Renzi vi odia
30 Ottobre 2014
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Renzi vi odia

Attenzione gente, si sta consumando nelle aule parlamentari, sugli organi di stampa e nei dibattiti televisivi la più colossale presa in giro ai danni degli italiani. Solo qualcuno sta cercando affannosamente di diffondere la verità. La chiamano “riforma”, ma in realtà tale non può definirsi, perché le vere riforme aumentano le tutele o le estendono a chi non le ha, non le tolgono per tutti con la – solo – dichiarata ragione di avvantaggiare i precari con eventuali nuove assunzioni. “È come se tutti si radessero i capelli e si reclamizzasse che così ricrescono i capelli ai calvi” (così Maurizio Landini, Segretario Generale della FIOM, alla trasmissione Di martedì di Giovanni Floris).

Il Jobs act è una legge delega che, per dettato costituzionale, dovrebbe contenere principi e criteri direttivi ai quali devono attenersi i successivi decreti attuativi (rectius legislativi) emanati dal Governo. In particolare l’art. 76 della Costituzione prevede che “l’esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti”. Orbene, la Delega in questione è generica e vuota e può essere riempita a proprio piacimento da parte del Governo. Per questi motivi autorevoli giuristi, giudici e avvocati hanno parlato di una “delega in bianco”, che lascia campo libero al Governo sul contenuto dei decreti legislativi. Questo è incostituzionale.

Difatti, sapete cosa stabilisce la legge delega in questione? Una prima parte (Delega al Governo in materia di ammortizzatori sociali: art. 1) conferisce mandato al Governo per abrogare la Cassa Integrazione in deroga, eliminare la Cassa Integrazione in caso di fallimento e di cessazione di attività, eliminare l’indennità di mobilità, estendere l’ASPI (vecchia indennità di disoccupazione). In relazione a quest’ultima – che appare essere l’unica nota positiva – occorre evidenziare, al di là di false rappresentazioni e presentazioni, che negli anni verrà ulteriormente limitata, come già previsto dalla legge Fornero del 2012.

La seconda parte (Delega al Governo in materia di servizi per il lavoro e le politiche attive: art. 2) attribuisce la delega al Governo per la razionalizzazione degli incentivi all’assunzione, all’autoimpiego e all’autoimprenditorialità nonché per la creazione dell’Agenzia nazionale per l’Impiego, volta a gestire i servizi per l’impiego, le politiche attive e l’Aspi. Ebbene, il termine “razionalizzare” dal punto di vista pratico è generico e non significa niente: l’esperienza e la storia dimostrano che non è la creazione di un nuovo Ente a risolvere i problemi legati al mercato del lavoro ed, inoltre, nel nostro Paese questa parola è stata sovente utilizzata come sinonimo di riduzione. Quindi è ipotizzabile che la prospettata opera razionalizzante conduca ad una diminuzione dei suddetti incentivi.

La terza parte (Delega al Governo in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti: art. 3) prevede una generica semplificazione degli adempimenti previsti in tema di assunzione e cessazione dei rapporti di lavoro, rafforzando le modalità di trasmissione telematica. Soluzione che sicuramente farà aumentare l’occupazione…

La quarta parte (Delega al Governo in materia di riordino delle forme contrattuali: art. 4) prevede la riduzione delle tipologie del contratto di lavoro unitamente all’intenzione di introdurre forme di inserimento nel mercato del lavoro, con tutele crescenti per i lavoratori coinvolti. Per via di un emendamento è stato inserito il riferimento – ai fini dell’aumento della tutela – all’anzianità di servizio.

Ebbene, nelle cd. tutele crescenti si annida la tacita abrogazione dell’art. 18 per i neo-assunti e ciò per un tempo indefinibile. Tutela crescente significa, infatti, che non si applica la reintegra in caso di licenziamenti illegittimi, ma un semplice indennizzo che varia a seconda dell’anzianità di servizio.

È evidente che non solo è frustrata la dichiarata ratio di avvantaggiare i precari, visto che con tale norma non solo si crea un nuovo esercito di precari, tenuto sotto ricatto da una irrisoria tutela economica in caso di espulsione illegittima dal mondo del lavoro, ma si mantiene ciò che il Governo dichiara di voler eliminare, cioè il dualismo tra nuovi assunti e assunti di vecchia data (i cd. supertutelati, additati quasi fossero gli artefici della crisi e su tale aspetto si tornerà nel prosieguo). Questo se il Governo non deciderà di abrogare del tutto l’art. 18 dello Statuto del Lavoratori: è di questi giorni il cd. maxiemendamento venuto fuori dalla riunione della Segreteria del PD secondo cui il “18” sarà mantenuto per i licenziamenti discriminatori e quelli disciplinari, ma con limitazioni che saranno oggetto di decretazione. Ennesima presa in giro: tutti gli imprenditori, se fosse formulata la norma nei suddetti termini, ricorreranno sistematicamente ai licenziamenti per motivi economici o per giustificato motivo oggettivo (calo di commesse, calo del fatturato, ristrutturazione aziendale, esternalizzazione del servizio ecc.), ai quali non si applicherà il “18” e che forse non saranno sanzionati, se illegittimi, nemmeno con un indennizzo oppure lo saranno, ma con somme ridicole. A tale nefasta conseguenza soggiaceranno – cosa non meno importante – anche i licenziamenti collettivi.

La verità è che questa riforma non servirà a creare nuovo lavoro o ad attrarre nuovi investitori, ma solo a distruggere i pochi diritti rimasti a tutela dei lavoratori, diritti conquistati con il sangue da sindacati e lavoratori. Per questo, cittadini, aprite gli occhi e non fatevi ingannare da false mediazioni, perché la legge delega sul Jobs Act cela in realtà la volontà di riscrivere totalmente il diritto di lavoro, comprese le norme sul demansionamento e il controllo a distanza, creando nuovi schiavi, sfruttati, sottopagati, privati della possibilità di alzare la testa, perché non ci sarà più nessuna legge a proteggerli.

L’arroganza al Governo, accompagnata da una grosse dose di ignoranza e pura sete di potere, sta  facendo guerra ai lavoratori per renderli inermi e togliere loro ogni strumento di ribellione…e viene alla mente la famosa scena del film I vitelloni quando Alberto Sordi passa accanto ad un terreno e grida ai contadini “Lavoratori! Prrrrr”, facendogli una pernacchia e scappando vigliaccamente.

Per tutto quanto descritto si invitano i lettori, nel loro interesse e nell’interesse dei loro figli, a svegliarsi dal torpore, in parte ingenerato ad arte dai governanti e dall’alta finanza per tenere il popolo sotto controllo, e a lottare per salvaguardare ciò che ancora resta di buono nel nostro Paese e migliorare quello che non va. Non siete soli in questa lotta. C’è anche la FIOM, che non ha mai smesso di credere nei principi di tutela e rappresentanza dei lavoratori.☺

 

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