Rendere le città  inclusive e sostenibili
6 Gennaio 2019
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Rendere le città inclusive e sostenibili

Entro il 2030, (11.1) garantire a tutti l’accesso ad alloggi adeguati, sicuri e convenienti e ai servizi di base e riqualificare i quartieri poveri; (11.2) l’accesso a un sistema di trasporti sicuro, conveniente, accessibile e sostenibile, migliorando la sicurezza delle strade, in particolar modo potenziando i trasporti pubblici, con particolare attenzione ai bisogni di coloro che sono più vulnerabili, donne, bambini, persone con invalidità e anziani. (11.3) Potenziare un’urbanizzazione inclusiva e sostenibile e la capacità di pianificare e gestire in tutti i paesi un insediamento umano che sia partecipativo, integrato e sostenibile; (11.4) per proteggere e salvaguardare il patrimonio culturale e naturale del mondo. (11.5) Ridurre in modo significativo il numero di decessi e il numero di persone colpite e diminuire in modo sostanziale le perdite economiche dirette rispetto al prodotto interno lordo globale causate da calamità, comprese quelle legate all’acqua, con particolare riguardo alla protezione dei poveri e delle persone più vulnerabili; (11.6) ridurre l’impatto ambientale negativo pro-capite delle città, prestando particolare attenzione alla qualità dell’aria e alla gestione dei rifiuti urbani e di altri rifiuti. (11.7) Fornire accesso universale a spazi verdi e pubblici sicuri, inclusivi e accessibili, in particolare per donne, bambini, anziani e disabili.

Un’idea per le città non è mai stata così importante come lo è oggi. Più della metà degli abitanti del mondo vivono in città e si prevede che ci sia un aumento di questo flusso migratorio. Infatti, nel 2050 più di due terzi del mondo sarà formato da abitanti urbani. Di conseguenza, il successo o fallimento nel raggiungere gli obiettivi per eliminare la povertà, per l’eguaglianza, per ridurre il cambiamento climatico e per garantire la sanità, si svilupperanno sotto gli auspici e nel contesto delle città. Saranno le città a determinare il nostro raggiungimento di una crescita economica più inclusiva o il nostro cedimento verso una maggiore diseguaglianza. È nelle città che le persone cercano delle opportunità per un’educazione e un’occupazione di alto livello. Inoltre, saranno le città a determinare se continueremo il nostro crescente uso delle risorse o se saremo capaci di realizzare un cammino più sostenibile. Il successo nel raggiungere i propositi posti dall’Obiettivo 11 crea le basi per raggiungere anche quelli di molti altri Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Il 2016 è stato caratterizzato da un rilancio, a livello globale, dei temi dell’Agenda urbana: il Pact of Amsterdam. Urban Agenda for the EU del 30 maggio 2017 ha individuato 12 temi prioritari sui quali si stanno avviando le partnership degli Stati membri, autorità urbane ed esperti. La conferenza Habitat III dell’ONU a Quito (17-20 ottobre 2016) ha adottato la New urban Agenda e l’Italia ha elaborato un proprio Rapporto nazionale. Nel nostro Paese ha avuto inizio il Programma operativo nazionale (PON) “città metropolitane 2014 – 2020”, cui afferiscono 892,9 milioni di euro della politica di coesione. Il Governo ha firmato i “Patti per il sud” con Napoli, Bari, Reggio Calabria, Messina, Catania, Palermo e Cagliari, il “contratto Istituzionale di sviluppo” con Taranto e accordi con Milano, Firenze, Genova e Venezia.

In particolare circa le politiche abitative e rigenerazione urbana (11.1) nel 2015 il grave disagio abitativo ha continuato a mostrare, soprattutto nelle aree più densamente popolate (DEG1), un andamento preoccupante, con l’11,3% della popolazione in tale situazione su una media del 5,2% nelle città della UE. L’Italia si collocava così al terz’ultimo posto, prima di Ungheria e Lituania, con un aumento del disagio rispetto al 2013, mentre la media europea rimaneva stabile. Nel 2017 è stato approvato, con tre distinti provvedimenti, il finanziamento di 2,1 miliardi di euro per i 120 progetti del bando del “Programma di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza nelle periferie” destinato ai comuni capoluogo e alle città metropolitane; é stato altresì approvato di recente il “Piano di azione nazionale per incrementare gli edifici ad energia quasi zero”, a partire dal 1 gennaio 2019.

Circa la mobilità urbana (11.2). Rispetto al Rapporto 2016 la situazione non è cambiata: la popolazione, anche quella urbana, ha notevoli difficoltà di accesso al trasporto pubblico e l’auto e la moto prevalgono ancora di gran lunga come mezzi di trasporto prioritari. Per l’uso sostenibile del suolo e soluzioni basate sui processi naturali (11.3, 11.4 e 11.7), i dati sulla copertura artificiale di suolo nel 2015 (Italia 6,9%, UE 4,4%) confermano la perdurante tendenza ad un eccessivo consumo di suolo. La spesa complessiva per la protezione della biodiversità e del paesaggio anche nel 2015 è stata dello 0,2% del PIL, maggiore dello 0,1% medio europeo.

Riguardo alla Cultura ( 11.4), nel 2015 la spesa per servizi culturali in percentuale sul PIL in Italia è salita allo 0,4% dallo 0,3% nel 2014, mentre la media europea è scesa allo 0,4% dallo 0,5% del 2014. L’Italia sarebbe nella media europea, ma va considerata la dotazione di beni culturali che è una delle più alte al mondo, particolarmente evidente nelle città. Nel 2017 i siti UNESCO italiani sono passati da 51 a 53, con l’inclusione delle Antiche faggete e delle Opere di difesa veneziane. Si conferma il primato dell’Italia per numero di siti, mentre Trieste ha vinto la candidatura come Capitale europea della scienza nel 2020 e sei città si sono candidate a Città creative dell’UNESCO (Alba, Alghero, Massa Carrara, Genova, Milano e Pesaro). Il Comune di Matera e ENEA hanno siglato un accordo per rendere la Capitale Europea della Cultura 2019 una città green, con interventi riguardanti la mobilità, le tecnologie, la produzione di energia e l’efficienza energetica.

Riguardo alla qualità dell’aria (11.6). I dati confermano l’eccessiva esposizione degli abitanti delle aree più densamente popolate (20,1% nel 2014) a concentrazioni eccessive di polveri sottili (Pm 2,5 e Pm 10). Gli obiettivi entro il 2025 sono il rispetto dei limiti per il PM 10, e del limite stabilito dall’OMS per il particolato sottile (PM 2,5) di 10 μg/m³, più restrittivo di quello europeo.☺

 

 

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