Segnali discontinui
20 Febbraio 2018
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Segnali discontinui

Scrivere un articolo in pieno carnevale, sapendo che i più lo leggeranno, grazie all’efficienza delle poste (!), a quaresima inoltrata, impone di affrontare anche le questioni ai limiti del ridicolo con un taglio serioso.

Ripabottoni, che ha dato alla luce la nostra rivista, è rimbalzata all’onore delle cronache, non solo nazionali, per un episodio che merita di essere raccontato soprattutto nei retroscena. Per la prima volta una comunità si mobilita non per impedire ai migranti di calpestare il suolo ospitale, ma perché il prefetto ha deciso che il loro soggiorno non deve protrarsi oltre in quella realtà, nonostante il periodo di accoglienza previsto per legge non fosse terminato. Avrebbero potuto fare barricate per impedire che le persone fossero trattate come pacchi, ma sono troppo rispettosi dell’autorità e quindi si sono limitati a una protesta coraggiosa e civile. Prima che arrivassero in paese gli ospiti, un gruppo fazioso aveva tentato in tutti i modi, anche con la raccolta delle firme, di impedire che trovassero accoglienza, ma senza risultato. Nella “passatella”, gioco di carte in voga tra i residenti, capita che il “sotto” riesce a fare da “padrone” quando questi non è capace! E così accadde nella realtà. I migranti arrivarono, furono ben accolti e presto si inserirono nella vita quotidiana. Il “padrone” però non si è dato per vinto, ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha fatto arrivare nientemeno che un altro gruppo di richiedenti asilo. Tutti pensano ad una improvvisa conversione, invece nel secondo giro di “passatella”- c’è sempre la rivincita nel gioco delle carte – il “padrone” decide di mandare “olmo secco” il “sotto”, calando la carta dell’incompatibilità tra i due gruppi di richiedenti asilo e facendo sloggiare i primi arrivati. A maggio con le elezioni amministrative si giocherà il definitivo spareggio detto nel gioco “la bella”. Sapranno i cittadini rimandare a casa chi tratta le persone alla stregua di una bottiglia di birra? È presto per dirlo, ma la gente è smaliziata.

Sulla pelle dei migranti si giocano purtroppo anche altre partite e così in un paese vicino si è fatto fatica a comporre una classe delle superiori perché gli indigeni (nell’accezione di abitanti del luogo) sono andati a iscriversi altrove per non “giocare” con gli immigrati presenti in aula e così l’istruzione ha battuto la cultura per k.o. tecnico. Mentre in un altro centro addirittura si ipotizza, per fortuna è solo ipotesi di terzo tipo, di avviare scuole private per impedire ogni possibile contaminazione non solo con immigrati, ma anche con possibili plebei. L’inverno non ha ancora insegnato loro che più si vive in ambienti sterilizzati e più facilmente si prendono influenza e malanni di ogni sorte?

Diversi sedicenti cristiani da salotto, perbenisti e bigotti, a cui il vangelo fa meno di un baffo, rimproverano al papa di parlare più di accoglienza che di fede, più di terra che di cielo, più di umanità che di divinità. Noi ci siamo limitati a microscopici episodi di rifiuto delle persone; ma di fronte a situazioni macroscopiche come quella del parlamento coniglio, finalmente sciolto, che ha avuto paura di chiudere positivamente sulla cittadinanza degli stranieri nati in Italia (ius soli), il papa può parlare del Dio di Gesù Cristo come uno scriba o un fariseo? Può ignorare le persone vessate da sistemi iniqui creati e gestiti da credenti che al vitello d’oro, di biblica memoria, hanno sostituito l’oro del vitello? Il papa ricorda giustamente che la fede è sovversiva, che il cristiano non può fare del carnevale la religione della sua vita e della religione una carnevalata.

Il binomio vita e carnevale purtroppo richiama le elezioni ingiustamente ma in modo veritiero. A livello regionale dopo estenuanti finte e raggiri sono riusciti a non farle coincidere con le politiche. Come dar torto ai consiglieri regionali che, col gioco delle parti, si erano prefissi di non accorpare le due scadenze? Per molti di loro è un posto occupazionale e rinunciare a due laute mensilità, nella probabile certezza di dover sgombrare per sempre, sarebbe eroico e quindi non da loro. Inoltre per alcuni è l’occasione di provare il doppio salto, che può rivelarsi mortale, prima al parlamento e poi al parlamentino. Se richiamassimo i costi che comporta la loro scelta ci accuserebbero di taccagneria. Da parte nostra avremmo proposto volentieri un altro mese a sbafo pur di accorparle con le comunali, ma nello sprezzo più totale di costi e benefici hanno optato per tre tornate pensando che saremo noi a ritirarci per sfinimento. Più di qualcuno darà le carte per giocare a l’asso pigliatutto e magari si ritroverà a disputare il tresette col morto! Noi abbiamo lanciato a dicembre disinteressatamente “Un progetto per il Molise” e alla luce di quello vaglieremo i programmi dei partiti in lizza per sapere che futuro intendono delineare per la nostra regione. La amiamo troppo per lasciarla sgovernare.

Intanto ci attende la prima scadenza elettorale. Ne La politica come professione Max Weber affermò: “Tre qualità sono decisive per l’uomo politico: passione, senso di responsabilità, lungimiranza”. E tracciava il ritratto del non-politico, il “demagogo continuamente in pericolo di divenire un istrione”, chiudendo con un fulmine d’alta sartoria per Berlusconi e le sue brutte copie: “La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo”.

Se è vero che ci sentiamo migliori degli uomini che ci rappresentano, abbiamo la possibilità di costruire un’altra classe dirigente, nonostante la penosa legge elettorale che continuerà a sfornare nominati più che eletti. Abbiamo due armi pericolose e nonviolente nelle nostre mani: lo sciopero e il voto. Non lasciamoci scappare l’occasione di dire la nostra, soprattutto perché non vogliono sentirla!☺

 

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