Reddito minimo o di cittadinanza
19 maggio 2018
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Reddito minimo o di cittadinanza

La legge costituzionale 1/2012 ha introdotto nella Costituzione il principio del pareggio di bilancio, una modifica alla Carta Costituzionale apparsa fin da subito come un disastro, una iattura per le classi meno abbienti e impoveritesi sempre più rovinosamente negli anni successivi alla promulgazione di tale legge. La disoccupazione è aumentata fino a raggiungere punte del 43% fra i giovani; il debito pubblico ha continuato a crescere fino a pervenire oggi a quasi 2.250.00 miliardi di euro (quasi al 135/140% sul PIL); inoltre, la capacità produttiva del nostro sistema industriale è calata intorno al 25% (mantenendo come parametro di riferimento l’inizio della crisi economico/finanziaria attuale – 2007/8 -) . Le diseguaglianze sono vertiginosamente salite. Il sistema di trasferimenti italiano (fatta eccezione per le pensioni) non è (stato) in grado di contrastare la dinamica di costante impoverimento, che ha colpito prevalentemente donne, famiglie monoparentali, minori migranti che già risiedono nel nostro Paese. Le diseguaglianze sono cresciute anche (e soprattutto) per il progressivo deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro. E che ha fatto l’UE? Ha imboccato ed ha imposto la strada dell’austerità, dei sacrifici, della spending review – il pareggio di bilancio-, che, per un verso tenta il riequilibrio doloroso dei conti pubblici, per un altro ha causato (causa tuttora) pesanti ricadute sociali ed economiche, come abbiamo constatato nel caso greco, ma anche nelle vicissitudini socio/economiche di casa nostra e di quelle dell’Irlanda del Nord, della Spagna e del Portogallo.

La campagna, contro la miseria e la povertà, del Gruppo Abele e di Libera contro le mafie, denominata prima “Miseria ladra” e oggi “Numeri pari” (a sottolineare l’eguale importanza di tutte le associazioni e i movimenti che aderiscono alla suddetta campagna), mette in evidenza la lotta rigorosa e pervicace che si sta facendo per impedire che in Europa ed in Italia la povertà colpisca sempre più crudamente le fasce popolari più deboli, ponendo le basi per una graduale ripresa dell’economia attraverso strumenti ed interventi che le amministrazioni pubbliche debbono attivare e rendere efficaci. Di qui, la costruzione della piattaforma del “Reddito di dignità”, che tiene da conto anche esperienze già presenti in diverse regioni d’Europa come l’Aquitania in Francia, e amministrazioni comunali olandesi e finlandesi. Essa, poi, ha come riferimento anche il concetto di “congruità”, presente nella Legge Aprile/2009 della Regione Lazio sul reddito minimo garantito. Il concetto di congruità indica che il lavoro che viene offerto non è un lavoro qualsiasi, ma un’attività lavorativa congrua in relazione alle esperienze, alla formazione, all’eventuale salario precedentemente ricevuto, ma anche alle competenze informali del beneficiario. Il concetto di congruità dell’offerta di lavoro procede nella direzione della difesa della dignità della persona. Infatti, il reddito minimo garantito va esattamente nella direzione di non colpevolizzare la persona in difficoltà economica, ed in più vuole essere un sostegno economico in grado di valorizzare la persona che può improvvisamente conoscere, sperimentandole su di sé e sulla propria famiglia, dolorose ed impreviste difficoltà economiche. Discutere, pertanto, di reddito come strumento di contrasto alle nuove povertà significa riconoscere che esso è anche strumento di valorizzazione e di autonomia della persona.

Ma quali sono i 10 punti del Reddito di Dignità presentati dal Gruppo Abele e da Libera contro le mafie?

  1. Un reddito individuale attraverso l’ erogazione di un beneficio in denaro e destinato a sostenere la persona, ricordando che i sistemi di redditi minimi adeguati debbano stabilirsi almeno al 60% del reddito mediano dello Stato membro interessato (…);
  2. Individuare i destinatari del Reddito Minimo o di Cittadinanza, considerando che per alcuni è uno strumento di valorizzazione ed autonomia di scelta del proprio percorso di vita, per altri sono necessarie misure di reinserimento sociale e per altri ancora è necessario attivare forme di promozione dell’occupazione;
  3. Stabilire una soglia di accesso tale da poter intervenire su tutti coloro che vivono al di sotto di una certa soglia economica (…) ed individuare eventualmente ulteriori interventi specifici, come quelli volti all’affermazione dell’ autonomia sociale dei soggetti beneficiari compresi coloro che sono in formazione, così da garantire il diritto allo studio per contrastare la dispersione scolastica e universitaria. Interventi che sono previsti nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea sotto la forma di un reddito di formazione sia diretto che indiretto che si affianca al reddito minimo o di cittadinanza.
  4. I beneficiari dovranno essere residenti sul territorio nazionale.
  5. La durata temporale del beneficio sia destinata fino al miglioramento della propria condizione economica o comunque ad una replicabilità temporale dell’intervento così da non permettere che si rimanga senza alcun sostegno economico.
  6. Non contrapporre il Reddito Minimo o di Cittadinanza, e l’integrazione sociale e la garanzia ad una vita dignitosa attraverso l’obbligo all’integrazione lavorativa. In sostanza che “il coinvolgimento attivo non deve sostituirsi all’inclusione sociale e chiunque deve poter disporre di un Reddito Minimo, e di servizi sociali di qualità a prescindere dalla propria partecipazione al mercato del lavoro” (…);
  7. Incentivare la libertà della scelta lavorativa, come misura di contrasto dell’esclusione sociale, può evitare la ricattabilità dei soggetti in difficoltà economica. In questo caso il concetto di congruità dell’offerta del lavoro purché sia può ben riferirsi alla necessità di valorizzare il soggetto beneficiario ed a trovare tutti gli strumenti utili affinché l’integrazione al lavoro tenga conto delle sue esperienze, delle sue capacità e competenze e dunque a non generare comportamenti di vessazione e imposizione verso il beneficiario. Perché la causa di un’apparente esclusione dal mondo del lavoro può risiedere nella mancanza di sufficienti opportunità occupazionali dignitose piuttosto che nella mancanza di sufficienti opportunità occupazionali dignitose piuttosto che nella mancanza di sforzi individuali”.
  8. Costruire un sistema integrato, oltre l’erogazione del beneficio economico, con le altre misure di welfare sociale e di servizi di qualità con il coordinamento tra gli organi preposti alla loro erogazione (Regioni e Comuni) così da definire un ventaglio di interventi mirati e diversificati a seconda delle necessità e delle difficoltà della persona e che mirano ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.
  9. Affiancare il reddito Minimo o di Cittadinanza all’individuazione di un progetto di integrazione sociale individuale condiviso con il beneficiario che lo richiede.
  10. Rafforzare i servizi ed il sistema dei centri per l’impiego pubblici destinandoli a centri per l’impiego ed i diritti cui potersi rivolgere anche per l’erogazione del Reddito Minimo o di Cittadinanza.☺

 

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