Res nullius
14 Febbraio 2019
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Res nullius

L’idea di res nullius – cosa di nessuno – derivata dal Diritto Romano e tutt’ora presente nella giurisprudenza, riguarda sia i materiali inerti sia gli esseri viventi come la selvaggina, la vegetazione spontanea e quanto è contenuto nel sottosuolo, che sono nella disponibilità di chi è capace di appropriarsene.

Se già il raccoglitore di funghi può produrre danni in assenza di regole, le devastazioni dei territori causate dalle estrazioni minerarie e dalla ricerca di risorse energetiche primarie sono evidenti, dato che vengono prelevati ogni anno almeno dieci miliardi di tonnellate di materiali diversi dalla crosta terrestre.

I pesanti postumi dell’appropriazione coloniale da parte dei Paesi europei in Africa consistono in larga misura in attività estrattive di materie prime ed energetiche, oltre al commercio di armi, alla deforestazione, alla cessione alle multinazionali dell’alimentazione di gran parte dei terreni più fertili per le monocolture intensive, ai rapporti condizionanti con i governi dittatoriali e compiacenti installati con il nostro sostegno. La maggiore impresa industriale operante in Africa, così come affermato anche nei suoi documenti ufficiali (www.eni.com/it_IT/media/dossier/nostra-africa.page#) è l’ENI, l’ente nazionale italiano per gli idrocarburi. La comunicazione d’impresa racconta di una indefessa opera benefattrice tutta protesa a garantire il benessere e lo sviluppo dei Paesi toccati da questa immeritata fortuna.

Si ci chiede come mai allora tanti africani fuggano dai loro paesi, attratti anche dall’immaginario del consumismo. L’ aggettivo “nostra” è significativo. Se si sovrappone una carta geopolitica dell’Africa nella quale sono evidenziati i conflitti in corso con quella della presenza delle multinazionali, che asportano, oltre agli idrocarburi e ai metalli, diamanti, uranio o altri minerali rari, si ottiene una sorprendente coincidenza.

Alla base di molti di questi conflitti ci sono forme di ribellione spontanea verso un potere dittatoriale. Rivendicazioni che, non trovando risposte, finiscono con lo sfociare nell’estremismo islamico, con le conseguenti azioni criminali dirette anche verso le popolazioni inermi non convertite. Ben diversamente da quanto affermato nei documenti ufficiali dalle multinazionali, sappiamo che la politica industriale post-coloniale si fonda sul sostegno a governi fantoccio, a dittatori eletti con l’imposizione e la corruzione, finanziati, arricchiti e armati, a patto di lasciar fare a proprio piacimento.

I continui scandali che coinvolgono i massimi dirigenti delle imprese europee e i loro rapporti stretti e ambigui con presidenti e ministri dei paesi in cui operano, raccontano ben altre storie. Le imprese estere che operano in Africa si avvalgono anche di eserciti privati, i cosiddetti contractor. Negli USA ha sede il più grande esercito privato, Academi (già Blackwater, con sede nel Nord Carolina e in Virginia), con oltre 40.000 uomini all’attivo, di recente acquistato dalla multinazionale delle sementi transgeniche, dei fitofarmaci e dei peggiori pesticidi: la Monsanto è all’avanguardia in quest’opera di repressione. Questo esercito che opera in moltissimi paesi e interviene creando conflitti e ricorrendo alla repressione armata, svolge anche attività non consentite agli eserciti e alle polizie ufficiali. Nel 2015, con Obama presidente, sul confine messicano sono state uccise 372 persone che cercavano di entrare negli USA, ma queste morti non sono imputabili ai corpi armati ufficiali e, di conseguenza, agli Stati Uniti.

Due aspetti fra i tanti.

Il primo. Nei dibattiti su migrazioni e accoglienza, una tesi ricorrente è quella dell’utilità. Per risolvere il problema delle future pensioni, per svolgere i lavori che i nostri non vogliono più fare, per scongiurare il declino della popolazione, abbiamo bisogno dei migranti. Essendo loro in stato di necessità, ovviamente dovranno adattarsi ai lavori peggiori, alle paghe da fame e via riducendo, sino alle condizioni reali di schiavitù nelle coltivazioni gestite dal caporalato, in attesa del riconoscimento di profugo o dell’oblio burocratico che genera una condizione di clandestinità permanente. Mi pare questa impostazione cinicamente utilitaristica in perfetta linea conseguente con l’idea di “cosa di nessuno”, senza valore, esercito industriale di riserva, come lo aveva definito Marx, calmieratore del mercato del lavoro, le donne a fare le badanti o costrette a prostituirsi. Tutti res nullius. Nessun progresso, nessun riscatto, per queste persone che devono svolgere la sola funzione utilitaristica di contribuire al nostro benessere attuale e futuro. Come le materie prime, data la loro disponibilità, si prendono liberamente lì dove sono, almeno fino a quando saranno utili.

Il secondo. Ho molte riserve sul pietismo da beghine, sull’accoglienza senza se e senza ma che guarda alla sola superficie delle cose. Questo atteggiamento emotivo tende a distogliere l’attenzione, a concentrarsi sull’attualità, sino a negare le cause prime originarie. Quelle stesse persone che inviano due euro con un sms, raccolgono abiti usati nei centri di aiuto per la vita ecc. sarebbero disposte a pagare la benzina o il caffè al loro giusto prezzo? Sarebbero disposte a riconoscere la proprietà e il valore di quanto consumano facendo finta di non conoscerne la provenienza, e ignorando le condizioni dei popoli ai quali sono stati sottratti con la forza e la corruzione? Aiutare i migranti “a casa loro” consiste nel negare lo statuto di res nullius agli uomini e alle donne di quei Paesi. Assumendo anche tutte le conseguenze: politica energetica, quantità e qualità dei consumi, rapporti politici e commerciali, finanza, lavoro, dovrebbero tener conto del fatto che nei Paesi avanzati si consumano annualmente le risorse che solo un pianeta e mezzo sarebbe in condizione di generare.

È da almeno un secolo che si parla di Paesi in via di sviluppo, ma lo sviluppo, almeno così come concepito nei paesi avanzati, non arriverà mai, e forse è una fortuna. Al contrario, la finanza dei paesi avanzati ha messo a punto un’economia dei disastri, della rassicurazione dalla paura e della ricostruzione post-bellica, che le consente di guadagnare enormemente sui danni che essa stessa produce.

La terza via, fra pietismo e barbarie, consiste nel comprendere le cause prime e riconoscere le responsabilità, quindi agire di conseguenza. Anche se ciò comporta un impoverimento materiale dei più abbienti e una redistribuzione dell’avere e del potere.☺

 

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