poeti molisani
2 Dicembre 2010
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poeti molisani

 

Connubio felice, a parere di chi scrive, quello fra l’educazione dei giovani e la poesia. Ancora più riuscito, poi, se la poesia lascia spazio – anzi, si impegna a ridare dignità e spessore – al dialetto, questo “parente povero” della lingua ufficiale che spesso, proprio nella scuola che dovrebbe insegnare a custodirlo e a farlo crescere accanto all’uso consapevole e corretto dell’italiano standard, viene ignorato o snobbato.

È sulle corde espressive e multiformi del vernacolo molisano che si esprimono, e menomale, quasi tutti i venticinque autori inclusi nel terzo volume della raccolta Antologia di poeti molisani, curata da Giuseppe Fratangelo, che ha voluto qui selezionare – dopo una lunga dedizione alla poesia in lingua italiana – una serie di liriche (per lo più inedite, seppure premiate da significativi riconoscimenti regionali e nazionali) nate in un cenacolo di amici: quelli che si ritrovano nel mese di luglio, da quattro anni, a San Polo Matese in una manifestazione comunale che vuol essere un omaggio alla poesia, e alla poesia in dialetto. Come questa raccolta, secondo le intenzioni del suo curatore, vuol essere un omaggio “ai giovani studenti” perché assaporino il modo fresco e vivo con cui il dialetto può trasmettere un affetto, una visione della vita, una tristezza.  

Il tema predominante è senz’altro quello dell’amore, colto in tutte le sue più diverse sfumature: nella poesia di Antonio Angelone – che compone in italiano – c’è l’amore per la figura paterna (In ricordo di mio padre Domenico), che ha le sembianze della nostalgia e del rimpianto, oppure quello passionale per la “donna dagli occhi di lince” (Tra giardini fioriti), fino alla memoria dei luoghi dell’infanzia (Come vorrei). Ma l’amore, anche quello non corrisposto che diventa perciò dolore, è un tema caro anche ad Antonio Caterina (Come l’alba), che tuttavia trova nel mistero e nella magia della natura nascosta in un fiore, o in un’alba, quel “dono della vita” che dà speranza e voglia di vivere e ricominciare ogni giorno, con stupore e gratitudine per la Creazione. 

Se gli affetti familiari sono anche nei versi di Nicola Cinotti (La mia mamma) e di Maria Lucia Del Monaco (che, in Acrostico, canta l’amore complice, speciale che lega nonni e nipotini), è con i numerosi poeti dialettali che entra direttamente in scena, nelle poesie, il Molise. Il ricco, vivido mondo popolare viene rappresentato nelle felici pennellate di Mario De Lisio, ad esempio, che vede nell’altalena (U’ scionmbelille, appunto) la metafora del riscatto dei “cafoni”, o che ci fa sentire sulla pelle la “fatìa” di Ze Peppine U’ chierichette, uno spaccapietre che ha visto la schiena curvarsi per l’età e il duro lavoro, ma ha conservato l’animo innocente e fiducioso di un fanciullo.

Altri squarci molisani, conditi dai personaggi dell’antica società patriarcale, sono quelli presenti nelle poesie di Giuseppe Fratangelo (Zi Primiano u zampugnare, Lu sciume Befierne) come di Pina Di Nardo (La vezzoca), ma non mancano – nei poeti in vernacolo così come in quelli in italiano – temi di più ampio respiro: c’è l’aborto, c’è la guerra, l’emarginazione degli ultimi, la morte.

Nessuno è profeta in patria, si dice. Men che meno lo sono, spesso e a torto, gli artisti locali che – dal teatro alla musica alla letteratura – sono di rado conosciuti e gratificati come meritano nelle loro realtà di provenienza. Sarebbe auspicabile, invece, allargare gli orizzonti letterari dei nostri giovani studenti con qualche autore molisano che può essere incontrato di persona, conosciuto, scoperto. Accanto ai grandi, avere il coraggio di inserire qualche sapore locale che stimoli i ragazzi, per esempio, a guardare il loro paese o le loro montagne con occhi diversi, con gli occhi incantati di un poeta.  ☺

gadelis@libero.it

 

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