Rosso pomidoro: un giorno un’estate
12 settembre 2018
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Rosso pomidoro: un giorno un’estate

Rosso pomidoro, concentrato

stesso colore degli invisibili in nero

– per tanti, visibili solo al luminol -.

Fanghiglia umana o polpa di stagione?

La strada scioglie ancora fratelli stranieri,

limoni spremuti, ferrame

nei catorci furgonati dei pappataci (li chiamano caporali).

 

Tomato pronto per pochi danari, pollame nelle stie,

scatolame per tavole imbandite.

Macine industriali, sughi raffinati

piatti pronti, sofisticati manicaretti.

Pelle scagliata sugli asfalti roventi

confusa al catrame, stracciatella per brodo.

 

Ore e ore clandestine, ricurvi, ristretti

bastonati, senza nome

nessuno ricorda quei nomi gemelli,

gutturali suoni, aspirati. Idiomi confusi. Fardelli pesanti.

Niente interviste, non esistono, sopravvissuti

fuggono per paura di rientrare nel limbo

dove la notte ha uguale colore grottesco dell’indifferenza.

Voci rotte da interrare, profonde.

Rosso pomidoro, un giorno, un’estate

rogo di carcasse, sempre quelle.

Una cassetta, dieci, cento: spiccioli d’ignoto

benedetta/maledetta cartamoneta stropicciata,

in fila al solleone, onde silenziose fronte alla terra…

rimbombano parole di circostanza.

Per contorno, san marzano essiccati in olio extravergine,

schiacciati come loro, una giumella di lacrime

un giorno, un’estate di cotenne rosolate al suolo.

Rosso pomidoro anche l’inchiostro della mia penna.

 

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