sempre di scelta e di attiva partecipazione da parte dell’uomo a quanto Dio propone di fare per lui. Si potrebbe dire che il regime democratico non è solo un’idea della modernità, ma ha un fondamento nella bibbia, dove l’uomo non è presentato come ricettore passivo, ma come un attivo interlocutore dell’azione di Dio, anche nel decidere di assumere delle leggi, che non sono espressione di un capriccio dispotico, bensì sono date per il buon funzionamento di una comunità che è nata da un anelito alla libertà. Partecipare alle decisioni sulla cosa pubblica non è quindi un optional per la fede, ne è parte integrante, perché è nella realizzazione umana della giustizia che si attua la risposta alla libertà donata da Dio.

Nella maggior parte delle democrazie moderne il popolo non è direttamente chiamato ad approvare le leggi, ma lo fa attraverso dei delegati che siedono nei parlamenti, luoghi che dovrebbero esprimere il senso di rappresentanza rispondendo ai cittadini del proprio operato; c’è inoltre la possibilità in alcuni casi di abrogare quanto non è sentito conforme al bene della società, attraverso l’istituto referendario che è una risorsa preziosa per correggere gli errori o i soprusi di chi legifera. In entrambi i casi è fondamentale la consapevolezza che la partecipazione attiva alla vita civile è un bene per tutti. Se la delega in bianco e l’apatia nel correggere sono oggi dilaganti, lo si deve anche alla dimenticanza delle radici bibliche delle società moderne che, nonostante i momenti alti della nascita delle istituzioni democratiche, troppo presto sono tornate a concepire Dio (o l’autorità) come un padrone da temere o un padrino da compiacere, anziché un padre che ci chiama a condividere la responsabilità perchè tutti possano vivere e rimanere liberi.☺

mike.tartaglia@virgilio.it

 

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