PD ultima spiaggia
7 aprile 2018
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PD ultima spiaggia

Le elezioni regionali sono ormai alle porte e i due poli, centrodestra e centrosinistra, fino all’ultimo, hanno continuato a comportarsi come se nulla fosse accaduto il 4 di marzo. Il timore che i pentastellati arrivino al 50 per cento dei consensi elettorali non ha impedito che il “Circo Barnum” della politica continuasse ad offrire solo spettacoli clowneschi. Nell’arena non ci sono rimasti né tigri né leoni ma solo carcasse in disfacimento. Ancora una volta Roberto Ruta, autore di tutte le sconfitte del centrosinistra, passate e future, oltre che inventore del premio Frattura, ha continuato a dettare la linea ai compagni di Bersani: lui che a sinistra non svolta neanche quando incontra un segnale obbligatorio.

L’ex senatore, che in tutta la sua carriera politica si è sempre occupato degli interessi che si sviluppano tra viale Elena e piazza Prefettura, a Campobasso, questa volta, per farsi notare dai gonzi, è salito sulle barricate edificate da qualche suo amico medico, non perché preoccupato dei livelli minimi offerti dalla sanità molisana ma per sferrare un attacco personale a Paolo Frattura, rivendicando così il diritto, in capo alla politica, in sostanza il suo, di decidere sulla governance degli ospedali privati. Una pretesa, quella di Ruta, che contiene in sè un’energia capace di fondere comunismo e liberismo in un amalgama di colore marrone chiaro, una sorta di “Quarta Via” alla molisana. Questa pensata, condivisa da centinaia di compagni stitici, ha consentito all’ex senatore di uscire dall’angolo in cui si era cacciato, per chiedere al suo partito, il PD, dove siede tra i banchi della minoranza, discontinuità con quello stesso governo regionale da lui “suggerito” cinque ani fa, con la plateale minaccia di utilizzare i voti di un partito avversario, quello di Leva, per correre da solo alle prossime elezioni regionali.

Scegliere oggi di candidare Veneziale, assessore dell’attuale giunta regionale, a capo della coalizione di centrosinistra, dimostra che non di discontinuità si trattava ma di evidente lotta personale assecondata da chi avrebbe dovuto sapere che lo sbarramento fissato dalla legge elettorale regionale all’8% non avrebbe consentito al duo Leva /Ruta, con quelle percentuali da prefisso telefonico, di mettere più piede in consiglio regionale. La segretaria del PD, alla quale vanno i nostri più affettuosi complimenti, invece di dettare le condizioni per un’alleanza in grado di vincere, si è invece fatta imporre, da due perdenti di razza, e non se ne sentiva il bisogno, la strada per arrivare ultimi, anche perché, nel PD ultima spiaggia, importante non è vincere per governare ma essere lì, a vigilare che nulla cambi nel Palazzo. Non uno straccio di proposta, non una sola idea per contrastare il dramma che affligge i giovani molisani disoccupati costretti a migrare, non un solo rumore rispetto al fenomeno di una terra che diventa sempre più “grande” a causa della decrescita demografica. Non c’è e non ci sarà in Molise un ospedale di secondo livello, non perché Frattura si è distratto alla Conferenza Stato Regioni ma perché mancano i numeri, “gli utenti”, e fra qualche anno non ci saranno più Molisani in questa regione. È questa la colpa di Frattura e di chi lo ha preceduto.

Animati dalla voglia di fare politica, per tempo, come rivista, abbiamo offerto alla discussione un documento programmatico, elaborato insieme ai nostri sostenitori, ai cittadini comuni e a donne e uomini di buona volontà. Non abbiamo chiesto nulla in cambio, né candidature né posti di comando, volevamo esserci per dare non per ricevere. Abbiamo indicato un metodo e un percorso per uscire dal pantano in cui si è cacciato chi oggi si candida a raccogliere le istanze provenienti da un mondo inascoltato, consapevoli di doverci scontrare contro chi, negli ultimi vent’anni, ha pensato molto a se stesso e poco agli altri. Nessuno ci ha chiamati.

La batosta elettorale subita alle elezioni politiche sembra non avere insegnato nulla. Hanno continuano a litigare come prima e più di prima e dopo aver definitivamente buttato via la maschera che copriva le loro miserie, si sono arresi ai loro finti nemici, sedotti da superbe alleanze di unità regionale e di resistenza “allo scippo del posto fisso”: il loro. Ma il tempo è ormai scaduto. Tentare di fermare i “barbari” è operazione praticamente inutile: sono già nelle nostre case, vivono insieme a noi. Non siamo riusciti a riconsegnare al futuro un mondo migliore di quello che abbiamo trovato, è quindi giusto passare la mano. Potremmo nel frattempo tentare di comprendere, non le ragioni ormai note della loro ribellione, ma il punto di approdo della loro traversata e soprattutto la rotta da loro disegnata e tuttavia ci scopriamo inadeguati e incapaci di utilizzare i loro attrezzi di bordo, troppo diversi dai nostri per comprendere sia la meta, che la strada per raggiungerla. Ci siamo attardati, in questo quarto di secolo, a guardarci allo specchio per vedere chi era il più bello del reame e ci siamo dimenticati di guardare oltre lo specchio.

Brecht racconta che a Ulm, piccola cittadina tedesca, nel 1592, un sarto si persuase di aver inventato un apparecchio con cui un essere umano poteva volare. Invitato malignamente dal vescovo della sua città a provarne l’efficacia, si lanciò nel vuoto dal piano più alto del palazzo e morì schiacciato sul selciato. Eppure, poco più di tre secoli dopo, l’essere umano sarebbe stato capace di volare. I personaggi di questo racconto, il vescovo cinico e cattivo, come solo i preti sanno essere, e l’artigiano folle e visionario, narrano la metafora di un mondo perennemente in lotta tra conservazione e progresso tra realtà e sogno ma la storia ci insegna che neanche il diavolo riesce a frenare i nostri sogni consegnandoci la certezza che abbiamo sempre più bisogno di sarti sognatori che di vescovi polverosi.☺

 

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