Qualità della democrazia
25 maggio 2018
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Qualità della democrazia

Il Molise è il vero laboratorio storico di Tommaso di Lampedusa, le vicende molisane sono la testimonianza più fedele della sapienza dei “gattopardi” italiani. Anche queste elezioni ne sono una conferma. Ieri avevamo un presidente della regione Frattura del centro-sinistra che era stato reclutato nelle file del centro-destra, oggi abbiamo un presidente del centro-destra che sino a ieri è stato assessore per il centro-sinistra nella città di Bojano. L’ultimo presidente dell’assemblea regionale nominato dal centro-sinistra in queste ultime elezioni è stato eletto nelle liste del centro-destra. E che dire di una sinistra, quella più radicale, che ha affidato il suo destino a un democristiano mai pentito? È più semplice il labirinto di Minosse che il percorso di molti dei politici molisani. Si potrebbe continuare a lungo nell’analisi del trasformismo, dell’ opportunismo e del gattopardismo della classe dirigente molisana, ma a questo punto rischia di essere un vacuo esercizio accademico che non porta da nessuna parte e che finirebbe solo per aggiungere lamento a lamento.

È sicuramente un esercizio più utile quello di riprendere il filo delle cose buone dette e fatte negli ultimi anni, quello di comprendere per quali vie e con quali forze è possibile conservare l’orizzonte del cambiamento e realizzare qualche obiettivo concreto.

La fonte prima e durante la campagna elettorale ha presentato alle forze politiche e ai diversi candidati un progetto e una strategia per il futuro del Molise. Forse era il momento meno opportuno, considerato che la grande maggioranza di chi fa politica era preso da ben altri impicci e faccende. Ora abbiamo un presidente della regione, 20 consiglieri regionali eletti e a giorni avremo una giunta regionale. È auspicabile che si possa iniziare un cammino di confronto e di discussione con quanti intendono lavorare per il bene comune.

La questione fondamentale che noi abbiamo posto e che intendiamo riproporre è tanto semplice quanto decisiva: il Molise ha bisogno di un progetto strategico. Continuare ad insistere nel bricolage di prebende, di regalie e di qualche illusorio progetto faraonico condanna la nostra regione a quel destino fatale, del quale vi sono tutte le premesse demografiche, sociali, culturali ed economiche.

Il cuore di questa strategia è “la qualità”, ovvero uno sviluppo economico che sia sostenibile e diffuso nel territorio. Questa ispirazione deve essere guida e stella polare delle nostre scelte: dall’agricoltura pulita, consapevole e biologica al ciclo utile dei rifiuti; dalla clean economy alla valorizzazione della cultura e delle cose preziose della nostra tradizione migliore; dal turismo ecologico ad una sanità qualificata e preventiva; dalle energie alternative ad infrastrutture utili e non distruttive del nostro habitat. Di questo e di altro abbiamo discusso e vorremmo discutere. Avendo però chiara una premessa essenziale: un mutamento profondo dello stato di cose presente richiede una qualità nuova della democrazia, un nuovo spirito civico, comportamenti virtuosi di chi vive nei nostri territori e una partecipazione attiva dei cittadini a questa nuova economia della sostenibilità.

Non ci siamo limitati solo a scrivere documenti e a fare conferenze, abbiamo anche ispirato e sostenuto esperienze concrete come quella del Biodistretto dei laghi Frentani. I distretti biologici sono figli di quella lontana idea che teneva insieme due concetti essenziali: “pensare globalmente e agire localmente”, due concetti fondamentali per immaginare e dare concretezza a un’altra idea di economia, di società e di democrazia. Nei biodistretti questa intuizione si può trasformare in progetti, in programmi concreti, in relazioni utili fra produttori e cittadini, in un rapporto virtuoso fra istituzioni e comunità, nella organizzazione di una rete creativa con altri territori dell’Europa e del resto del mondo.

Queste idee, queste esperienze non le abbiamo solo coltivate nella nostra rivista o in un’esperienza esemplare come il Biodistretto dei laghi Frentani, le abbiamo confrontate utilmente con altri e significativi interlocutori molisani. Non è un caso che alla conferenza di Termoli prima delle ultime elezioni abbiano partecipato in tanti e di mondi diversi: esponenti della Chiesa, del mondo sindacale, delle associazioni e dell’intellettualità molisana. Insieme intendiamo riproporre queste idee e queste esperienze alla nostra società civile e a quanti oggi hanno responsabilità nelle istituzioni. La speranza è che non abbia a ripetersi il film di questi ultimi cinque anni: tante parole, tanti impegni e promesse, ma nessun atto fecondo, né fatto concreto.☺

 

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