regione diruta  di Domenico D’Adamo
3 Settembre 2013
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regione diruta di Domenico D’Adamo

 

Dopo aver trascorso l’estate tra cavatelli e caciocavalli siamo di nuovo al punto di partenza. Le tre bufale denunciate da la fonte nel precedente numero di luglio, checché ne pensi l’ass. Petraroia, si sono rivelate tali, anzi si sono anche arricchite in qualità e quantità. Al reintegro di Percopo è seguito quello di Giarrusso, il primo alla direzione della sanità e il secondo a quella della protezione civile ed a queste è seguita la bufala della riduzione del 20% delle indennità ai consiglieri regionali del Molise. È appena il caso di ricordare al consigliere Di Pietro che sotto l’imperio Iorio, lui percepiva poco più di 9.000 euro nette al mese, oggi, con il democratico Frattura, ne percepisce più di 10.000. A noi che abbiamo frequentato solo le scuole medie di campagna, e non le università di Tirana, riesce oltremodo difficile comprendere che dieci pecore siano meno di nove.

Ora  considerato che l’afa è passata e il cervello funziona meglio nella frescura, è il caso di fare il punto sulla situazione economica e “politica” per riconoscere merito a chi ce l’ha. Sviluppo, lavoro, sanità, terremoto, sono i problemi che assillano i molisani da oltre un decennio e, quindi, per non essere accusati sempre di faziosità, la prima domanda che ci siamo posti è la seguente: esiste un progetto, che so, un’idea dalla quale partire per ridare speranza a questa terra, senza ricorrere nuovamente alle panzane dei soliti politicanti? Per la verità, l’assessore allo sviluppo, certo Scarabeo da Venafro, forse in buona fede o forse no, nei giorni scorsi ha annunciato di voler mettere in vendita le quote delle aziende partecipate per rilanciare l’economia regionale con il ricavato delle stesse. Dopo la vulgata, qualcuno deve averlo informato che per vendere le società di proprietà della regione Molise bisogna applicare necessariamente il modello Iorio: prima bisogna reperire i compratori, poi bisogna dar loro i soldi pubblici per acquistare le partecipate della regione ed infine, nella fortunata ipotesi che questi non fuggano col malloppo, forse, si può andare dal notaio. Da allora di Scarabeo non si è sentito più parlare se non per via del fatto che qualche venafrano vuole fottergli il posto in giunta e così addio sviluppo!

Per quanto riguarda il lavoro, bisogna riconoscerlo, qualcosa è stato fatto. I parlamentari molisani tutti, di centrosinistra e di centrodestra, – tranne uno, impegnato a non farsi cacciare dal parlamento,- e i consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione, oltre ad assicurarsi il loro di posto di lavoro, lautamente pagato, non hanno avuto neanche un minuto di tempo per pensare a quello degli altri. Al vice presidente Petraroia, che in questi sei mesi si è impegnato, quasi in modo esclusivo, a far rifinanziare la cassa di integrazione, vorremmo far presente che un paese ha bisogno di produrre ricchezza per far fronte alle spese di questi civilissimi strumenti. Forse, senza ricorrere né alle bufale di Ruta, utili solo a fare rumore, né alle manze della lega delle Coop. che cagano e pisciano tanto, anche quando sono comuniste, sarebbe arrivato il momento di cambiare strada, facendola finita con lo Iorismo il quale, più che una corrente di pensiero, assomiglia a una malattia mentale contagiosa difficile da curare.

Affidandosi all’ignoto i molisani, coraggiosamente, hanno preferito credere alle larghe intese di Frattura per affrontare e risolvere i tanti problemi accumulati negli anni. Da allora nulla è accaduto. Non una decisione che favorisse il riaccendersi della  speranza nei giovani, i quali ormai detestano la terra dove sono nati e scappano via per sbarcare il lunario altrove. Fare il contrario di ciò che la destra ha fatto in questa regione sarebbe già di per sé una scelta sensata, un programma di governo e, invece, tutto è fermo: nella sanità, tranne la vergognosa pantomima tra il commissario e il suo sub, non c’è un solo provvedimento di quelli promessi in campagna elettorale. Per quanto riguarda invece la gestione del post terremoto, se non si trattasse di tragedia direi che siamo alle comiche. Tre parlamentari e un sottosegretario non sono stati cazzi di mettere insieme quattro righe per svincolare una quindicina di milioni di euro dal patto di stabilità, giusto per pagare i debiti. Oggi scopriamo che quei parlamentari, tanto presi nel rivendicare il merito di questa perla, si sono distratti quando, oltre a farsi scippare i soldi della Termoli/San Vittore dagli amici della Campania, hanno votato un emendamento al decreto sulle emergenze che invece di autorizzare l’aumento della spesa, di fatto, la riduceva. Apprezziamo il tentativo del presidente Frattura di non polemizzare mai con nessuno e tantomeno con il senatore Ruta, anche quanto questi in parlamento bi-vacca, ma di qualcuno sarà pure la colpa se dopo undici anni la ricostruzione è ancora ferma al palo. Sono passati invano due anni senza giungere alla sottoscrizione degli accordi di programma quadro con il ministero dello sviluppo economico e il Governatore farebbe bene a leggersi la delibera n. 608 del 2 ottobre 2012 e relativi allegati per sapere di chi è la colpa, così come sarebbe utile, sempre che al presidente Frattura interessi, sapere perché dopo undici anni ci sono ancora progetti non cantierabili per un ammontare di 172 milioni di euro; sarebbe anche giusto che il Governatore chiedesse perché non è stata data esecuzione alla delibera n.685 del 2011, nella quale è prevista un’anticipazione di 80 milioni di euro, fondi FAS, a favore della struttura commissariale, soldi con i quali potrebbe veramente ripartire la ricostruzione se solo esistessero! Scoprirebbe,il giovane Frattura, che quel documento, corredato da una serie di pareri favorevoli, espressi da autorevoli dirigenti tutti bullonati al loro posto, era solo propaganda.☺

domenicodadamo@alice.it

 

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