Passo dopo passo
3 giugno 2015
0 comments
Share

Passo dopo passo

“L’insostenibile leggerezza dell’es- sere”, questo mi viene in mente, se penso ai nostri tempi. Quando Kundera scrisse il suo libro migliore era il 1968, un anno di grandi speranze a Praga e non solo a Praga, una straordinaria Primavera spenta dalla stupidità e dalla violenza dei carri armati di Breznev. Oggi tutto è cambiato, e pur tuttavia quel duro, amaro paradosso che è poi la ricerca del senso delle cose e della vita è tutto dinnanzi a noi. Con una drammatica aggravante: oggi tutto scorre, anche gli eventi più drammatici, tutto scorre e sembra non lasciare traccia nelle coscienze, nel senso comune e nella politica.

Ogni settimana centinaia di immigrati vengono sepolti nel nostro Mediterraneo; nel lontano mare che costeggia la Birmania, la Tailandia e la Malesia migliaia di profughi Birmani – una minoranza che lo stato Birmano non riconosce come suoi cittadini – respinti da tutti galleggiano sino a morte sicura. L’elenco delle tragedie, delle grandi e piccole sofferenze sociali è troppo lungo, solo lo si volesse citare. Accanto alla violenza del terrorismo e delle tante guerre diffuse nel mondo vi è poi la sofferenza quotidiana di chi vive nelle nostre anonime e spoglie periferie urbane, ove i nuovi disperati si scontrano con i nostri diseredati. Accanto ai grandi disastri ambientali abbiamo quel continuo, sistematico degrado dell’ambiente, quel festino al quale poveri e ricchi partecipano e che può pregiudicare il destino di tutti. Accanto ai grandi scandali finanziari, alle grandi ruberie della politica vi è quel piccolo ladrocinio che alcuni mediocri politicanti fanno giorno dopo giorno e che uccidono la Politica e la sua missione democratica e storica. Consiglierei la visione ripetuta di quella trasmissione de le Iene sui consiglieri regionali del Molise e sui loro emolumenti: una testimonianza solare della miseria dei politicanti di casa nostra. La situazione è dura, non solo per i fatti in sé, ma per il torpore, l’indifferenza e la complicità di gran parte dei cittadini. Questa a me sembra la vera questione, sulla quale sarebbe bene avere una seria riflessione e non basta più solo recriminare.

È decisivo capire cosa è accaduto e cosa sta accadendo nel cuore profondo della società. Se tanti masanielli con la cravatta o senza camicia hanno occupato il palcoscenico della politica, qualcosa di profondo deve essere accaduto! Se le contraddizioni in seno al popolo diventano la contraddizioni dominanti, mentre i ricchi diventano più ricchi e le diseguaglianze nella società sempre più grandi, qualche tumore deve essere cresciuto nel corpo vivo della società! Resto convinto che ragionare su questo insieme di questioni è decisivo se non vogliamo perderci nel bricolage politico.

In primo luogo la mutazione genetica nel corso di questi ultimi cinquanta anni della cultura profonda, di quella civiltà che aveva per secoli ordinato la nostra società. La famiglia, la religione, l’ideologia del lavoro, il sentimento di appartenenza ad una comunità e financo il modo di vivere sentimenti e sessualità, tutto è stato sconvolto. La “società del benessere e dei consumi” e poi negli ultimi venti anni la “globalizzazione” hanno rivoluzionato la vita dell’individuo e della società. La sinistra, nelle sue diverse facce, ha accompagnato questi processi, talvolta li ha accelerati, ha anche provato a correggerli, ma in realtà il vero, unico direttore d’orchestra è stato il capitalismo, il feticcio delle merci e del mercato. Questa mutazione, questa spoliazione e delle antiche virtù e dei vizi antichi ha raggiunto la sua massima esaltazione con la decadenza della Politica e con la morte dei Partiti.

La grande Politica e la stessa sinistra, che pure non erano prive di contraddizioni, prima con la resistenza al fascismo, poi con le grandi lotte sulla giustizia sociale e sui diritti del lavoro, avevano rappresentato una grande identità popolare e di classe. La crisi di questo mondo della politica ha tolto ogni barriera agli spiriti selvaggi del capitalismo e del mercato e ha finito per legittimare il primato ormai indiscusso della finanza e dell’economia. Ovviamente il mio non vuole essere un invito al ritorno al bel tempo andato che poi così bello non era, ma il richiamo forte a comprendere la complessità e la radicalità dei processi di questi ultimi decenni, come premessa essenziale per affrontare i marosi di questi ultimi anni. Serve poco o nulla polemizzare con il Renzismo, con l’ideologia dell’uomo solo al comando, con l’avventurismo e la superficialità dei cambiamenti costituzionali, con la retorica demagogica e con la miseria della cultura e della proposta politica se non si ha chiara la diagnosi della malattia. Si è determinato un vuoto, uno smarrimento profondo nella vita degli individui e della comunità. Renzi, Grillo, Salvini, i De Luca e ieri Berlusconi questo vuoto hanno riempito e questo smarrimento hanno consolato.

Quando si volle sciogliere alla fine degli anni ‘80 il Partito comunista italiano, alcuni di noi tentarono l’improbabile impresa di rifondare con ciò che restava “il comunismo” e un nuovo Partito comunista. Oggi, se è possibile, l’impresa è ancora più ardua. Si tratta di rifondare la Politica in quanto tale, di ritrovare il suo senso, la sua legittimità storica e la sua connessione sentimentale con la società. Si tratta di ricostruire una civiltà, una ragione sociale e il senso di una comunità e, infine, di riscoprire una vera e propria antropologia positiva dell’individuo. Tutte virtù ormai prive di stella polare e sgretolate dalla macina del capitalismo dei nostri tempi. Resta sul tavolo il crudo interrogativo del che fare oggi e qui. Me la potrei cavare rispondendo che vi sono fasi storiche, epoche nelle quali non resta che chiudersi “nei conventi dei Benedettini”. Potrei dire, come è ormai consuetudine, che i piccoli movimenti in corso nel mondo politico della sinistra alternativa, da Landini passando per SEL sino alla sinistra del Pd, sono poca cosa e comunque ipotecati dal peccato originale. Non è così e come dicono gli inglesi “step by step”, ho occupato sin troppe righe di questa nostra preziosa rivista. ☺