Referendum sì
20 Novembre 2015
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Referendum sì

Ormai sette mesi fa un gruppo di cittadini e associazioni ha iniziato a battersi contro un’opera ritenuta inutile e faraonica: il tunnel di collegamento tra il lungomare nord di Termoli ed il porto. Lo strumento scelto per portare avanti questa lotta è quello del referendum cittadino, introdotto nello statuto comune nel 2014 col Regolamento sulla partecipazione dei cittadini. Per chiamare alle urne i termolesi, bisognava però colmare una lacuna: la mancanza della commissione per i referendum, senza la quale non è possibile neanche stabilire l’ammissibilità dei quesiti da sottoporre al giudizio dei cittadini. Inutili le richieste dei comitati referendari, ignorati dall’amministrazione. Come a dire: a parole son tutti a favore della partecipazione popolare, ma è bene che quel popolo sovrano si esprima ogni cinque anni e lasci governare i propri rappresentanti. Ma è proprio su materie che riguardano un futuro che vada oltre quei cinque anni, che qualunque buon amministratore dovrebbe avere l’umiltà di chiedere un parere a chi sopravvivrà al suo mandato.
Dopo un paio di mesi d’impasse, i comitati hanno raccolto l’adesione di sei consiglieri di minoranza, che si son fatti carico di richiedere la convocazione di un consiglio comunale, organo sovrano per la nomina dei quattro esperti di diritto. Il 15 ottobre il consiglio effettivamente c’è stato. La commissione resta a tutt’oggi vacante. Perché, secondo la maggioranza, sarebbe opportuno passare per un avviso pubblico in cui tutti i cittadini con i requisiti richiesti (una laurea in materie giuridiche basterebbe) possano candidarsi. Immaginiamo in quanti fremano dalla voglia di far parte di una commissione che si riunirà poche volte e gratis!
In sostanza, con la votazione dell’emendamento a firma Giuditta, la maggioranza in consiglio comunale ha voluto rimarcare la sua sensibilità alle scelte democratiche, ritenendo meno democratico nominare i quattro giuristi di concerto con la minoranza. Uno slancio a favore della partecipazione popolare? L’emendamento approvato fissa in trenta giorni il tempo a disposizione del segretario comunale per lanciare l’avviso pubblico. Ma nulla aggiunge circa i tempi entro i quali chiudere la selezione, vagliare i curricula e convocare un nuovo consiglio comunale per nominare finalmente la commissione. Potrebbero, teoricamente, volerci mesi, forse anni.
A voler essere maliziosi, potremmo giurare che all’amministrazione piddina basterebbe rimandare almeno fino all’anno nuovo. Ricordate i primi cinque milioni di euro messi a disposizione per il tunnel dai fondi FSC 2007-14? Al punto 6 della delibera Cipe n.21 del 2014 è spiegato che per ricevere quei fondi c’è bisogno di assumere delle obbligazioni giuridicamente vincolanti entro la fine del 2015. In altre parole, entro quella data bisognerà appaltare i primi lavori. E in una situazione simile chi vorrebbe la rogna di doversi occupare anche di un referendum?
Nel regolamento comunale non è specificato cosa accada agli atti oggetto di referendum. E’ prevista invece la sospensione degli atti oggetto di petizione. Dunque, teoricamente, si potrebbe procedere sulla via del tunnel anche nell’attesa dell’esito referendario o l’accettazione del quesito basterebbe a bloccare i lavori?
Dubbi a parte, c’è da sottolinearlo, seppure Termoli sia l’unico comune molisano a prevedere questa forma di partecipazione, si tratta pur sempre di un referendum consultivo. E l’amministrazione potrebbe procedere senza indugio a prescindere dal parere dei cittadini. E allora perché abbiamo la sensazione che questo referendum non s’ha da fare?☺

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