Prevenzione sismica
9 ottobre 2018
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Prevenzione sismica

In seguito agli eventi sismici che, a partire dal 24 Agosto 2016, colpirono i territori dell’Italia centrale, noti per le loro caratteristiche peculiarità geologico-ambientali, su sollecitazione del mondo tecnico-scientifico e non solo, fu in più occasioni fortemente rilevata la necessità di rendere quanto prima obbligatorio per ogni tipo di costruzione, il fascicolo d’uso e manutenzione del fabbricato e/o del costruito, al fine di avere le informazioni necessarie e sufficienti per definire il grado di sicurezza dell’edificato, anche e soprattutto, in relazione alle condizioni del substrato geologico su cui la singola struttura insiste.

Informazioni di tal genere hanno il duplice scopo di definire sia le giuste condizioni di sicurezza della struttura, sia il valore, anche economico, della stessa; il tutto inserito in un contesto di opportuna consapevolezza dei fruitori delle opere realizzate, sia presenti che future.

I recenti eventi sismici, tra Guglionesi e Montecilfone, avendo riguardato direttamente territori della nostra Regione, non possono che essere uno stimolo in più a ché i decisori politici nostrani si attivino, senza derogabili indugi, nella direzione indicata e sostenuta da coloro che quotidianamente operano in questo delicato settore.

Per di più e in proposito, la Sigea (Società Italiana di Geologia Ambientale) ha ultimamente messo a punto e reso disponibile (scaricabile dal sito sigeaweb.it) l’interessante pubblicazione, in via di presentazione in varie località italiane, dal titolo Rischio sismico in Italia: analisi e prospettive per una prevenzione efficace in un Paese fragile. Nella nota introduttiva, i curatori, Antonello Fiore e Vincent Ottaviani, affermano:Il volume raccoglie i contributi dei massimi esperti in tema di rischio sismico con la consapevolezza che tanto ha fatto la ricerca italiana negli ultimi 40 anni, affermandosi con i propri studi in ambito internazionale, ma che non tutto quello che è stato compreso è stato recepito dai decisori, dagli investitori, e dalla popolazione; popolazione che di questa ricerca dovrebbe essere la prima a beneficiare”.  

Il comportamento della singola opera, in caso di evento sismico, se da un lato è direttamente collegato alle modalità costruttive utilizzate e ai materiali impiegati, dall’ altro è ben noto quanto la conoscenza puntuale della natura geologica e geomorfologica dell’immediato sottosuolo, su cui è eretto, risulti fondamentale. Sono numerose, infatti, le testimonianze di edifici che, sia pur realizzati sulla base dello stesso progetto, ovvero con gli stessi materiali e analoghe modalità costruttive, hanno subìto conseguenze decisamente diverse.

La stima del rischio sismico, derivante dagli effetti prodotti dal terremoto nelle diverse aree di un territorio comunale è fornita dagli studi di microzonazione sismica, i soli in grado di corrispondere alle utili e necessarie informazioni per i più diversi interventi progettuali sul territorio.

La finalità di tali applicazioni è quella di assicurare, prioritariamente in caso di terremoto, la protezione delle persone, la limitazione dei danni e il funzionamento delle strutture essenziali agli interventi di protezione civile. Senza sottovalutare il fatto che gli stessi studi siano tesi ad accertare che il sito relativo alle costruzioni e ai terreni di fondazione su cui esse insistono sia sufficientemente stabile, esente da fenomeni di liquefazione e lontano da faglie attive superficiali. Si tratta, cioè, d’individuare e cartografare all’interno di un territorio comunale le aree con omogeneo comportamento alla prevedibile, futura risposta sismica locale.

Tali informazioni sono utili ai fini dell’utilizzo o meno di determinate aree e/o per possibili loro sistemazioni, ma anche per fornire le giuste indicazioni per la progettazione vera e propria. Se dei tre livelli di approfondimento per valutare l’amplificazione sismica locale, il primo è una valutazione puramente qualitativa, circa le informazioni positive e negative dei terreni presenti nell’ area considerata, il secondo e il terzo livello di microzonazione prefigurano gradi di maggior dettaglio delle informazioni acquisite. Risultano, cioè, utilizzabili per dare risposte al già costruito o a quanto previsto di realizzare nelle aree comunali designate a riceverlo. Infatti, se nel primo caso si parla di valutazione semi-quantitativa, nell’altro la dizione è quantitativa ovvero basata su modelli numerici, in grado di fornire risposte per ciascuna zona e/o per singole realtà del costruito.

È, quest’ultimo, il caso di edifici di particolare importanza culturale e/o monumentale, come gli edifici scolastici e universitari, le strutture ospedaliere, i palazzi di particolare pregio, ma anche per i contenitori industriali di attività particolarmente pericolose. ☺

 

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