Reddito di sudditanza
9 Novembre 2018
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Reddito di sudditanza

Ci siamo soffermati più di una volta su la fonte sul problema della povertà, che si diffonde sempre di più nel mondo capitalistico occidentale, nel nord e specialmente nel sud del pianeta, a causa della specificità codina e filistea dell’economia capitalistica, che, come sostiene uno dei più notevoli seguaci di Keynes, Hyman Philip Minsky nel suo testo Combattere la povertà – lavoro non assistenza, provoca sia boom speculativi che gravi e dolorose depressioni. In sostanza, il processo di accumulazione capitalistica dà origine a strutture monopolistiche di mercato e a politiche governative, che alimentano questi monopoli, rendendo l’economia improduttiva, infruttuosa, non efficiente. Ora la proprietà privata della ricchezza e gli effetti del potere monopolistico sui salari e sui tassi di profitto spingono il capitalismo a creare, a mantenere e a estendere da un lato una povertà estrema, da un altro una accumulazione di ricchezze stratosferiche e comunque abnormi. Con argomentazioni molto chiare Minsky ci dice, già alla metà degli anni ‘70 del secolo scorso, che l’economia non è equa e crea, alimentandole, diseguaglianze notevoli, che poi lo stesso capitalismo non è più capace di regolare o di ridurne il volume di dolorose conseguenze per le classi sociali meno abbienti.

Ma il capitalismo di oggi, il finanzcapitalismo, non è un capitalismo né critico né maturo, nel senso che, se lo fosse, e per meglio stabilizzare la sua stessa possanza onnivora, non dovrebbe provocare le crisi rovinose e le sofferenze ineguagliabili alle quali assistiamo da decenni a questa parte e specialmente dal 2008, data d’inizio della distruttiva crisi economica che sta impoverendo i 4/5 della popolazione mondiale. Ma il capitalismo, munito di una buona dose di progettualità progressive, potrebbe riacquistare alcune formule di investimenti, care e praticate negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, e rendersi meno speculativo, meno aggressivo, meno disumano, non antisociale, con regole attente ad una simbiosi organica tra l’uomo e la natura, il paesaggio, l’habitat. Ma soltanto segmenti minuti del ceto imprenditoriale e capitalistico preservano ancora questi elementi. Il capitalismo classico che abbiamo conosciuto non c’è più, in quanto è stato sommerso e reso inane dalla finanza speculativa che investe in maniera brutale soltanto all’insegna del profitto crudo e dell’annientamento delle coscienze critiche.

Quelli che erano l’elemento speculativo di base e la peculiarità particolare dell’economia capitalistica, ossia il debito utilizzato per finanziare la costruzione di beni capitali e mantenere le attività reali ed esistenti, non ci sono quasi più oggi, perché impediti dal cosiddetto pareggio di bilancio, la spending review. Ma c’è un ulteriore elemento sul quale dobbiamo soffermarci e riflettere: la new new economy arriva a controllare non solo le banche ma anche le popolazioni, riducendone la forma partecipativa alla res publica e che, come conseguenza, provoca una enorme riduzione della democrazia partecipata. Il cittadino è stato spossessato del diritto/dovere di partecipare alle dinamiche della polis, sia attraverso i mass media (che propongono modelli di vita e mondi inesistenti e virtuali che annebbiano il cervello alle persone), sia attraverso la cosiddetta “democrazia digitale”. Uno strumento che fissa tale condizione di costrizione/sudditanza è il cosiddetto reddito di cittadinanza, che il governo Lega/Cinque stelle, razzista e qualunquista, in questi giorni sta presentando nel DEF, documento economico e finanziario. Qual è la ragione per cui poco sopra abbiamo definito il reddito di cittadinanza, proposto dal governo, un reddito di sudditanza?

La ragione è che sarà senza denaro contante, erogato attraverso un bancomat o una “App” con un borsellino elettronico sul quale verrà accreditata verosimilmente la cifra che risulterebbe dalla differenza fra le 780 euro e i paletti reddituali e patrimoniali che sono stabiliti dall’ISEE. La carta acquisti elettronica o l’applicazione digitale per smartphone funzionerà come altri bonus che già sono presenti ed operanti. Chi fruirà di questo bonus sono i 3,6 milioni di cittadini italiani poveri ma in età di lavoro; esclusi, 1,6 milioni circa, saranno gli stranieri, poveri assoluti e residenti da meno di 5 anni. La carta elettronica servirà al governo Lega/Cinquestelle per operare un controllo morale del povero che dovrà sottoporsi a queste clausole, previa l’esclusione dal bonus; lavorare (sottoponen- dosi a qualsiasi tipo di lavoro) 8 ore alla settimana gratis per lo stato; accettare qualsiasi proposta – ci sembra su tre (se ricordiamo bene) – di lavoro dai centri per l’impiego; partecipare a corsi di formazione o reinserimento professionale a dimostrazione della propria disponibilità ad attivarsi per un periodo fino a tre anni. È, dunque, questo un percorso premiale o punitivo, a seconda se il povero osserverà tali regole. Di qui, per il governo il cittadino è inteso come un possessore di patente a punti; quindi, non più cittadino ma individuo che, se rispetta il patto col governo, viene premiato con la carità di tre soldi; se, invece, rifiuta, verrà rispedito nella fossa della povertà e della disperazione, in questo caso preda concupita dalla malavita delinquenziale e dalla mafia tradizionale. Chi non si adegua viene escluso dal reddito.

Siamo lontani mille miglia dalle proposte che sul reddito di dignità hanno avanzato le campagne, lanciate dal Gruppo Abele e da Libera insieme a centinaia di altre associazioni, prima di Miseria Ladra ed ora de I Numeri pari, di cui abbiamo scritto su queste pagine nei mesi scorsi. Alla luce di quanto scritto, la povertà appare e diventa una iattura, un gravissimo declassamento sociale che l’individuo si procurerebbe da sé, in quanto incapace di affermare la propria personalità e le chance che la vita gli propone. Ma da questo triste avvilimento traiamo ancora le energie per continuare la lotta.☺

 

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