Fuggiva
cucciolo d’orso a dorso di madre

Ripasso croci una ad una
come cantilena di Rodari
a memoria.

Mai vissuto all’ombra
di medici e ciarlatani e urlatori,

Sei lucciola nel ventre del mio cuore

Suona organetto suona
dita a rastrello mano tesa
a volte implora a volte a stento.

Abito il supplizio degli ultimi
come mia stessa carne.

Notte d’allodole morte
cicale mai dome confondono l’autunno.

Rimane l’osso ancorato alla radice
il resto andato in briciole d’arrosto.