Passata la festa. Un bilancio del governo Renzi e gli effetti sul Molise della revisione costituzionale
19 Ottobre 2016
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Passata la festa. Un bilancio del governo Renzi e gli effetti sul Molise della revisione costituzionale

Tutti vorremmo che l’estate non finisse mai, poi, inesorabilmente, l’autunno arriva e la sbornia finisce. Le “bollette”, luce, acqua, gas, snobbate con determinata ostinazione per tutta l’estate, ora ci osservano con fare sornione dalla cassetta delle lettere e tutto questo ci provoca una enorme tristezza; il mutuo da pagare e i figli che vanno via fanno il resto. L’unica cosa che ci consola in questa stagione di merda è guardare la faccia del presidente del consiglio, quello di turno, che non è migliore della nostra quando gli arrivano le sue di bollette.

Le promesse di Renziprogramma-renzi

L’autunno è appena iniziato e i conti non tornano. Durante tutto l’anno il premier, sprezzante del pericolo, con un vecchio trabiccolo (il nuovo aereo non è ancora pronto) ha girato il mondo in largo e in lungo per accreditarsi nel consesso internazionale, col risultato che adesso non lo invitano neanche più in Europa. Sarà anche accresciuta la credibilità del nostro paese, come dicono sovente quelli del giglio magico, ma il nostro non è riuscito a farsi ascoltare neanche sui temi che più interessano gli italiani: il superamento dell’austerità e la gestione comunitaria dei flussi migratori. L’autunno diventa addirittura inverno se poi si torna in patria. In questi trenta mesi dell’era renzesca, la politica economica dell’attuale governo, secondo le intenzioni più volte manifestate dal presidente del consiglio, con e senza slide, è stata orientata verso la riduzione del debito pubblico, l’abbassamento delle tasse, la promozione della crescita – con lo storico intervento sulle norme che disciplinano il mercato del lavoro – la realizzazione della riforme, elettorale e costituzionale. In buona sostanza un programma per l’intera legislatura che tuttavia non nasce da un patto stretto con gli elettori.

La legge elettorale

È il caso di ricordare che poco prima che il governo si insediasse, la legge elettorale veniva dichiarata incostituzionale dalla Corte. Il buon senso avrebbe consigliato a senatori e deputati di approvare una nuova legge elettorale e tornare al voto. Non l’hanno pensata così i nostri parlamentari i quali non accettano consigli neanche dal buon senso, tanto sono preoccupati di tornare alle “sudate carte”, cosicché, mutatis mutandis, “cambiatisi le mutande”, per la traduzione del senatore Razzi, hanno aderito in massa alla richiesta di fiducia del nuovo leader.

Promesse non mantenute

Ma torniamo ai successi tanto sbandierati in questi anni dai supporter del governo. Sulla riduzione del debito pubblico l’unica novità é segnata dal taglio dei commissari alla revisione della spesa e non da quello agli sprechi, non si registrano infatti dismissioni di aziende partecipate ancorché decotte. Per la riduzione delle tasse, altro cavallo di battaglia di Renzi, è bene che si sappia che l’unico modo per ridurle è quello di farle pagare a tutti. Nel caso in cui si scelgono strade diverse, così come è avvenuto con la eliminazione della tassa sulla prima casa anche per i ricchi, è evidente che le minori entrate vengano compensate riducendo i servizi; il mancato incremento della spesa nella sanità ne è la dimostrazione. Diverso è il discorso degli “ottanta euro ai lavoratori a basso reddito” che nella narrazione del premier avrebbero fatto crescere i consumi: in realtà hanno fatto crescere solo i voti del PD. Sul capitolo relativo alla crescita del prodotto interno lordo, il presidente Renzi è solito dire, solo per distinguersi da Berlusconi, che le cose non vanno benissimo ma vanno meglio di quando lui non c’era. La differenza tra i due “statisti” sta solo nel modo diverso di raccontare bugie.

vignetta-domenicoUna truffa chiamata Jobs Act

È incontestabile che i provvedimenti adottati da ogni governo producano effetti solo dopo 12/18 mesi dalla loro emissione, sia che si tratti di ricchezza prodotta, sia che si tratti della creazione di nuovi posti di lavoro. Il ministro Poletti ci ha spiegato che il Jobs Act ha prodotto 450 mila nuovi posti di lavoro solo dopo un anno dalla sua adozione, mentre il ministro Padoan ci ha rivelato, rivendicandone ingiustamente il merito, che nel 2014 l’Italia cresceva più di adesso, non per merito di Renzi, che si era insediato da poco, ma dei precedenti governi Letta e Monti, questo lo diciamo noi. Quanto alla legge sul mercato del lavoro, gli ultimi studi forniti dall’INPS ci rivelano che “passata la festa” (gli incentivi regalati alle imprese per assumere personale) “gabbato lo Santo” ( i licenziamenti dei nuovi assunti dopo la fine degli incentivi e l’abolizione dell’art 18 dello statuto dei lavoratori).

Gli effetti sul Molise: nel nuovo Senato potrebbero sedere cittadini mai eletti in regione

Sulla legge elettorale non vorremmo mettere minimamente bocca. A parlarne male ci pensa il presidente emerito che dopo averla ispirata ora chiede di abortirla. A proposito invece della madre di tutte le riforme, la modifica di un terzo degli articoli della Costituzione che dovrebbe cambiare il volto del nostro paese, vorremmo informare gli elettori molisani che, nel caso vincesse il sì al referendum, con il loro voto rischiano di mandare al senato della repubblica uno di cui non conoscono neanche il nome. La legge elettorale che disciplina le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale del Molise, di fatto incostituzionale come il porcellum, contiene un premio di maggioranza che consente l’elezione di cinque consiglieri non scelti dagli elettori ma dalle segreterie dei partiti. Non sono capilista e non ricevono neppure preferenze, in estrema sintesi non esistono. Uno di questi potrebbe diventare senatore. Se questa è una riforma…☺

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