Mi è capitato in questi giorni di scambiare qualche battuta, non casualmente davanti alla banca di Montecitorio, con un noto economista anche lui parlamentare diversi anni fa;

Il nostro paese appare il più reattivo ai mutamenti, così fu con il fascismo negli anni ‘20, così con il Berlusconismo degli anni ‘90 e così è oggi con il governo giallo-verde

A Molise Cinema si è discusso con Italo Moscati e con Ermanno Taviani di una pagina di quella storia lontana, densa di significati e troppo spesso dimenticata o letta con le lenti della banalità: il conflitto fra Pasolini e il movimento del ‘68.

So che non servirebbe a nulla, perché il senso del dovere civico è una brutta bestia che una volta impadronitosi di te non ti lascia più, e continua a fare il cane da guardia

Da Tangentopoli ai giorni nostri abbiamo assistito alla caduta dei partiti tradizionali a vantaggio dei populisti. Quale la soluzione?

Non abbiamo fatto in tempo a metabolizzare il presunto inizio della Terza Repubblica – quella del Cambiamento – che ci ritroviamo d’emblée proiettati nella Quarta: la Repubblica Presidenziale.

Non è un buon inizio. La situazione politica italiana è fastidiosa prima ancora che pericolosa. Se il governo che verrà, dovesse portare avanti con coerenza la flat tax, il reddito di cittadinanza e la riforma della Fornero, noi ci troveremo di fronte rapidamente ad una situazione finanziaria insostenibile, al rischio di una bancarotta dello Stato e i prezzi sociali sarebbero altissimi

Vent’anni di prigionia non hanno smesso di far parlare di lui.

Il Molise è il vero laboratorio storico di Tommaso di Lampedusa, le vicende molisane sono la testimonianza più fedele della sapienza dei “gattopardi” italiani.