Ripascimento delle spiagge
4 agosto 2018
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Ripascimento delle spiagge

Sono, ormai, diverse decine di anni che il problema dell’erosione costiera, per di più accentuato dal cambiamento climatico in corso, è all’attenzione dei cittadini e dei pubblici amministratori.

La diminuzione del materiale solido, trasportato dei corsi d’acqua, è considerata la causa principale del fenomeno. Svariati, nei più diversi aspetti, i fattori responsabili che, a cominciare dagli sbarramenti artificiali, posizionati lungo il percorso e/o interventi, tesi a rallentare l’erosione dei versanti per prevenire i fenomeni alluvionali, sono considerati, a ragione, la causa principale dell’impatto erosivo, nelle sue più composite forme. Non potendo, però, agire più di tanto su di essi, non rimane che adoperarsi in funzione del contenimento del moto ondoso incidente sulla costa e/o nella dispersione dei materiali depositati o anche affiancando, al tutto, specifici interventi operativi tesi al ripascimento artificiale delle spiagge.

Essendo, però, essenzialmente due tali modalità di protezione, rigide o morbide e che le prime (difese parallele, staccate dalla riva e pennelli ortogonali) comportano spesso spiacevoli effetti dal punto di vista sia ambientale che estetico, si è da qualche tempo sempre più cominciato a pensare alle soluzioni del secondo tipo. Tali operazioni, tese a rivitalizzare il bilancio sedimentario della fascia costiera, attraverso la pura immissione di materiali rocciosi, di natura e dimensioni adeguate, evitano la costruzione di quelle opere, paesaggisticamente dannose, interferenti con la dinamica litoranea. La sabbia, applicando tali modalità, non arriva più soltanto attraverso il naturale trasporto dei corsi d’acqua, ma viene sostituita, in parte o integralmente, da quella prelevata dai fondali marini e/o cave terrestri.

Laddove, poi, le condizioni lo permettono ed anche per ridurre il trasporto eolico dei materiali più sottili e/o contrastare gli allagamenti dei territori retrostanti, ancorché per fornire le riserve sabbiose per le mareggiate più intense, è bene che tali ripascimenti siano accompagnati dalla costruzione di dune di adeguate dimensioni e/o dal consolidamento di quelle esistenti.

Da alcuni decenni, in diverse parti del mondo, la ricerca e la politica si sono mosse su questa strada, a cominciare dagli Stati Uniti (Miami beach), per continuare con l’Olanda, il Brasile (Copacabana), l’Australia e la Spagna. In Italia, l’impiego su grande scala di tale tecnica ha dovuto in principio scontare una forte limitazione, soprattutto perché trattasi di una modalità d’intervento non definitivo, ma da rivitalizzare nel tempo. Pur tuttavia, sono abbastanza numerosi gli interventi eseguiti negli anni in diverse regioni italiane su gran parte dei litorali e a diverse latitudini.

Pensando, però, alla maggiore disponibilità di spazio per le attività ricreative e quindi alla possibilità di incrementare il flusso turistico, che l’ampliamento della spiaggia fornisce, altresì per la conservazione e il miglioramento degli aspetti estetici, è pressoché scontata l’innegabile contropartita degli investimenti sostenuti.   ☺

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