Ribellati molise!
9 Dicembre 2021
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Ribellati molise!

Ci sono poche certezze nella vita e poche ricorrenze che, ogni anno, aspettiamo con ansia. Una tra queste, almeno da quando è in carica il governatore ‘uno e trino’, è la bocciatura della Corte dei Conti.

Lo so, la cosa ha dell’incredibile. Molti molisani nel 2018 avranno pensato: “cavolo, abbiamo una regione in dissesto, chi meglio di un esperto contabile per risanarla?”. Sbagliavano. Anche quest’anno, infatti, puntuale come il Natale, è arrivata la batosta dei magistrati contabili. La ‘sentenza’ è quanto mai pesante: su ogni molisano, anche sui bambini, grava un debito di circa 1600 euro. Niente male, no? Se poi aggiungiamo che i residenti reali, secondo gli esperti, sarebbero molti meno dei 300mila ufficiali, la situazione appare ancora più drammatica.

Ancora una volta, la Corte fa riferimento al caos che regna sovrano nelle partecipate regionali. Una costellazione di aziende, alcune pressoché inutili, che sembrano servire per garantire un posto al sole ai trombati della politica. Ci sono poi i soliti problemi del trasporto pubblico locale: da anni siamo in attesa di un fantomatico bando per il gestore unico ma, neanche a dirlo, si preferisce rimandare la questione a vantaggio dei soliti noti. Ancora, c’è la gestione opaca dell’acqua pubblica. Siamo probabilmente i soli a godere di un surplus d’acqua, tanto da cederla a diverse regioni confinanti. Eppure, ciononostante, ci sono intere aree come il basso Molise che vanno sistematicamente in sofferenza, con i rubinetti a secco per i cittadini e le aziende agricole. Però il governatore si prende il lusso di prendere accordi con il suo omologo pugliese per svendergli ciò che ci avanza. Senza contare che non sappiamo davvero quanta acqua serva ai molisani e senza muovere un dito per risolvere un altro annoso problema: quello delle perdite, causate dalle nostre vetuste condotte.

Ma quest’anno i magistrati sottolineano qualcosa in più rispetto alle precedenti relazioni: ci dicono che dobbiamo porre un freno alle ingenti perdite in ambito sanitario. Per farlo, dovremmo rimettere mano ai contratti con le strutture private accreditate, scaduti dal 2018. Una cosa che, a dirla tutta, ci chiedono anche i tavoli tecnici ministeriali. Sempre da anni. Sempre inascoltati. La Corte parla di evitare clausole “ambigue”, ma cosa vuol dire? Bene, su queste pagine ne abbiamo parlato più volte come, a dire il vero, più volte ne hanno parlato le opposizioni in Consiglio regionale. I contratti siglati con i privati della sanità molisana consentono un sistematico ricorso all’extra-budget. Per dirla in parole più semplici: ogni anno lo Stato ci gira dei soldi per mandare avanti la nostra sanità e noi, come Regione, stabiliamo un budget da destinare ai privati che contribuiscono a farla funzionare. Una clausola del 2016 (vado a memoria) dice che, qualora le cure siano davvero necessarie, si può anche sforare quel budget. Non ricordo la dicitura precisa, ma è così vaga, “ambigua” appunto, da permettere un costante sforamento dei budget, in particolare per i colossi della sanità privata: Neuromed e Gemelli. Strutture che, data l’indiscutibile efficienza e credibilità di cui godono, attirano migliaia di persone da fuori regione. Il fatto stesso di anticipare le cure ai cittadini di altre regioni, che legittimamente decidono di curarsi in questi centri d’eccellenza, manda in tilt l’intero comparto sanitario regionale. L’ho semplificata al massimo, ma la faccenda è davvero seria. E questa volta a dirlo non è il ‘solito grillino’ di turno, bensì la massima autorità in materia contabile.

Ora il nostro governatore ‘uno e trino’, che ha insistito tanto per essere nominato commissario alla sanità, si accoda a chi da tempo chiede un ‘Decreto Molise’ per sanare i nostri debiti sanitari. Del resto, ciò è già avvenuto di recente per la Calabria. Perché non accontentare anche i molisani? Il problema qui ha un nome: credibilità. Con quale faccia andiamo a battere cassa a Roma, se ci rifiutiamo di ascoltare le indicazioni che ci giungono dai ministeri?

C’è poi la faccenda degli 87 milioni di debiti per i contributi non versati dalle vecchie ASL all’INPS, ai tempi del terremoto. Un argomento tirato fuori come una bomba dallo stesso presidente Toma per punzecchiare il suo antagonista interno, Michele Iorio. La Corte dice che avremmo potuto muoverci per tempo, evitando di far lievitare il debito. Nascondendolo, cioè, sotto il tappeto.

Ora sta tornando a scoppiarci in faccia anche l’enorme “bolla” del Covid hospital. Ne abbiamo parlato più volte, lo so. Ma il mondo intero è alle prese con la quarta ondata e in Molise siamo costretti a mandare fuori regione un bimbo che ha contratto il Covid perché non siamo in grado di curarlo. Assurdo. Ricordo ai nostri lettori che il governo nazionale ha già stanziato circa 7,5 milioni di euro per mettere la nostra sanità nelle condizioni di affrontare la pandemia. Per il Covid hospital, tanto voluto da Toma nell’hub Cardarelli, avevamo previsto di spendere circa 4 milioni, poi lievitati di altri due. Oggi, stando a quanto dichiarato alla stampa, ne chiediamo ancora 3,5. Neanche fossimo al mercato, non abbiamo posato una sola pietra sull’ex hospice di Campobasso, ma continuiamo a chiedere soldi. Anche in questo caso, dico: con quale credibilità? Non temete: se mai vedrà la luce, il Covid hospital sarà senza medici!

Intanto, i molisani non hanno più diritto alle cure, pur pagandole uno sproposito. E non ci siamo ancora ribellati?☺

 

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