Se vincesse il sì
22 Giugno 2016
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Se vincesse il sì

I presupposti devono essere indicati con chiarezza per dare il quadro esatto di ciò che vedremmo e subiremmo in futuro.

Maggioranza bulgara grazie alla nuova legge elettorale esattamente speculare alla precedente, dichiarata incostituzionale dalla Consulta, per cui una minoranza, da Berlusconi in poi, si appropria di un Parlamento disabituato a decidere e legiferare, sempre da Berlusconi in poi. Parlamento inerme poiché, a liste bloccate, non sarà certo il cittadino ad esprimere il proprio diritto di scelta, così che, come è avvenuto in passato, da Berlusconi in poi, gli scranni saranno occupati da obbedienti e ben remunerati fantocci. Certo salviamo le eccezioni, le persone che quotidianamente si spendono per raggiungere obiettivi anche importanti, vitali per il nostro Paese, ma è proprio contro di loro che vorrei lanciare una considerazione amara. Sto parlando, è ovvio, di quanti sono stati eletti nelle liste del PD convinti di poter incidere sulle scelte politiche e che indubbiamente qualche traguardo hanno raggiunto. Ma, cari amici, a fronte di questi risultati parziali e limitati, di quanto consenso e di quanta legittimità avete investito un partito promotore, sostenitore ed esecutore di tutte le peggiori nefandezze delle politiche neoliberiste, quanti milioni di cittadini avete distratto da obiettivi e strategie di autodeterminazione, dal cammino che bisogna fare per raggiungere una corretta idea di governo popolare?! La parola d’ordine di questi tempi deve essere consapevolezza, per dirla con le parole di Pino Cosentino (Attac Italia) “La priorità assoluta oggi è la costruzione della partecipazione”.

Abolizione del potere decisionale del Senato, se passasse la riforma costituzionale di Renzi (perché è sua) avremmo una Camera che decide e un Senato che dà pareri. È una sua esplicita (di Renzi) ammissione, sbandierata con orgoglio: velocizzare la macchina amministrativa (più veloce dei Decreti Legge a cui siamo abituati da Berlusconi in poi e ai voti con l’obbligo della fiducia al governo non esiste nulla!). Ma se questo era l’intento perché mantenere in vita il bicameralismo, a cosa servirà un Senato composto da sindaci e governatori? Altra boutade del nostro premier, il Paese non può permettersi il costo di un Senato così come è oggi, ma i costi per il trasporto, la permanenza e la presenza dei futuri invasori del Senato chi li pagherà e a quanto ammonteranno? E la lontananza dalle amministrazioni di provenienza quanto inciderà sull’espletamento delle funzioni politiche dei futuri invasori? In due parole perché si vuole che il futuro Senato sia riempito ma svuotato di funzioni? La risposta è in quella visita (mancata) del capo del governo (mai eletto da alcuno) al governatore del Molise (probabilmente è solo una coincidenza la data fissata per il giorno precedente la manifestazione per la sanità pubblica). Quale lo scopo di quella visita? Creare consenso.

Che Renzi volesse parlare del denaro da distribuire ad un Sud messo in ginocchio anche dalle sue politiche o che volesse fare campagna elettorale per il referendum di ottobre o che ci volesse convincere della bontà del nostro governatore, l’intento era quello di creare consenso, di portare l’immagine (vuota) di un governo vicino ai cittadini (!). E a questo servirebbe il nuovo Senato: creare acquiescenza attraverso le ramificazioni amministrative territoriali, un governo eletto da amici (nuova legge elettorale) che mantiene una facciata di democrazia attraverso un consenso pilotato dalle amministrazioni periferiche. Considerando i danni che sta producendo quell’insieme di leggi a favore dei grossi gruppi finanziari che va sotto il nome di SbloccaItalia, gli scandali sempre più numerosi che coinvolgono la compagine governativa, le storture provocate dalla legge sul lavoro, la paventata attuazione del TTIP, pensare di cambiare la Costituzione per avere ancor meno diritti, meno peso nelle decisioni che riguardano la nostra vita e farlo attraverso la volontà popolare di un referendum mi fa star male.

Ed uno stravolgimento così massiccio delle regole che hanno sorretto il nostro Paese da quasi settant’anni viene deciso da un gruppetto di uomini (d’affari) in maniera unilaterale, senza che il Parlamento ne dibatta, senza che il Paese ne sia coinvolto, senza che le opposizioni promuovano grandi battaglie. Ma quali luoghi abitiamo!

C’è un contrasto sempre più impressionante tra i fallimenti economici e politici di questo sistema e il dilagare della sua ideologia che continua ad espandersi pervasivamente, senza battute di arresto, senza arretramenti. Cosi sembra, ma è davvero così? (Pino Cosentino in Il Granello di sabbia). Altro che cambiare, noi dobbiamo pretendere che la nostra Costituzione sia applicata (e via l’obbligo del pareggio di bilancio) e la parola chiave è autodeterminazione.☺

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