L’ape o la vespa?
5 Maggio 2017
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L’ape o la vespa?

Talmente inusitata e paradossale appare questa “geniale” invenzione governativa denominata APE, che noi lavoratori anziani, potenziali destinatari di essa, stiamo tentando di consorziarci nella VESPA (acronimo di VEcchietti SPecialmente Arrabbiati). Mi spiego meglio. Eccezion fatta per gli esodati e per quanti si trovano in situazioni oggettivamente difficili (aziende che chiudono, ecc), tutte persone cui il “prestito pensionistico” darà sollievo se gratuito, invece – nella grande platea dei nati negli anni 1951-1953 – credo che pochi accetteranno questo pasticcio, maldestramente chiamato APE (dispiace per l’ape, insetto notoriamente laborioso, che vede associato il suo nome a questa novità normativa).

Ho ascoltato i commenti di diversi coetanei. Ebbene, pochi appaiono intenzionati a chiedere soldi in prestito alle banche per andare in quiescenza prima dei termini di legge. Ci è stato detto che, a fine 2011, i nostri governanti furono costretti ad emanare quella scellerata normativa, perché “eravamo davanti al baratro. L’Europa l’esigeva ”. Dunque, quando c’è da lasciare morti e feriti, vien detto che è sempre l’Europa ad esigerlo …

Così, noi generazione 1951-1953 siamo diventati (incolpevoli) agnelli sacrificali sull’altare della Nuova Era. Ci è stato detto: “Lo richiede la Storia”. E per far contenta la Storia, Gino, Nicola, io, Michele ed altri coetanei, invece di starcene più ore a tenere per mano i nipotini oppure a giocare a tressette (come può fare, invece, chi è riuscito ad andare in pensione con le “quote” ante Fornero), continueremo fino a 66-67 anni a presentarci al lavoro, ad indossare la tuta negli opifici, a fronteggiare il pubblico nei front-office, a spingere barelle negli ospedali, e così via.

Ci piaccia o no, è così. Oso dire che ci siamo rassegnati. Rassegnati sì, vinti no. C’è chi tra noi, subito dopo l’approvazione della Legge Fornero, ha dovuto chiedere aiuto allo psichiatra, per reggere la botta. Siamo diventati una marea di “rassegnati”, talvolta con l’aiuto di ansiolitici. Ripeto: rassegnati sì, vinti no.

Osserviamo, profondamente sconcertati, le manfrine, il vuoto bla-bla di chi ci governa. Non un euro è stato tolto alle super pensioni d’oro. “Diritti acquisiti” li chiamano. E perché, il diritto di star seduti in panchina qualche giorno in più, a 65 anni di età anziché varcare ancora luoghi di lavoro non più tollerati, non era forse, anch’esso, un diritto non meno “acquisito”? Invece permangono, al di là degli annunci, vitalizi e prebende a favore dei soliti noti. E sperequazioni d’ogni tipo.

Ebbene, in qualità di testimoni (perplessi) di questi tempi infelici, abbiamo stretto un patto tacito tra noi stessi. All’APE opporremo la VESPA: da “VEcchietti SPecialmente Arrabbiati”, terremo duro prima di accettare l’indecenza dell’APE. Ci trascineremo nei luoghi di lavoro appoggiandoci al bastone se necessario, accompagnati da artriti e lombalgie, forse a spalle ricurve, ma la soddisfazione di vederci debitori d’una banca soltanto per andare in pensione un po’ prima, no, questa soddisfazione cercheremo di non darla (poi, tra l’altro, per importi più o meno equivalenti al TFR/TFS da noi stessi maturato, e che lo Stato tiene bloccato).

Il presente lavorativo è duro quando si veleggia verso i 65 anni. E il domani non lo sarà di meno. Ma, come il greco Fidìppide, che stramazzò a terra per urlare ai concittadini ateniesi: “A Maratona abbiamo vinto!”, anche noi della VESPA terremo duro, a costo di stramazzare. In ogni caso, comprendiamo bene quanti, per stanchezza, accettassero di rivolgersi agli Istituti di credito, pur di smetterla con logorii lavorativi non più tollerati. ☺

 

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