passione collettiva     di Antonio Di Lalla
28 Febbraio 2012
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passione collettiva di Antonio Di Lalla

 

Siamo solo un foglio di provincia. Non abbiamo una tiratura tale da orientare con le nostre tesi l’opinione pubblica a livello nazionale, ma ci sostiene, nel nostro impegno, la consapevolezza che le rivoluzioni nascono nelle periferie. E per il principio che “nel loro piccolo anche le formiche si incazzano” non ci manca l’ardire di dar fuoco alle polveri. Questa rivista è nata come luogo di confronto per formarci una coscienza critica e far lievitare una nostra ambizione: riformare la politica scommettendo ancora di più sulle donne, visti i danni che i maschi combinano con la loro propensione a ricorrere alla guerra per giocare a chi è il più forte – in modo che torni ad essere passione pulita, collettiva, autentica per la cosa pubblica.

L’Adriano nazionale, che pure riscuote la mia simpatia proprio per la sua inaffidabilità, in accentuato stato confusionale, vorrebbe che i preti facessero pistolotti sul paradiso, sulla vita eterna, magari annunciando la dannazione per i cattivi e la giusta e meritata ricompensa soprattutto per quanti, avulsi dalla realtà, evitano di coinvolgersi nella storia. Sua immensità, come ha scelto di farsi chiamare da chi non lesina di prostituire anche il cervello pur di fare da lacchè, ha la tipica concezione della religione come tranquillante, al servizio, non sempre consapevole, delle classi dominanti. Con i plausi della destra che rimpiange anche quelle belle liturgie in latino. Spiegare a lui, e a tanti come lui che vedono la perfezione religiosa nell’alienazione più assoluta, la differenza tra fede e religione è tempo perso. Per loro il sovversivo di Nazareth la morte se l’è cercata e che sia spirato sulla croce e non in seguito ad un incidente di cammelli non fa nessuna differenza. Il radicalismo evangelico invece porta a chiare scelte di campo, a coinvolgersi nelle lotte di liberazione, a stare insomma dalla parte degli ultimi.

Cristiani, di varie confessioni, diversamente credenti e non credenti ci ritroviamo a lavorare insieme perché crediamo che una politica altra che parta dall’etica della responsabilità non solo è possibile, ma doverosa, prima che sia troppo tardi. È indecoroso che la corte costituzionale abbia buttato nel cesso un milione e duecentomila firme, ma è ancora più inqualificabile il fatto che il parlamento, alla luce di quanto veniva richiesto nel referendum, non si mobiliti effettivamente per cambiare una legge che a parole – e solo a parole – nessuno vuole. Chi è interessato al nostro voto sappia con chiarezza che non siamo disposti a legittimare persone designate dalle segreterie dei partiti, anche se ci pesa non poco essere astensionisti!

Il cambio di mentalità richiede anzitutto un’adeguata selezione dei pubblici amministratori per impedire privilegi, sprechi e ruberie. A presa diretta, il programma di Iacona su raitre domenica 12 febbraio, il sindaco di Isernia, avvocato Melogli, ci faceva vergognare ulteriormente di essere molisani. Compiaciuto, confessava la sua capacità di dilapidare denaro pubblico. Sembrava la fotocopia di Remo Grande, sindaco di Guardialfiera, ora finalmente inquisito, apparso a report all’indomani del terremoto, che spiegava come arraffare denaro dalla catastrofe. Se la giustizia non fosse così lenta, avremmo, opportunamente, che dove non può l’etica supplisce la legge! Per non parlare dei sindaci del cratere. Si sono riuniti, e inutilmente, più volte da quando hanno saputo che non sarà prorogato lo stato di criticità che non nei nove anni precedenti. Dopo sette anni di emergenza e due di criticità (una bella invenzione per bypassare il consiglio regionale preposto legittimamente al controllo!) cercano ancora proroghe per mantenere in piedi tutto un apparato burocratico che serve a mangiarsi i magri fondi stanziati per una ricostruzione che non c’è. Anziché indignarsi per il perdurare dello stato delle cose, preferiscono farsi usare pur di comparire in foto di gruppo.

Potenza di una politica onnivora e ghiottona che non risponde più a nessuna etica. Tra ladri, corrotti, inquisiti e condannati se ne salvano pochi, ma che, dimentichi del passato, ripercorrono gli stessi errori. Basta vedere Bersani che riprova un tavolo di trattative con quel Berlusconi già due volte spacciato e risuscitato da D’Alema prima e Veltroni poi. Grazie a quello che c’è rimasto di sinistra in parlamento ce lo ritroveremo di nuovo in auge pronto a tornare a far ridere il mondo intero, in questi momenti tristi.

Trapelano notizie di gioco allo sfascio anche nello stato Vaticano, unica monarchia assoluta ancora in piedi. Che ben venga lo scandalo se serve a liberare definitivamente la Chiesa dal potere temporale! E il cardinal Bertone sarà ricordato come l’uomo della provvidenza che, grazie alla sua incapacità, ha affrettato la fine di un regno millenario gerontocratico, patriarcale e maschilista.

Restituire dignità alla politica significa tornare a governare l’economia e la finanza, schegge impazzite di un capitalismo troppo a lungo accarezzato e ora non più gestibile. Non è possibile che si privilegino le banche a scapito delle spese sociali quali salute, studio, disabilità, avvio al lavoro, integrità dell’ambiente. “Quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato ci accorgeremo che i soldi non si possono mangiare” diceva saggiamente un capo pellerossa.

Non potranno essere i governi tecnici a tirarci fuori dai guai, ma solo la passione collettiva per un mondo a misura delle persone. ☺

 

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