Rifondiamo la scuola media
9 ottobre 2018
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Rifondiamo la scuola media

Da docente della scuola secondaria di I grado (docente convinta di restarci perché ama quella fascia di età e anche la possibilità di “giocare” ancora con i ragazzi, in classe), non ho più dubbi a riguardo, dopo 16 anni di insegnamento: è urgente rafforzare la struttura di questo segmento che, nel sistema d’ istruzione italiano, rappresenta ormai l’anello debole tra la scuola primaria e la secondaria di secondo grado, e che possiede invece una carica di creatività senza pari, sospeso com’è, per forza di cose, tra l’infanzia e l’età adulta, tra il gioco didattico e il saggio breve, tra la fiaba e una dirompente preadolescenza.

I nodi fondamentali? A mio parere questi.

I tre anni della scuola media sono determinanti nella formazione di un ragazzo: sono l’ultima occasione per recuperare le lacune accumulate (laddove ciò accade) nella scuola primaria, e sono l’unico trampolino di lancio per una buona scuola superiore che, se si inizia senza le adeguate basi, può portare rapidamente al fallimento scolastico, a una revisione tardiva e malcombinata di percorsi di studio e quant’altro.

Ma questi tre anni soffrono di alcuni grossi mali, in particolare per ciò che concerne l’insegnamento delle discipline letterarie: italiano, storia, geografia. Una terna dove la geografia (che farebbe meglio, molto meglio coppia con le scienze naturali, poiché vi si sovrappone di continuo in numerose tematiche), è destinata a ricoprire da decenni il ruolo della Cenerentola. Ingiustamente sacrificata, spesso, a vantaggio dell’italiano e della storia, insegnata altrettanto spesso senza un buon sostegno didattico, senza vera premura verso una disciplina che, più di tutte le altre, può insegnare il mondo, la mondialità, la diversità come ricchezza.

E ancora. La storia. Programmi mastodontici, linguaggi difficili, dettagli inutili, concetti complessi dati per scontato, che impediscono all’alunno di accedere da solo ai contenuti del libro. La mediazione del docente è essenziale, è vero: ma il ragazzo deve essere anche in grado di comprendere, consultare, affrontare il suo testo in autonomia. E questo, nei nostri manuali di storia, non esiste. Manuali dove poco manca a trovare il colore dei calzini di Cavour.

Una proposta? Snellire, senza pietà. Ridurre la storia (ma rifarla tutta, dall’uomo primitivo a Renzi) a pochi eventi fondamentali, puntare moltissimo sui processi storici, sullo spessore dei personaggi, sulla vita quotidiana, sull’evoluzione della cultura e della mentalità, più che sulle battaglie. Puntare sull’insegnamento del metodo storico, più che su una mole di dati di difficile memoria.

E poi l’italiano, eccolo qua.

Ma perché, nel 2018, ancora scambiamo l’insegnamento dell’italiano nella scuola media (e chiamiamola così, via, che è più semplice) con l’insegnamento della letteratura? Il percorso di storia della letteratura non costituisce che una piccola fetta, certo non determinante, della disciplina. Il cuore della didattica dell’italiano, il cuore dei suoi obiettivi, nella scuola media, è il testo. Ed è la riflessione sulla lingua, la grammatica via.

Il testo, dunque. Tutte le sue tipologie, i generi letterari, la struttura, tutte le possibilità di scrittura creativa per montarlo e smontarlo come appassionati di modellismo farebbero con una macchinina. Il colloquio d’esame non può vertere su Petrarca! Ma sul testo argomentativo! Non sulla biografia di Pirandello, ma sulla struttura della pagina di un quotidiano. Non possiamo cercare di essere trendy, o chic, conducendo i nostri tredicenni a parlarci della poetica di Manzoni, in sede di esame orale, tralasciando l’analisi di un testo espositivo. Di Manzoni parleranno a lungo, pure troppo, appena ci lasceranno, nella scuola superiore avranno tutto il tempo di studiare la storia della letteratura, avranno gli strumenti per capirla, digerirla, impararla, parlarne con consapevolezza. Restituiamo all’insegnamento dell’italiano nella scuola media la sua giusta forma, le sue finalità, i suoi contenuti più veri. La letteratura non c’entra, o meglio, non è il centro. Vi prego, andiamo a rileggere gli obiettivi ministeriali, se proprio non mi credete.

E la riflessione sulla lingua, dicevamo. Una proposta, o un grido disperato di aiuto: dateci manuali nuovi, snelli anche questi, poca teoria e tanti, tanti, tanti esercizi, poca teoria e ben formulata, posta in modo gradevole, ludico, interattivo. Basta con i trattati di linguistica che registrano l’eccezione eccezionale e infilano centinaia di voci, dettagli, elenchi, regole.

La secondaria di I grado attende una riforma seria, che punti anche a coltivare il rapporto con un nuovo tipo di adolescente, più problematico, più tecnologico, più adulto di ciò che pensiamo. Bombardato da messaggi di ogni tipo, oggi.

Pensiamoci. Chiediamola. Lavoriamo perché inizi dal basso, ancor prima di essere recepita dall’alto. Faremo certamente in tempo.☺

 

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