Perugia-Assisi 2018
9 ottobre 2018
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Perugia-Assisi 2018

Stiamo vivendo in Italia e nella UE (ma anche nel resto del mondo) un momento storico di inquietante crisi di valori (la solidarietà, la partecipazione costantemente coscienziosa alla polis, il rispetto per altre culture da cui scaturisce l’integrazione interetnica, la consapevolezza di possedere e di difendere i cosiddetti beni comuni, come l’acqua, il territorio, l’ambiente, la cultura, il lavoro, la sanità, etc.) che fortemente vorremmo tornassero al centro degli interessi della nostra vita sociale, culturale e politica. Questa fase è contraddistinta da una pervicace e profonda afasia dialettica e culturale, che si esprime attraverso l’indifferenza, la superficialità, se non addirittura l’alterità spocchiosa e razzista molto diffusa nella nostra società e nel mondo occidentale e del nord del mondo, in genere. Infatti, quali sono gli atteggiamenti e i sentimenti che esprimiamo verso tutti coloro che provengono da paesi poveri? Sono sicuramente quelli che evidenziano l’avversione nei confronti di chi osa venire a destabilizzare la nostra quotidianità piccolo-borghese con la loro povertà, con la loro mancanza di tutto; quelli che alimentano impulsi oltraggiosi ed ingiustificati come l’odio razziale verso quanti sbarcano sulle coste del nostro Paese, spinti dalle guerre, dalla povertà, dalle persecuzioni, ma per niente sfibrati nella ricerca di una vita dignitosa, legata al lavoro e alla volontà di integrarsi nelle realtà nazionali, prescelte come il nuovo paese di adozione. Il revival delle idee razziste, segregazioniste, nazionaliste, identitarie, fasciste è stato indubbiamente determinato dalla crisi economica, scatenatasi dal 2007, che ha letteralmente impoverito più della metà dei paesi del mondo.

I diseredati, i poveri, i migranti, sono visti come persone indesiderate, perché verrebbero ad occupare posti di lavoro destinati ai residenti; divulgherebbero malattie (ad esempio, la tubercolosi) debellate da decenni da noi ma riportate in Occidente da quanti non hanno mai conosciuto né le vaccinazioni né la prevenzione sanitaria. Ebbene, costoro genererebbero confusione, disordine, invasione. Siamo davvero giunti a un livello di preoccupante inciviltà, ad un limite di quasi non ritorno, noi che in Italia, dalla fine della seconda guerra mondiale fino a tutti gli anni ‘80 del secolo scorso, abbiamo avuto i più grandi e combattivi sindacati, come pure la sinistra comunista più possente dell’ Occidente, noi che in tutta la nostra storia moderna soprattutto abbiamo conosciuto e patito il flusso, inarrestabile talora, dell’emigrazione e della fuga dalla nostra povertà e dalle nostre arretratezze. Ma questo è il desolante panorama sociale e civile oggi in Italia, scenario doloroso e sconfortante che una serrata ed insistente propaganda pluto-borghese ha saputo fare, imponendo alla maggioranza dei cittadini idee e convincimenti che supponevamo, se non estinti completamente, non tali da prendere piede presso le fasce popolari colpite maggiormente dalla crisi economica attuale, idee, come il fascismo, il razzismo, la violenza spesso impunita sulle donne e i bambini, l’individualismo sfrenato volto al soddisfacimento personale conseguito dal e col denaro, l’odio fobico verso quanti sono poveri o scesi nell’inferno della povertà, diseredati, o persone con la pelle scura. Di qui, la divulgazione di teorie razziste e fasciste, la violenza contro le donne e sulle donne; l’attacco alla Carta Costituzionale, che rimane il bersaglio prediletto da abbattere, l’obiettivo primario da perseguire da parte della finanza internazionale e del ceto politico transnazionale che, abbassando il capo e piegando la schiena, obbedisce in tutto e per tutto al diktat imperioso e vorace delle banche. Di qui, anche la critica ferocemente volgare del ministro degli interni del nostro paese, che svolge prevalentemente il ruolo di segretario di partito all’interno della compagine governativa; come pure la incongrua ed irrazionale disapprovazione della capogruppo alla Regione Molise della Lega, che aggredisce l’arcivescovo di Campobasso, mons. Bregantini con osservazioni di bassa lega, come quella che debba preoccuparsi, il prelato, più che delle immigrazioni, delle ragioni circa la scarsa frequentazione da parte dei fedeli delle chiese e delle funzioni religiose.

Magliette rosse

La società civile riesce ad esprimere ancora al suo interno persone e gruppi associativi che hanno la Costituzione al centro del loro costante impegno civile. All’inizio del mese di luglio scorso, un gruppo di associazioni, fra cui Ampi, Arci, Articolo 21, Cgil, Cipsi, Legambiente, Rete della Pace, Tavola della Pace, su proposta di Libera contro le mafie, lancia la manifestazione popolare delle Magliette rosse, il colore delle magliette dei bambini e degli adolescenti che salgono sui gommoni per arrivare sulle nostre coste e immaginare l’inizio di una migliore e nuova vita; scopo è reagire alla deriva etico/civile del popolo italiano che in gran parte sta guardando al razzismo, alla cultura della violenza come strumenti di difesa dalla presunta invasione dell’Europa da parte delle popolazioni del Sud del mondo, e per contrastare la politica dell’attuale governo di respingimento degli immigrati nel Mar Mediterraneo. La risposta è stata grande tanto da spingere le stesse associazioni a partecipare alla Tavola della Pace e, poi, ad aderire alla Marcia della Pace Perugia/Assisi del prossimo 7 ottobre. La Tavola della Pace stima che circa 60/80 milioni di persone, donne, bambini, si muovano per cercare un’oasi di pace, lontano dai loro paesi in guerra o vittime della crisi economica, determinata dalla voracità ingorda delle banche, della finanza internazionale, che dominano gli scenari internazionali. Ora il problema della Pace non riguarda solo questi infelici ed innumerevoli uomini; ma anche tutti noi. Infatti, la crisi economica, la disoccupazione galoppante, i gravi cambiamenti climatici (gli ultimi terremoti, il disgelo dei ghiacciai del Nord del mondo), la violenza indiscriminata, il razzismo diffuso, la xenofobia, il nazionalismo, le invenzioni delle identità nazionali, l’aumento delle spese militari e la rincorsa al riarmo nucleare sono tutti segnali ed elementi che stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza del nostro pianeta.

In marcia per la pace

La Marcia della Pace del 7 ottobre p.v. capita a cento anni dalla fine della prima guerra mondiale, a settant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e a cinquant’anni dalla scomparsa di Aldo Capitini, considerato il padre putativo della Marcia stessa, da lui ideata, sostenuta e concretata. Pertanto, proviamo, partendo da queste premesse, a fare delle puntuali riflessioni sulla importanza vitale della cultura della Pace e dell’applicazione veritiera e concreta del’art. 11 della Costituzione, che invita il popolo italiano e i suoi governanti a non fare più guerre ma a risolvere le controversie internazionali con lo strumento del dialogo e degli accordi bilateralmente dignitosi.

La Marcia della Pace vuole, inoltre, rappresentare anche un momento di riaggregazione delle fasce popolari, giovanili e non, sui temi nodali della Carta Costituzionale, che si richiamano alla solidarietà, alla giustizia, ai diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino che riguardano la difesa della vita ma anche della sua dignità sociale e civile, che scaturisce dal lavoro, strumento essenziale della democrazia. Il sacerdote comboniano, noto a tutti per il suo impegno missionario fra gli ultimi della terra, padre Alex Zanotelli, in una recentissima intervista a Il Manifesto così si è espresso: “È un momento molto difficile ma in cui la neutralità è immorale, dobbiamo schierarci e con la Perugia/Assisi si può dire da che parte si sta, cioè contro il pensiero dominante, perché la Marcia è stata sempre questo (…) potremmo andare dal governo nazionale e chiedere almeno due cose (…) che l’Italia fermi l’export di bombe verso l’Arabia Saudita e lo Yemen (…) e che il Parlamento ratifichi il trattato di abolizione delle armi nucleari adottato dall’Onu un anno fa (…)”.

La campagna in difesa dei diritti diventa così l’ossatura dell’impegno sulla legalità, che è e rimane il compito, il dovere civile e politico per l’applicazione della stessa Costituzione e, di conseguenza, il contrasto permanente e fiero contro quanti hanno per obiettivo la distruzione della Costituzione del 1948. ☺

 

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