Riflettere e far riflettere
22 Marzo 2018
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Riflettere e far riflettere

A proposito del mio contributo apparso sul numero scorso de la fonte, intitolato “Sete di conoscenza”, tengo a precisare che la scelta di utilizzare le incognite x, y, z – usate per non rivelare i posti in cui si sarebbero verificati i fattacci secondo le voci giunte alle mie orecchie-, non è dettata né da una mia particolare simpatia per René Descartes, né dal timore di beccarmi qualche querela (ah, per inciso, non ce ne sarebbero i presupposti). È nata piuttosto dalla circostanza che per me è assolutamente irrilevante che tali voci abbiano riguardato una città piuttosto che un’altra. L’intento del mio contributo non era certo quello di puntare il dito contro Tizio, Caio o Sempronio, dando credito alle voci giunte alle miei orecchie, quanto piuttosto quello di far riflettere, magari con un minimo di atteggiamento introspettivo, i lettori de la fonte.

È un fatto innegabile che ci siano pregiudizi contro le persone con disabilità e gli immigrati. Se così non fosse, non staremmo qui a lottare per ottenere diritti in condizioni di parità con gli altri uomini, o non dovremmo vedere alla Tv il signor Traini sparare all’impazzata contro gli stranieri, facendo di tutta l’erba un “fascio” (e non a caso uso una metafora littoriale). Il pregiudizio è dentro tutti noi e, probabilmente, se non dovessi arrovellarmi il cervello tutti i giorni per far ottenere diritti a chi non li ha, sarebbe anche dentro la sottoscritta. Se non ci fossero i pregiudizi e il rispetto per le persone con disabilità, le città non sarebbero piene di barriere architettoniche ed i posti auto riservati non sarebbero occupati da chi non ha diritto. Non sarei costretta, nella civilissima Termoli, a dovermi incazzare un giorno sì e uno no, davanti alla scuola dei miei figli, per il parcheggio selvaggio.

Se ci fosse un vero senso di solidarietà sociale, non ci sarebbe bisogno di pretendere, dalla politica, dal governo nazionale fino al più piccolo consiglio comunale, di destinare più risorse alle politiche sociali, che in un paese civile dovrebbero essere la priorità. Se davvero vivessimo in un Paese socialmente maturo, non saremmo costretti ad assistere ad una delle peggiori campagne elettorali a memoria d’uomo, dove il tema dell’ immigrazione viene strumentalizzato a fini di propaganda, alimentando razzismi e paura, senza nessun approccio dignitoso alle radici del problema, spesso dimenticando addirittura che è di esseri umani che si sta parlando.

Non facciamo l’errore di usare il paese x come capro espiatorio delle coscienze collettive, per ripulirci e andare avanti come se nulla fosse accaduto il giorno dopo.

I diritti umani sono nelle mani di tutti noi, nessuno escluso. “Dove iniziano i diritti umani universali? In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti. In assenza di interventi organizzati di cittadini per sostenere chi è vicino alla loro casa, guarderemo invano al progresso nel mondo più vasto. Quindi noi crediamo che il destino dei diritti umani è nelle mani di tutti i cittadini in tutte le nostre comunità(Eleanor Roosvelt).

Perciò, il senso del contributo del mese scorso, come di tutta la rubrica “convivialità delle differenze” che la rivista la fonte gentilmente ospita, è quello di far capire che la diversità è una risorsa e come tale va valorizzata e tutelata, mettendo al centro l’uomo. Non ci interessano gli scoop, né ci interessa puntare il dito. Lo scopo è riflettere e far riflettere.

P.S. A proposito di riflessioni, sto riflettendo a lungo sull’appuntamento del 4 marzo. Ho meditato sul fatto che questa campagna elettorale poteva rappresentare un’occasione di riflessione collettiva, invece a tratti ha assunto le sembianze di una lite di condominio. Il primo sconfitto, il mio entusiasmo, c’è già stato. Speriamo bene per i prossimi appuntamenti elettorali. ☺

 

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