restare in allerta  di Leo Leone
2 Febbraio 2013
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restare in allerta di Leo Leone

 

Il malessere diffuso tra la gente sollecita l’assunzione, da parte di quanti son disposti a farsene carico, di un clima di allerta che vada oltre il sarcasmo e la denuncia ricorrente ma improduttiva. Siamo immersi in storie che si ripetono con frequenza in un mondo asservito al potere e schiavo della assuefazione al comodo di quanti non intendono assumere la responsabilità etica in un mondo che ci appartiene. Anche il nostro Molise è pienamente contagiato dalla crisi economica, politica, ed etica soprattutto, che imperversa nell’ intero universo.

Si dà il caso che nella storia di ogni tempo le persone scomode sono state punti di riferimento per pochi e oggetto di aggressione da parte del popolo bue e dei sicari accomodatisi alle situazioni anche più squallide, per ricavarne sovvenzioni, compensi e interessi personali o di casta. Senza cedere alla tentazione dei loro modelli di vita proverei a riportare testimonianze concrete più vicine a noi sia per i tempi, che per il contesto e il ruolo che ciascuno  ricopre.

Ignazio Silone, testimone autorevole delle nostre terre e fervido sostenitore di uno stile di vita che facciamo tutti fatica a recuperare giorno dopo giorno, nel suo libro, l’avventura di un povero cristiano  ricostruisce la tragica vicenda del papa Celestino V che ha dato lezioni di vita a molti in terra d’Abruzzo e Molise, ma non solo, e afferma: “Il cristianesimo non è un modo di dire, ma un modo di vivere”. L’impegno comunitario portato avanti dalla nostra rivista, prossima a toccare il decimo anno di vita ne è un segno di forte rilievo. E a generarne la pubblicazione e gestirne la redazione, guarda caso, è un sacerdote. Don Antonio Di Lalla ha osato percorrere un sentiero arduo che non appartiene all’usuale itinerario di vita di laici e credenti.

Nel libro già citato di Ignazio Silone l’autore lascia sprigionare dalla bocca del papa, destinato a divenire martire della giustizia, parole cruciali che delineano la linea valoriale che dovrebbe identificare in ogni tempo chi compie la scelta di porsi a fianco ai deboli e in dichiarata opposizione ai pre…potenti. “Servirsi del potere? Che perniciosa illusione! È il potere a servirsi di noi”. E più avanti: “La tentazione del potere è la più diabolica che possa essere tesa all’uomo, se Satana osò proporla perfino a Cristo. Con lui non riuscì, ma riesce con i suoi vicari”. Da queste pagine si delineano vicende oscure dell’antico passato e ricorrenti in ogni epoca della storia umana. Assumere il compito di essere  faro dall’altezza molto elevata  sarà  l’impegno di una umanità desta e non rassegnata all’ esistente.

Un altro testimone di alto rilievo è stato don Primo Mazzolari che in pieno regime fascista fornì segnali di repulsione netta di una dottrina e di un governo che avevano asservito menti e corpi al punto che il prete, che esercitava il suo ufficio pastorale in piccoli comuni del mantovano, subì varie denunce e un bel giorno vide penetrare nella finestra del suo studio una pallottola che mise a rischio la sua vita. Egli non tornò indietro e incrociò, lungo quella sua strada di fedeltà al Vangelo di Cristo e di contrapposizione netta ad un regime disumano e avverso ai diritti fondamentali dell’uomo, anche la sanzione del suo vescovo che gli negò la licenza di pronunciare le proprie omelie in altre parrocchie. In uno degli articoli che pubblicava di frequente riporta l’opinione di un benpensante che mormora: “Con questo parlare, costui non riempirà mai la chiesa”. Ed egli commentava: “Come se il problema centrale della vita religiosa fosse di affollare le chiese”… E ancora: “ Il profeta è colui che dà senso ai fatti”.

E come non ricordare don Lorenzo Milani che alla denuncia esposta a suo carico dai cappellani militari della Toscana riafferma il proprio rifiuto alla guerra sostenendo il diritto alla obiezione di coscienza al servizio militare? Così, nella sua risposta, motivava la propria scelta: “Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo. Se voi avete però il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”. E a sintesi del suo percorso che lo vide assolto dal Tribunale di Roma ci ha lasciato l’eredità di un messaggio che possiamo decisamente assumere come itinerario di vita: “L’obbedienza non è più una virtù”.                              

Proseguiamo su questa strada e seminiamo messaggi e testimonianze alternativi al presente; testimonianze autorevoli, segnali di allerta che danno risalto a vicende ed eventi che hanno segnato la storia di nazioni e di territori anche ristretti, per dare senso e risalto ai valori che nella vita di ciascuno di noi e dell’intera storia umana restano sempre a rischio di offuscamento.☺

le.leone@tiscali.it

 

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