Populismo ed educazione
14 Febbraio 2019
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Populismo ed educazione

Scrivere oggi sul contesto cultural/politico che si manifesta quotidianamente, richiede una capacità che va oltre le ragionevoli opposizioni a quelle espressioni e sensi comuni “populistiche” quali: insofferenza generalizzata verso il sapere e coloro che ne sono portatori … ma i propri piccoli saperi ed alcuni sconcertanti spot di bassa Lega a cinque stelle, vengono ritenuti nuova cultura. La critica della casta di ieri – la contestazione del livello istituzionale della politica … degli altri – l’antiparlamentarismo eccentrico … se si votano quelli della curva opposta – padroni in casa propria … ma facendo da padri-padroni nella propria ed in quella altrui – fuori dai nostri porti gli speculatori … confondendo vittime e carnefici – l’Europa dei padroni … salvo poi diventare l’Europa del popolo se ci dovessero andare loro -.

Più di qualcuno ritiene che tali “fenomeni” siano certamente diversi dal fascismo storico e da quello che gli somiglia, ma che appartengono alla stessa “famiglia”. Addirittura, si è tentato anche una lettura metafisica del populismo. Consigliabile, a tal proposito, leggere il relativo intervento di Rocco Ronchi sul sito https://www.doppiozero.com/materiali/metafisica-del-populismo.

Un po’ tutti ritengono che le molte delusioni accumulate negli anni dai vari governi, eludendo i problemi reali della gente, della democrazia ed omettendo sulle riforme promesse, siano la vera causa. Qualcuno ha “osato” indicare che la causa sia da ricercarsi nel fallimento dei processi educativi affidati alle scuole ed università, in particolare a quelle statali e non di meno ai docenti in queste. Personalmente ne sono un convinto assertore e ritengo superfluo fare una ulteriore “difesa” di tale tesi: è sufficiente che ciascuno di noi rifletta sulle proprie esperienze di docenti e/o discenti. La coerenza dei docenti (non meno quella dei discenti) ed il loro messaggio educativo, annegava ed annega nell’ opportunismo evidenziato nella vita reale e nei tanti collegi dei docenti, dove, ignorando circolari e leggi, si è difesa una serie di piccoli e grandi privilegi di comodo. Pochi, troppo pochi, si sono resi conto che indagando e snobbando il prof. che ha cercato e cerca di svolgere la propria funzione con rigore e con i tanti limiti comuni ai mortali, prof. compreso, ma ignorando i tanti altri che manifestamente non svolgono o non hanno svolto la loro funzione, si è fatto, si stava facendo e si fa un terribile errore educativo!

I nostri giovani e meno giovani concittadini hanno imparato sui banchi di scuola che paga di più l’opportunismo e l’ignoranza, piuttosto che il rigore e la preparazione; paga di più la raccomandazione dai titolari di decisioni, piuttosto che la capacità tecnica e scientifica delle proprie competenze espresse in un confronto dialettico trasparente. I cittadini di oggi mancano di coordinate scientifiche per discriminare il grano dalle pagliuzze disseminate qua e là da esperti seminatori di qualunquismi e notizie sporche di verità oggettive.

Già in altre occasioni mi sono permesso di evidenziare la necessità di richiamare l’essenzialità dei processi educativi nelle istituzioni che ne sono portatori, ovvero scuole ed Università, così come nei comportamenti quotidiani dei vari protagonisti della vita pubblica: un esempio di rigore e coerenza, vale quanto una biblioteca di testi pedagogici e, forse, teologici; mentre il contrario, mette al rogo tutte le biblioteche sparse nei vari territori del pianeta. Il mio “feticcio”, educatore tra i tanti, evidenziava la necessità di ragione e religione per formare onesti cittadini e buoni cristiani, ricordando ai credenti che la santità consiste nello stare allegri.

Oggi assistiamo al divertentissimo giochino di chi ci governa, con il quale, giocando con metamorfosi continue, confondono ragione e religione, senza averne sufficienti ragioni e competenze. Intanto i molti furbetti utili al voto son già pronti a scaricarli, nel caso venisse loro ricordato che bisogna essere “onesti” cittadini e che buoni “cristiani” non significa mostrare croci e rosari, ma farsi portatori della croce altrui ed agire nella coerenza al messaggio del Figlio della Signora del rosario; i molti altri, affascinati dalle possibilità di cambiamento o delusi dell’operato di chi, prima, aveva la possibilità di alimentare la speranza, sono già allertati.

Gli altri della nostra vita politica nazionale, se volessero veramente “risorge- e”, è opportuno, a mio parere, che fermino i loro passi sulla necessità di dare voce ad una ragione educata, coerente e tecnicamente credibile, con il coraggio di chi non teme l’oscuramento ed il confronto e con l’umiltà di riconoscere i propri errori e le proprie omissioni.☺

 

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