pietra dopo pietra  di Antonio Di Lalla
30 Ottobre 2011
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pietra dopo pietra di Antonio Di Lalla

 

Inizia per noi terremotati il decimo anno tra le macerie materiali e morali causate dal sisma – e non solo – del 31 ottobre 2002. Scampato il sussulto della tornata elettorale, appena conclusa, che ci avrebbe portati dalla padella alla brace, come avremo modo di argomentare, ci dobbiamo porre una domanda seria che prendiamo in prestito per chiarezza e profondità da Etty Hillesum, una donna di origine ebraica morta in un lager nazista: “Vado cercando un tetto sotto cui ripararmi o vado costruendo pietra dopo pietra la mia casa?”.

L’interrogativo è centrale per analizzare le scelte individuali che poniamo in essere, ma è soprattutto dalla risposta che daranno i partiti sedicenti di sinistra, finora dubbia, che può nascere una vera alternativa al berlusconismo e ai suoi affiliati, i quali oggi cominciano a vergognarsi di lui, tanto che il centrodestra molisano si è guardato bene dal farlo intervenire nella recente squallida campagna elettorale. Finché il centrosinistra non riparte dal cosa e come vuole costruire, possiamo solo assistere agli insulsi arrembaggi che, pur non approdando a nulla, servono comunque a farlo sentire in vita. Qualcuno si è perfino scandalizzato della nostra precedente copertina che crudamente snobbava la farsa che stavano mettendo in scena, anziché indignarsi per le indecenti coalizioni scese in campo. I fatti, purtroppo, ci hanno dato ampiamente ragione, dato che alle urne si è recato appena l’un per cento in più rispetto ai referendum di giugno, e c’è da dire, senza contare la gran quantità di schede annullate o lasciate bianche, che erano circa quattrocento i questuanti che hanno setacciato le case promettendo mari e monti pur di carpire una preferenza.

Chi a sinistra si dispera per la manciata di voti che ha impedito il sorpasso del candidato presidente Frattura ha il prosciutto sugli occhi (anzi la mortadella, che è più proletaria) per non vedere il distacco abissale fra le due coalizioni; e quelli che provano a scaricare la colpa sul movimento 5 stelle rifiutano di capire che non sono la causa della sconfitta, ma la conseguenza di scelte fuori luogo e rampantiste fatte proprio dal centrosinistra. Cercavano un tetto sotto cui ripararsi e glielo ha fornito tale Roberto Ruta; continuano a non rendersi conto che finché abboccano alle strategie perdenti di siffatto soggetto non vinceranno neppure se correranno da soli! I partiti del centrosinistra sono come le case danneggiate dal terremoto, se non si riparte dalle fondamenta, ma si fanno solo riparazioni funzionali, ad ogni scossone fuoriusciranno nuove e peggiori crepe. I movimenti e le associazioni, all’inizio dell’estate, volevano ridare linfa alla politica, ma la saccenteria dei politicanti li ha snobbati. Noi continueremo perché il rinnovamento passa attraverso la coscientizzazione e gli asfittici partiti, quando se ne accorgeranno, saranno sempre i benvenuti. Ma c’è qualcuno di loro che è disposto a mettersi in discussione e ripartire da zero? Se non lo fanno loro, perché non ci trovano tornaconto, iniziamo noi a ricostituire circoli nei paesi, nei quartieri, dovunque ci siano persone disposte a mettersi in gioco in modo che la democrazia torni ad essere partecipata.

“Un tetto sotto cui ripararsi” cercano i per niente onorevoli in parlamento, tenendosi aggrappati al peggiore e più squallido presidente del consiglio che la storia ricordi. Tutto intorno a loro va in frantumi, ma essi, imperterriti, si prostituiscono con la mente, quando non con il corpo, sperando che l’agonia sia più lunga e redditizia possibile. Credenti e non credenti, laici e cattolici, senza un minimo di orgoglio, si ritrovano a praticare l’accanimento terapeutico, perché, staccata la spina, crolla anche il tetto sotto il quale si sono riparati.

La nostra rivista ha fatto del terremoto un punto imprescindibile per leggere la storia, come gli ebrei con l’esilio; di conseguenza oltre che guardarli con simpatia, stiamo accanto a tutti quelli disposti a costruire pietra dopo pietra, come i giovani che non si rassegnano, che protestano, che cercano faticosamente il nuovo o di scrostare il vecchio ancora valido. Le violenze dell’ultima manifestazione a Roma, prevedibili e perciò non arginate, sono servite per non prendere in considerazione le sacrosante istanze di chi vuole un mondo più a misura delle persone. Solo la malafede di certi osservatori può aver fatto confondere le pietre di cui erano portatori i giovani con i sampietrini lanciati dagli infiltrati!

Siamo accanto agli immigrati che cercano pane e libertà, perciò caldeggiamo la raccolta delle firme per le proposte di legge sulla riforma della normativa sulla cittadinanza e sul diritto di voto per le persone di origine straniera residenti in Italia. La casa che vogliamo costruire non è per escludere, ma per accogliere.

L’alterità, come ci propone Silvio Malic con la solita profondità e competenza, è componente essenziale dell’essere; senza la relazione si può sperimentare solo la prigionia dell’esistenza. Ponti, non muri, vogliamo costruire con le pietre a nostra disposizione.

Al nascente terzo governo Iorio lanciamo una pietra come domanda: in questi dieci anni lei ha fatto transitare tantissimo denaro per la ricostruzione e la ripresa produttiva, perché non è nato niente, anzi stiamo peggio e senza prospettive? Se la sanità ha i debiti vuol dire che si è speso, non sarebbe tempo allora di vedere almeno qualche frutto? Un tempo si rispettava il cane per il padrone, ma in questa tornata, si sarà reso conto, la gente ha accarezzato il cane e tirato un calcio al padrone! Bene fa a punirli evitando gli assessori esterni. Se non altro almeno risparmiamo☺

 

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