Quale giornata della memoria?
13 Gennaio 2019
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Quale giornata della memoria?

La Giornata della Memoria è vicina, ancora una volta. E, ancora una volta, mi preparo alla stanca ed ottusa retorica dei media, che – salvo qualche capolavoro di alt(r)o livello, come quello di Alberto Angela su Auschwitz, sapientemente anticipato rispetto al 27 gennaio – ricordano con qualche titolo, qualche ospite, qualche documentario intervallato dalla pubblicità dei pannolini e dello Spritz.

Nelle scuole, a lodevoli iniziative che invitano a cogliere il senso profondo della Memoria, si affiancano il silenzio più totale, qualche trito concorso e le solite, inaccettabili, banalità. Bisognerebbe fare altro. Oggi.

Nell’anno 2018, in piena fase di nuova resistenza (per chi la fa, per chi ci prova) contro un razzismo di stato largamente applaudito da una larga fetta dei nostri connazionali, bisognerebbe far capire ai ragazzi che la feroce tragedia del popolo ebreo non si è mai conclusa, che la loro disumana sofferenza non ha fecondato nessuna terra e nessuna coscienza, se oggi riusciamo ad ascoltare senza indignarci gli stessi toni, gli stessi accenti, la stessa profonda ostilità degli anni ’30 e ’40. Contro gli immigrati, stavolta.

Che tristezza, che disgusto. Siamo figli dell’ignoranza e della paura. Il “diver- so” ci terrorizza, minaccia i nostri piccoli mondi personali, prigionieri di false sicurezze e autentici egoismi. Il povero ci manda cattivo odore, noi che idolatriamo la doccia e il profumo caldo dei cornetti, le luci del Natale appena spente e il sacrosanto diritto al sabato free.

Non leggiamo, non approfondiamo, non ci interessa. Ci bastano i proclami del tg. E nulla sappiamo delle reali ragioni dell’imponente, inarrestabile flusso di migranti che sta investendo l’Europa, non capiamo, ci piace e ci fa comodo considerarla un’emergenza da debellare, non un fenomeno strutturale di cui siamo corresponsabili, da secoli. Nulla sappiamo di come i migranti si potrebbero accogliere in modo pacifico, proficuo, intelligente, perché non sfogliamo un giornale. Ma nei bar, e intorno alla tavola della domenica ricca di valori, inneggiamo a Salvini, l’uomo forte che sta riportando finalmente un po’ d’ordine nelle nostre città. Poco importa che l’Italia sia nel mirino di Amnesty per trattamento discriminatorio nei confronti dei migranti. Uffa, questi buonisti che non sanno quanto gli immigrati sporchino e rendano pericolosi certi quartieri. E dai, quanno ce vo ce vo.

Non se ne può più, davvero. L’aria è pesante, avanza un colore livido, tetro, sulle nostre teste. Io propongo di accendere una luce, di far suonare una sveglia che scuota il torpore. Lancio un appello. Non per la Giornata della Memoria, ma per provare a vivere nel concreto, e a proseguire il senso profondo di quei presepi accanto ai quali l’indegno ministro si è fatto fotografare, scordandosi che Dio non fa propaganda e che ha mandato all’aria coi suoi muscoli delle bancarelle di ciarlatani davanti ad un tempio, duemila anni fa. Dunque si arrabbia con chi vuole usarlo. Sì, si arrabbia, prima o poi.

Il mio appello: invitiamo nel Molise Mimmo Lucano. Ascoltiamolo, lasciamoci provocare dalla sua semplicità, dal suo coraggio, dalla sua libertà, dal suo sogno diventato, a Riace, realtà.

Se Salvini ha stretto orgogliosamente la mano ad un capo ultrà pluricondannato, e buon patteggiatore, noi andiamo a stringere la mano ad un uomo che ci sta ricordando, con la sua mitezza, che l’obbedienza (come diceva un certo don Milani) non è più una virtù, e che anzi la disobbedienza civile è oggi un dovere morale per chi vuol dirsi ancora un uomo. Proponiamolo ai nostri sindaci, parroci, ai nostri dirigenti scolastici. Parliamone a scuola, senza paura di essere accusati di “fare politica” in classe, come il ministro della vergogna si esprime. Se far politica equivale a “pensare” e invitare i ragazzi a farlo, ad agire secondo il proprio credo, cercando di aprire gli occhi ai giovani su ciò che sta succedendo in questo strano paese, proponendo la tolleranza contro la paura, e ben venga che siamo accusati di far politica in classe.

Solo il primato della coscienza ci può salvare dal buio che stiamo attraversando.

Buon anno.☺

 

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