Quale molise vogliamo?
5 Luglio 2022
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Quale molise vogliamo?

Lettera aperta per un cammino insieme

Finalmente l’estate. È l’unica stagione che si vive pienamente nei nostri centri. Non c’è paese, anche numericamente irrilevante, che non abbia il suo cartellone estivo pieno di iniziative per allietare i turisti e soprattutto i tanti concittadini emigrati che tornano perché conservano nostalgia per il loro luogo natìo. Quest’anno alle tante crisi si aggiunge anche quella di una guerra assurda, vergognosa, e dunque le nostre strade si affolleranno come non mai. Accogliere è nella nostra natura più profonda, lacerata dalle tante partenze e separazioni affettive.

Residenti e turisti vogliono giustamente una estate vacanziera improntata su spettacolo, sport, evasione, cucina tipica, escursioni nella natura. Ma può mancare il dibattito e il confronto su quale Molise vogliamo? Se l’interesse per la “cosa pubblica” non torna ad appassionarci, se le file degli astensionisti si allungano sempre di più avranno buon gioco i soliti professionisti della politica con il loro pacchetto di voti di persone che vogliono subire il giogo di clienti.

Qualcosa comunque sta cominciando a muoversi, come da mesi documentiamo su queste pagine, e quando il popolo sente il potere vacilla, perciò i padroni del vapore hanno intuito il fatto nuovo e hanno già dato ordini precisi a quel tale che la mattina davanti allo specchio, quando non glielo sceglie nessuno altro, decide se essere Pasquale Di Bello o Corrado Sale o il solito Vattelappesca, che ha provveduto a ironizzare e banalizzare sul lento, faticoso ma creativo e speriamo coinvolgente cammino intrapreso da movimenti ed associazioni per portare il Molise fuori dalle secche in cui l’hanno condannato i soliti opportunisti sfasciacarrozze. Telepetescia sarà sempre al servizio del mazziere di turno.

Abbiamo assodato che non ci si aggrega per vincere, come puntualmente fanno per spartirsi il porco o quel che ne è rimasto, ma ci si unisce per governare. Impariamo dai contadini delle nostre terre che riservano il termine governare all’accudire diligentemente gli animali prendendosene cura nel modo più completo, attento e amorevole. Proviamo a chiarire meglio il con chi costruire. L’arguto papa Giovanni XXIII, a Fanfani che gli chiedeva se aprire il governo ai socialisti, rispose brillantemente e in modo inequivocabile: “Se incontri un viandante non chiedergli da dove viene; domanda dove sta andando”. Se pretendiamo di analizzare il “pedi- gree” di ognuno rischiamo di non trovare nessuno di sangue reale con cui convolare a nozze! La democrazia dal basso esige il confronto tra le persone, la verifica degli intendimenti, il traguardo da raggiungere e i mezzi da utilizzare, cioè un programma chiaro, condiviso e imprescindibile. Sarcasticamente Marcello Marchesi avrebbe detto: “Patti chiari, amicizia finita!” altro che lunga come sostiene invece il classico proverbio. In altre parole non ci fermiamo a guardare il passato ma siamo anche consapevoli che uno solo, tanti secoli fa, si è convertito sulla via di Damasco e che i più sono sempre pronti invece a saltare sul carro dei vincenti. La paura non può impedirci di osare e i pregiudizi non possono ostacolare il dialogo ma deve essere chiaro e unico il tavolo su cui si gioca e nuovo il mazzo di carte con cui fare la partita. Riciclati, portaacqua e capobastone vanno benissimo per fare il tifo ma sono semplicemente impresentabili. Spero solo che i partiti che vogliono confrontarsi con il progetto in elaborazione siano consapevoli che per recuperare credibilità ci vogliono facce nuove, persone competenti, gente non compromessa precedentemente, altrimenti è meglio andare soli che male accompagnati. Gli elettori capiranno la grande scommessa, se vorranno intendere.

I motivi per cacciare gli amministratori regionali sono veramente tanti e a quelli che sono pronti a dar loro una pedata dove la schiena cambia nome andrebbe dato un encomio, un attestato di riconoscimento, secondo la moda del momento. L’ultimo misfatto in ordine di tempo li supera davvero tutti ed è l’avvenuta nomina di un commissario per il Consorzio di Bonifica del Basso Molise, con compiti gestionali volti a favorire l’erogazione dell’acqua alla Capitanata, che può compromettere irrimediabilmente sia lo sviluppo della nostra agricoltura sia lo sviluppo industriale che sarà trainato dalla Gigafactory. L’acqua è un bene prezioso e la sua disponibilità sarà decrescente nel nostro territorio anche per effetto dei cambiamenti climatici. È necessario, dunque, che la sua destinazione venga gestita dalla Regione Molise con grande rigore, all’interno di un programma di sviluppo che tenga conto delle necessità di quell’ agricoltura, sostenibile e di precisione, imposta dallo scenario geopolitico che si va delineando. Come rivista agiremo in tutte le sedi, comprese quelle legali, per far annullare la delibera della Giunta Regionale N° 165 del 3/6/2022. Difenderemo la nostra acqua dalle irresponsabili decisioni della Regione Molise che privano il nostro territorio di una risorsa fondamentale per uno sviluppo sostenibile e duraturo. Prendiamo questa ferma posizione con la certezza che la collaborazione tra Regioni limitrofe si debba svolgere sulla base di un dibattito, chiaro e trasparente, da tenere nei rispettivi consigli regionali, previa consultazione dei sindaci del Basso Molise. Chiediamo, dunque, alla Giunta della Regione Molise l’immediata revoca della nomina del Commissario e l’attivazione delle procedure necessarie per garantire una governance democratica al Consorzio di Bonifica del Basso Molise.

Un’estate climaticamente bollente sarà foriera di un autunno politicamente e socialmente caldo? Noi ce lo auguriamo per il domani del Molise e perciò invitiamo a resistere, a lottare, a sognare, ad amare un Molise finalmente libero da amministratori incapaci.☺

 

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